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Trento
13 novembre | 05:01

Inchiesta sanità e medici "gettonisti", Ioppi: "Coprono i turni ma non prendono in carico il paziente. Le cooperative? Pericolose, sarebbe il fallimento del pubblico"

I "gettonisti", liberi professionisti pagati a ore, vengono inseriti nel sistema sanitario pubblico per sopperire alla mancanza di personale nelle strutture. Il presidente dell'Ordine dei medici: "I primari non ha controllo su di loro, non c'è un rapporto di conoscenza o fiducia. L'obiettivo deve essere valorizzare il paziente"

di Francesca Cristoforetti

TRENTO. "I gettonisti non sono la soluzione, coprono i turni ma non prendono in carico il paziente. Sbagliamo a pensare che il sistema sanitario così com'è impostato non si possa cambiare, è da correggere ed è sempre più chiaro. Le cooperative? Pericolose, per fortuna in Trentino non sono ancora arrivate". E' questo il commento del presidente dell'Ordine dei Medici del Trentino riguardo ai "gettonisti", liberi professionisti "esterni" inseriti nel pubblico pagati a ore, per far fronte alla carenza di personale. "Non pensiamo che non esistano altre possibilità".

 

"Una soluzione 'facile' per risolvere l'organizzazione - aggiunge Ioppi -, ma non per l'assistenza dei malati perché questi professionisti non garantiscono continuità. Inoltre i primari nei reparti non hanno controllo su di loro, non c'è un rapporto di conoscenza o fiducia: sono persone non inserite in un'equipe medica o in un team. La collaborazione, lo spirito di gruppo e sintonia dovrebbero essere la base del nostro lavoro. In più non hanno nessun tipo di responsabilità".

 

Come era già stato spiegato da Il Dolomiti, se in Trentino si parla solo di liberi professionisti, in altre regioni d'Italia si parla di cooperative che "raccolgono e gestiscono questi medici e specialisti" su cui però il pubblico "non sembra avere nessun tipo di controllo", ha dichiarato Sonia Brugnara, segretaria provinciale di Cimo-Fesmed. "Le cooperative sono pericolose - aggiunge Ioppi -, non possono essere inserite in un sistema sanitario pubblico, non si sa a chi rispondono Per fortuna qui non sono ancora arrivate, sarebbero il fallimento della presa in cura della persona: non dobbiamo coprire turni, l'obiettivo deve essere valorizzare il paziente". 

 

Uno dei più grandi rischi, già più volte sottolineato, è quello di una sanità pubblica che migra sempre di più su "binari privati": "Se non si investe nella sanità - dice il presidente dell'Ordine - si va sempre di più verso una privatizzazione, esternalizzando sempre di più i servizi". Molti i licenziamenti dai medici agli infermieri che decidono di uscire dal pubblico: "Una scelta quasi obbligata. Con un contratto con privati si stabiliscono turni e ore, nel pubblico non c'è possibilità di organizzare la propria vita, si è sempre in 'emergenza'".

 

Le soluzioni di cui ormai da mesi parlano i medici e i professionisti sanitari sono ormai note: "Più risorse e ampliamento dell'organico - conclude il presidente dell'Ordine - con i nostri specialisti. Sgravare medici e operatori sanitari da un lavoro sempre più pesante e dalla burocrazia. Mettere a concorso dei posti valorizzati che siano attrattivi e ambiti e rivedere le forme contrattuali".

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