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Un'altra poiana impallinata: è la terza nel giro di pochi giorni. La Lipu: "E' ancora viva per ora ma in Trentino è emergenza, stanno massacrando i rapaci"

Per il momento il rapace è ancora vivo e in cura al centro Lipu di Trento, ma presente delle fratture e bisognerà valutare quanti sono i danni da avvelenamento da piombo. Il responsabile del centro Sergio Merz: "E' sempre successo durante la stagione venatoria, ma non si era mai verificata una cosa simile. Ne abbiamo trovate tre, chissà quante sono quelle morte in giro"

Di Francesca Cristoforetti - 06 ottobre 2021 - 17:54

TRENTO. Un altro triste ritrovamento di una poiana impallinata, questa volta ad Aldeno: mai era successo di trovarne così tante in tali condizioni come nell’ultimo periodo. Numeri troppo elevati secondo la Lipu di Trento, che ne ha contate già tre da fine settembre ad oggi. La prima era stata trovata ancora viva in un cassonetto nella zona di Tiarno di Sopra (Qui Articolo), in Val di Ledro, mentre la seconda a Storo (Qui Articolo) a distanza di soli pochi giorni.

 

L’ultima è stata ritrovata venerdì scorso (1 ottobre) da un privato ad Aldeno, ferita ed ora in cura: “E' ancora viva per ora, ce l’abbiamo in cura noi – sostiene Sergio Merz, responsabile del centro Lipu di Trento – è stata portata dal veterinario e le hanno fatto la radiografia. Presenta delle fratture, vedremo se si risalderanno e quanti sono i danni provocati da avvelenamento da piombo. Non è messa bene. In tutto il Trentino è un’emergenza ormai, stanno massacrando i rapaci. È solo la punta di un iceberg, ne abbiamo trovate tre, chissà quante sono quelle morte in giro”.

 

I rapaci sono sempre stati nel mirino dei bracconieri, ma mai come quest’anno si era visto un numero così elevato in così poco tempo: “E' sempre successo durante la stagione venatoria, ma non si era mai verificata una cosa simile, non è normale – prosegue Merz – non abbiamo mai avuto così tanti casi concentrati in così poco tempo. Di solito sono più gli sparvieri ad essere presi di mira, quest’anno sono invece le poiane. Siamo tornati indietro di mentalità”. Chi commette questo reato quindi è conscio di ciò che fa: “Sono cacciatori che commettono illeciti venatori, colti con le mani nel sacco e quindi rientrano nella categoria dei bracconieri. Se il bracconiere commette atti illeciti lo fa per la carne, non per sparare ai rapaci di cui non se ne può fare nulla. Sono consci di ciò che fanno perché nell’ambiente venatorio alcuni cacciatori vedono i rapaci come animali nocivi, competitori, perché predano altri animali. Quando li vedono non perdono l’occasione per sparargli. E’ un gesto ponderato, non è fatto per sbaglio”.

 

La Lipu rileva anche un problema di vigilanza nei boschi, insufficiente per la tutela di queste specie protette: “La caccia va chiusa se vengono colpiti animali protetti – conclude il responsabile della Lipu di Trento – c’è una certa omertà in giro per cui ci si guarda bene dal dire chi è stato. Abbiamo poca vigilanza perché abbiamo pochi forestali, siamo sotto organico. Avendo poca vigilanza chi fa queste cose può sempre farla franca e le sanzioni poi sono ridicole”.

 

 

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