Contenuto sponsorizzato
| 28 ago 2022 | 06:01

Caseifici trentini, fattura del metano passata da 48mila a 295mila euro: "Crisi mai vista prima d'ora. A rischio l'intero sistema lattiero-caseario"

I caseifici trentini sono ormai in ginocchio: i costi delle utenze, rispetto all'anno scorso, sono aumentati di (quasi) 5 volte tanto e il rischio è quello che un intero sistema scompaia

TRENTO. L’aumento dei costi delle materie prime, in particolare quello di energia e metano, sta mettendo in ginocchio le più svariate realtà: fra queste, anche i caseifici del Trentino. “Quest’anno i soldi, anziché guadagnarli, dovremo semplicemente spenderli”, dichiara non a caso a Il Dolomiti Luigi Defrancesco, vicepresidente del Concast (Consorzio dei caseifici sociali trentini) e presidente del Caseificio di Predazzo e Moena, in riferimento “a prezzi divenuti non soltanto esorbitanti ma anche, a lungo termine, insostenibili: qui il rischio è che tutto il sistema chiuda i battenti”. 

 

Un sistema formato da 17 caseifici che “lavorano circa il 10% del latte che raccolgono per farne formaggio – spiega Defrancesco – il restante 90 viene trasformato invece in siero e lavorato al sierificio del Concast”. Un luogo, quest’ultimo, dove del siero viene fatta polvere: “Viene essiccato per i preparati (latte in polvere) utilizzati in ambito zootecnico o, ancora, in minima parte, per uso umano da parte di aziende come la Barilla”, continua il vicepresidente.

 

Una lavorazione, quella dei sieri, che prevede l’utilizzo di apparecchiature alimentate inevitabilmente attraverso energia elettrica o metano, materie prime che negli ultimi tempi hanno visto salire i propri prezzi alle stelle: “La fattura di luglio 2021 era pari a 48mila euro – sottolinea Defrancesco – quando il metano lo pagavamo ancora 28 centesimi al metro cubo. La fattura di quest’anno ci è costata invece 295mila euro: questa materia prima è salita infatti a 2 euro al metro cubo. Per agosto prevediamo costi ancora più alti, con un prezzo al metro cubo intorno ai 2,20 euro”. 

 

Spese che gravano sulle spalle di tutti i soci del Concast, cooperativa di secondo grado “di fatto di proprietà di tutti i 17 caseifici trentini”, e che si vanno a sommare ai costi sostenuti dai singoli per la produzione dei formaggi: “I soci devono già fare fronte alle spese delle proprie utenze nonché a quelle di mangimi o fieno, i cui prezzi sono aumentati del 30%. Stiamo valutando cosa fare", dichiara ancora.

 

Un problema, infatti, che riguarda anche le singole realtà, come quella del Caseificio di Predazzo e Moena: "La fattura delle utenze al 30 giugno 2021 tra corrente e metano (per i primi 6 mesi dell'anno) era pari a 38mila euro - specifica - quest'anno siamo saliti invece a 120mila euro. Una situazione che non potrà durare ancora a lungo: qui si rischia che un sistema intero cessi d'esistere".

 

A unirsi alle dichiarazioni di Defrancesco, anche Stefano Albasini, presidente del Concast: "Un momento drammatico per la zootecnia, mai visto prima d'ora. Siamo attaccati su tutti i fronti: partendo da materie prime quasi introvabili o reperibili a prezzi esorbitanti, arrivando ai costi delle utenze - sottolinea - al sierificio stiamo pensando di chiudere il gas e di cercare qualche azienda che, si spera, abbia voglia di comprare il nostro siero e lavorarlo". 

 

Una potenziale risposta al caro bollette, la vendita di siero non lavorato, soprattutto dopo che "a luglio abbiamo lavorato in perdita: consumando gli stessi watt, da giugno a luglio di quest'anno nel Caseificio Cercen (del quale Albasini è presidente ndr) abbiamo speso 10mila euro in più rispetto allo scorso anno - aggiunge - la Provincia aveva provveduto a stanziare dei fondi, che non sono tuttavia bastati per fare fronte alle spese. Bisognerebbe aumentare i prezzi dei prodotti di 1,50 euro ma non possiamo mettere in difficoltà anche i consumatori, bloccando i mercati". 

 

Il rischio maggiore, fra i vari, è che se fra qualche mese la situazione non dovesse cambiare "perderemo l'anima dei nostri caseifici, che sono gli allevatori - confessa il presidente del Concast - alcune aziende daranno fondo ai propri risparmi, altre invece aumenteranno i propri debiti. Altre ancora, infine, purtroppo chiuderanno i battenti, soprattutto quelle piccole realtà che coltivano appezzamenti scoscesi con il rastrello: insomma, se continuerà così sfiorirà anche la bellezza del nostro territorio".

 

Una perdita drammatica, quella che i caseifici potrebbero presto subire: "Mentre i caseifici, se in difficoltà, possono fondersi, attività come stalle e allevamenti potrebbero essere costrette invece a chiudere. Fra 6 mesi i nostri 700 allevatori potrebbero per l'appunto diventare 500 (se la situazione non dovesse cambiare). Speriamo che la Provincia continui a vegliare su di noi dandoci una mano", conclude Albasini. 

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 03 giugno | 13:46
Macchina dei soccorsi in azione per un bambino investito da un'auto. Il piccolo è stato trasferito in ospedale
Cronaca
| 03 giugno | 12:54
Complessivamente un violento maltempo ha interessato in queste ore il Friuli Venezia Giulia, tanto che temporali e forti raffiche di vento hanno [...]
Cronaca
| 03 giugno | 12:12
Il dossier 2025 svela il piano per alleggerire il sistema sanitario: incroci di dati tra medici e specialisti per stoppare le richieste [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato