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Emergenza ghiacciai neve dimezzata e fonti glaciali già scoperte su Mandrone e Marmolada. Sul Careser il secondo accumulo più basso della storia

Mediamente sui ghiacciai è stata misurata una quantità di neve compresa tra il 50% e il 60% del valore medio della serie storica e a fine maggio diverse fronti glaciali si presentavano già prive di copertura nevosa, con circa un mese di anticipo rispetto a quanto registrato negli ultimi venti anni

Di Luca Pianesi - 15 giugno 2022 - 12:16

TRENTO. E' emergenza ghiacciai in Trentino, ma più in generale sulle nostre montagne. La conferma arriva in queste ore dal report relativo alla campagna glaciologica primaverile che dovrebbe essere quello che riguarda la fase dell'anno di massimo accumulo. E invece la situazione è fortemente preoccupante.

 

''Il trimestre invernale (dicembre, gennaio e febbraio) è stato caratterizzato da precipitazioni particolarmente scarse, e risulta tra i dieci inverni più siccitosi dal 1921'', scrivono gli autori che poi entrano nel dettaglio chiarendo che mediamente sui ghiacciai è stata misurata una quantità di neve compresa tra il 50% e il 60% del valore medio della serie storica e a fine maggio diverse fronti glaciali si presentavano già prive di copertura nevosa, con circa un mese di anticipo rispetto a quanto registrato negli ultimi venti anni.

 

''Rispetto alla serie storica, iniziata nel 1967, - si legge nel documento firmato da Luca Carturan - sul ghiacciaio del Careser è stato stimato un equivalente d’acqua del manto nevoso pari a 495 mm, che corrisponde a metà dell’accumulo che mediamente viene misurato in questo periodo dell’anno. Si tratta di uno degli accumuli più scarsi dell’intera serie storica, secondo solo a quello del 2007 (381 mm). Sul vicino ghiacciaio de La Mare il dato di accumulo è risultato pari a 607 mm, del 40% inferiore rispetto alla media dall’inizio delle misurazioni nel 2003, che risulta essere di 982 mm. Anche in questo caso si tratta del secondo peggior accumulo, dopo quello del 2007 (461 mm) e prossimo a quello del 2017 (635 mm). Sul ghiacciaio della Marmolada la serie di misurazioni è più breve, tuttavia la stima preliminare degli accumuli, pari a 714 mm, indica anche in questo caso anomalie comprese tra -40% e -50% rispetto a condizioni normali''.

 

E così con un anticipo di almeno un mese si nota a fine maggio la scopertura di alcune fronti glaciali, come ad esempio quella del ghiacciaio della Marmolada e del Mandrone.

 

La ragione di una tale emergenza, che poi a cascata provocherà problemi e disagi a valle per quanto riguarda le quantità d'acqua disponibili con un crisi profonda che rischia di colpire il mondo dell'agricoltura e dell'allevamento sia in Trentino che nelle regioni limitrofe, sono da ricercare nell'aumento costante delle temperature, nella scarsa piovosità e nel fatto che quando la pioggia arriva si concentra in pochi attimi in fenomeni temporaleschi dalla fortissima intensità che quindi non creano accumuli utili. ''In totale - spiega il report - sono cadute da un terzo a metà delle precipitazioni normali, e le temperature sono risultate molto elevate con il trimestre (invernale) che ricade tra i cinque più caldi dal 1921. Sui ghiacciai quindi si è potuta accumulare poca neve, frequentemente redistribuita da forti venti settentrionali che hanno mantenuto prive di neve le superfici glaciali più esposte e convesse anche ad alta quota''.

 

La primavera (marzo, aprile e maggio) ha visto la prosecuzione dell’anomala fase siccitosa fino a tutto marzo. ''Le precipitazioni sono riprese ad aprile, - si legge nel report - ma non sono state sufficienti per recuperare il forte deficit invernale e maggio, normalmente periodo di consistenti accumuli sui ghiacciai, ha visto un precoce inizio della stagione di fusione già nella seconda decade. Al termine della stagione di accumulo, quindi, i ghiacciai del Trentino presentavano un innevamento piuttosto scarso, già fortemente intaccato dalla fusione a causa delle elevate temperature registrate a maggio''. 

 

Le misure sono state eseguite in collaborazione tra l’Ufficio Previsioni e Pianificazione della Provincia autonoma di Trento, la Commissione Glaciologica della Società degli Alpinisti Tridentini, il Muse e l’Università degli Studi di Padova.

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