La siccità travolge gli alpeggi, prosciugate molte pozze d'acqua per gli animali. L'allarme di malga Cime: ''Costretti a portare il fieno al pascolo, mai successo prima''
"Per chi non ne sa molto di allevamento e pascoli rimanere senza fieno adesso equivale a usare la riserva per l'inverno. Purtroppo come noi anche le altre aziende hanno di questi problemi” spiega la titolare di malga Cime. L'allarme di Coldiretti: " Molti allevatori viste le alte temperature e la siccità sono costretti ad anticipare il secondo taglio del fieno. Così facendo abbiamo una perdita che si aggira sui 30 – 40%"

TRENTO. “Di solito avevamo dei temporali, qualche pioggia, ma quest'anno non si è visto nulla. Siamo costretti a portare il fieno alle nostre bestie al pascolo ed è una situazione che mai avevamo visto prima”. Daniela Formenti, titolare di malga Cime, è preoccupata. Le sue circa cinquanta grigie alpine non riescono più a trovare erba fresca al pascolo e sta diventando difficile anche riuscire a trovare dei piccoli specchi d'acqua dove si possano abbeverare.
“Se siamo già in questa situazione adesso, cosa faremo ad agosto, settembre e fino a metà ottobre?” si chiede Daniela. “Per chi non ne sa molto di allevamento e pascoli – spiega - rimanere senza fieno adesso equivale a usare la riserva per l'inverno. Purtroppo come noi anche le altre aziende hanno di questi problemi”.
Accanto a questo problema se ne sta presentando anche un altro di grave. La mancanza delle pozze d'acqua dove le mucche possono bere. “Per il momento abbiamo una piccola sorgente con ancor un po' d'acqua – ci spiega la titolare di Malga Cime – ma non sappiamo fino a quando durerà perché con questa siccità è davvero drammatica”.
La situazione che sta vivendo Daniela Formenti a Malga Cime è quella che stanno vivendo gran parte degli alpeggi trentini con i pascoli che sono sempre più secchi e le pozze per abbeverare gli animali asciutte a causa della mancanza di pioggia e delle alte temperature.
Sul Vezzena a circa 1400 metri di quota per capire la situazione basta osservare uno dei video pubblicati dallo scrittore Alberto Pattini in cui si può vedere l'erba ingiallita già a luglio dovuta alla grave siccità e caldo abnorme.
(Qui il video di Alberto Pattini sul Vezzena dove si può vedere l'erba già ingiallita a luglio a causa della siccità)
L'allarme è stato lanciato nelle scorse ore anche dalla Coldiretti che mostra una situazione della montagna sempre più in sofferenza anche in Trentino. “Quello che è stato registrato nelle altre regioni – spiega a il Dolomiti Gianluca Barbacovi – lo stiamo vedendo anche in Trentino. Per quanto riguarda il primo taglio del fieno è stato tutto sommato buono anche se non come gli altri anni. Il secondo taglio, per come sta andando avanti la stagione, è già compromesso”.
Molti allevatori viste le alte temperature e la siccità sono costretti ad anticipare il secondo taglio. “Così facendo – continua ancora Barbacovi – abbiamo una perdita che si aggira sui 30 – 40%. Questo è un ulteriore elemento che va a sommarsi all'aumento spaventoso dei costi che sta travolgendo le aziende agricole”.
L'ondata di caldo che soffoca anche il Trentino non accenna a diminuire e la situazione già drammatica nei pascoli rischia ulteriormente di peggiorare. Prati secchi che costringono le greggi a spostarsi sempre più dentro nei boschi, caldo anomalo, fonti d’acqua in affanno con gli animali che rischiano di non avere da bere.
In diverse zone del paese gli animali vengono dissetati da rifornimenti di emergenza trasportati con gli elicotteri, con le autobotti e con le cisterne trainate dai trattori, come in provincia di Bergamo. “Si rischia – avverte Coldiretti – un ritorno a valle forzato e anticipato di diverse settimane per la difficoltà di approvvigionamento del fieno necessario per sfamare gli animali”.
La mancanza di acqua sta mettendo in crisi un sistema fondamentale per l’agricoltura e l’allevamento in montagna mettendo a rischio produzioni tipiche, dai formaggi ai salumi. Un patrimonio conservato nel tempo grazie alle imprese agricole che assicurano un impegno quotidiano per la salvaguardia delle colture agricole, la tutela del territorio dal dissesto idrogeologico e il mantenimento delle tradizioni alimentari. Un patrimonio che si trova ora in una situazione drammatica.












