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| 04 lug 2022 | 08:04

Tragedia della Marmolada, 6 vittime accertate e dispersi dati per morti. Il seracco crollato da un ghiacciaio in condizioni da ''fine estate'' con acqua di fusione tra crepacci e inghiottitoi

Il distacco poco prima delle 14, poi la tragedia con molte persone coinvolte. Sul posto elicotteri e droni per cercare feriti e vittime. Il presidente della provincia di Belluno: ''E' il momento del cordoglio. Negli ultimi giorni le temperature hanno raggiunto i 10 gradi anche a 3.000 metri''. Il deputato Bond: "Delimitare la montagna in casi eccezionali, per salvare vite umane".  La Commissione Glaciologica della Sat: ''Già ieri erano evidenti i classici fenomeni di ruscellamento a causa della fusione''

 

TRENTO. Prima il boato, poi il rumore d'acqua che scende dall'alto e per ultima la massa di ghiaccio, neve e detriti che è precipitata a valle come un fiume scuro che ha travolto tutto quello che si trovava davanti persone comprese, che si trovavano sulla Regina delle Dolomiti per scalarla. Il bilancio di questa terribile tragedia parla di 6 vittime accertate e una decina di feriti ma ancora non è chiaro quanti dispersi potrebbero esserci mentre, al contrario, purtroppo, è già evidente che trovarli in vita oggi sarebbe un miracolo. 

 

 

 

 

Quel che è successo, purtroppo, è già storia, scolpita, come un'immane tragedia, nella pietra della Marmolada, nella memoria di quanti erano presenti e di tutte le famiglie che hanno perso un loro caro in una domenica d'estate che doveva risolversi in una gita in montagna ma è finita in un dramma. Poco prima delle 14 un grosso seracco si è staccato dal ghiacciaio, intorno a quota 3.000 tra Pian dei Fiacconi e Punta Penia, precipitando a valle e spostando una grossa massa di neve e detriti. Era quello, purtroppo, uno degli orari più affollati di una domenica d'estate di caldo torrido con il picco, quindi, di presenze e così la valanga ha trovato sulla sua strada tante persone che stavano scalando la montagna. 

 

Da settimane l'allarme per lo stato dei ghiacciai era stato lanciato da esperti e appassionati ma nessuno avrebbe potuto immaginare una tale disgrazia. Temperature elevatissime, per gli oltre 3.000 metri della montagna, ormai da più di un mese stavano lasciando scoperto il ghiaccio della Marmolada (come anche gli altri ghiacciai alpini QUI APPROFONDIMENTO) tanto che a fine maggio il ghiacciaio era già in condizioni da ''fine giugno'' e in questi giorni si presentava da ''fine estate'' (nonostante la stagione calda sia iniziata, tecnicamente, solo da una decina di giorni). Anche il ''guardiano'' di Punta Penia (il rifugio che si trova sulla sommità della montagna), Carlo Budel il 30 giugno con un video commentava: ''Guardate il ghiacciaio che male che è messo. Nemmeno in agosto era messo così male. Praticamente è già scoperto ci sono i torrenti di acqua sotto''.

 

 

 

 

E infatti lo scioglimento del ghiacciaio era da settimane in stato avanzato con molte fonti glaciali già scoperte da maggio. La neve, che dovrebbe fungere da copertura del ghiaccio e garantirne la sopravvivenza anche nella stagione più calda, è già in buona parte scomparsa e lo stato del ghiacciaio è quella che normalmente si vedeva a fine estate. 

 

''Dopo i primi giorni freddi di maggio - commenta la Commissione Glaciologica della Sat - dal 10 maggio ad oggi i giorni in cui la temperatura media dell'aria tra giorno e notte è andata sotto lo zero sono circa 5-6. Nelle ultime settimane lo zero termico ha ondeggiato tra i 4500 ed i 4900 metri sottoponendo le montagne e le masse glaciali a forti stress termici''. 

 

E sul crollo di ieri? ''Già sabato erano evidenti i classici fenomeni di ruscellamento a causa della fusione. Non conosciamo le dinamiche del crollo. Spesso - spiega ancora la Commissione Glaciologica Sat su Facebook - le acque di fusione penetrano in profondità nel ghiacciaio e facilitano anche il movimento del ghiacciaio verso valle. L'acqua di fusione ha una temperatura maggiore a zero gradi e una volta che si infila nei crepacci o negli inghiottitoi porta una temperatura maggiore nella profondità del ghiaccio aumentando la fusione anche nelle zone più fredde o nelle zone di contatto ghiaccio roccia. La gravità purtroppo fa il resto. I seracchi sono un evoluzione di crepacci e movimento del ghiacciaio, tendono a crollare. Spesso le acque di fusione penetrano in profondità nel ghiacciaio e facilitano anche il movimento del ghiacciaio verso valle. Purtroppo un fenomeno cosi intenso e tragico non era facilmente prevedibile''.

 

Sulla questione si è espresso anche il presidente della provincia di Belluno Roberto Padrin: ''Il cambiamento climatico, con temperature che negli ultimi giorni hanno raggiunto i 10 gradi a 3mila metri, è un nemico oscuro contro cui combattere. In montagna stiamo purtroppo vedendo gli effetti più disastrosi. Ringraziamo tutti coloro che stanno operando per la ricerca persone in valanga e per la bonifica dell’area. Questo è un momento tragico e il bilancio dei morti e dei feriti non può che imporci attenzione massima e cordoglio''.

 

A intervenire anche il deputato bellunese Dario Bond. "In casi eccezionali - commenta - bisogna delimitare gli accessi alla montagna, a quelle zone già di per sé complesse come sono i ghiacciai alpini. Questi giorni rappresentano proprio l’eccezione, con zero termico quasi a 5.000 metri e condizioni di sicurezza scarsissime per i sentieri nei pressi di un ghiacciaio. Esprimo il mio cordoglio per le vittime e ringrazio i soccorritori che si stanno prodigando per trovare altre persone rimaste sotto la valanga, e per mettere in sicurezza l’area. Ci sono aree in montagna che risultano particolarmente ostiche, difficili, aspre. E come tali vanno approcciate”.

 

Il distacco è stato imponente e subito è stato chiaro che quanto accaduto aveva i contorni della tragedia. Sul posto sono stati chiamati quanti più soccorritori possibile con 6 elicotteri e il personale del soccorso alpino di vari corpi di Veneto e Trentino con le unità cinofile, vigili del fuoco, polizia, carabinieri e guardia di finanza provenienti anche dalle vicine province di Bolzano, Belluno e Venezia oltre che da Trento. Le operazioni sono state coordinate dalla caserma dei vigili del fuoco di Canazei, sede anche del soccorso alpino. 

I feriti sono stati accolti in negli ospedali di Trento, Belluno e Bolzano: almeno 8 le persone che hanno necessitato di cure mediche. I soccorritori hanno recuperato anche 4 persone illese. Difficili 

 

 

 

Dopo la bonifica via terra dei soccorritori e delle unità cinofile, vista la situazione pericolosa per la possibilità di distacchi di altre valanghe e per scongiurare il più possibile il pericolo per gli operatori, intorno alle 15.30 è stato fatto intervenire l'elicottero di Trentino Emergenze dotato di Artva a bordo e con agganciata la campana Recco - una tecnologia utilizzata per la ricerca di persone disperse che viene agganciata all’elicottero e consente di captare dei segnali provenienti da superfici riflettenti e da dispositivi elettronici - per effettuare una ulteriore bonifica dall'alto. Il presidio è continuato per tutta la serata e nelle ore notturne con l'appoggio anche dei droni. 

Sono state emanate ordinanze di divieto di accesso e percorrenza dell’area interessata dalla valanga congiuntamente dai Comuni di Canazei e Rocca Pietore, fino a quando non sarà accertata la natura del distacco con gli opportuni rilievi glaciologici e geologici.        

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