Morto nel retro di un furgone, Abdelaziz il senzatetto che con i pochi risparmi aiutava gli altri. I volontari: ''Aveva un cuore d'oro''
Appena riusciva ad avere qualche soldo cercava di aiutare gli altri, lo ricordano alcuni volontari che in questi anni lo avevano conosciuti: "Non parlava molto ma non si tirava mai indietro se si iniziava una conversazione''. Il suo ultimo giaciglio il retro di un furgone abbandonato in un parcheggio, qui il suo corpo è stato trovato domenica mattina

ROVERETO. E' la vita di strada che uccide. No, nessuna scelta. Abdelaziz Naamane aveva 48 anni e dopo 10 anni di questa vita sabato sera aveva scelto il retro di un vecchio furgone abbandonato per dormire. Il suo ultimo giaciglio, da solo, perché lui non ha mai voluto dare fastidio a nessuno e in questi anni la cosiddetta rete di accoglienza, purtroppo, non ha avuto la forza necessaria per prenderlo per mano e farlo uscire da una condizione che negli ultimi tempi si era fatta davvero pesante.
Lo conoscevano in tanti a Rovereto ma anche a Trento. Nel 2012 Abdelaziz era riuscito ad allacciare i primi rapporti con i volontari che operano nella città della Quercia. “Lui lo abbiamo conosciuto a Casa KM354 quando era ancora un dormitorio. Veniva a dormire e a cenare”.
Non aveva un lavoro che potesse permettergli un appartamento e nemmeno un pasto sicuro al giorno. Riusciva ad ottenere delle piccole occupazioni che gli permettevano di ricevere qualche soldo ogni tanto e proprio per questo le frequentazioni ai centri di accoglienza di Abdelaziz sono state continue come i viaggi a Trento, oppure a Bolzano. Dove riusciva a trovare un'occupazione si fiondava immediatamente. Allo stesso tempo cercava di mantenere sempre anche i contatti con la propria comunità algerina e musulmana.
“Quando lo incontravamo – ci spiegano i volontari – era una persona abbastanza taciturna. Ma non si tirava mai indietro nel chiacchierare anche se non era di certo il primo ad iniziare una conversazione”. Appena aveva l'occasione raccontava la sua giornata, quello che gli era successo. Quel bisogno di parlare, di avere qualcuno che ascolti, il bisogno di non essere quella persona invisibile considerata così da troppi anche nel tanto decantato Trentino dell'accoglienza.
Abdelaziz Naamane ha trascorso questi suoi ultimi 10 anni in strada, tra periodi passati in dormitori, in giacigli di fortuna. Cercando di arrivare a fine giornata con quello che riusciva a trovare sempre, però, senza mai perdere la propria dignità.
E tra i volontari c'è anche chi ricorda Abdelaziz per il suo grande cuore, per la sua grande generosità che ha dimostrato più volte. “Con i risparmi o quelle poche volte che riusciva ad avere un piccolo stipendio – ci raccontano – era pronto a dare parte dei soldi a chi era in condizioni peggiori delle sue. Non si è mai tirato indietro e sono tante le occasioni che ha dimostrato il suo grande cuore. Quel poco che aveva era sempre pronto a condividerlo”.
Ed è proprio questo suo modo di essere che non è passato inosservato alle persone che lo conoscevano. Abdelaziz Naamane ieri mattina è stato trovato senza vita, morto da solo, a causa di un malore, senza che nessuno potesse in qualche modo aiutarlo. Una drammatica notizia che è arrivata immediatamente alla comunità algerina e musulmana di Rovereto lasciandola attonita per la disgrazia. In queste ore sono in molti quelli che si stanno muovendo affinché Abdelaziz possa avere un funerale dignitoso valutando anche la possibilità di trasferire la sua nel suo paese d'origine, l'Angeria.













