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| 14 feb 2023 | 17:51

Al Muse sono arrivati due “sauri piumati”, hanno 8 mesi e sono due fratelli

Si tratta di basilisco piumato (Basiliscus plumifrons), una lucertola che vive in centro America. I due piccoli  sono arrivati ad abitare un ampio terracquario al secondo piano del Muse

Al Muse sono arrivati due “sauri piumati”, hanno 8 mesi e sono due fratelli
di Redazione

TRENTO. Ancora un po’ timorosi, ci vorrà del tempo perché si abituino all’andirivieni di visitatori e visitatrici curiosi e comincino a fare capolino con maggiore frequenza tra la vegetazione della loro nuova casa per farsi ammirare e conoscere. Hanno 8 mesi di vita i due basilischi che sono arrivati ad abitare un ampio terracquario al secondo piano del Muse.

 

“Basilisco” è anche il nome di una creatura leggendaria, un essere letale, capace di pietrificare con il solo sguardo e uccidere con il fiato. Dal punto di vista dell’aspetto, il basilisco mitologico è stato descritto in molti modi diversi: gli antichi greci lo ritenevano un piccolo serpente con la cresta, altri lo credevano un animale enorme, altri ancora una lucertola con ali spinose, testa e zampe di gallo e coda di serpente.

 

Al Muse, invece, troviamo un basilisco piumato (Basiliscus plumifrons), una lucertola che vive in centro America e che ha ereditato solo il nome – che significa “piccolo re” - dalla creatura mitologica.  I due fratelli sono giunti al museo provenienti da un allevatore del Veneto e sono in realtà, già da mesi, ospiti della struttura. In uno spazio appartato e dedicato alla cura degli animali vivi, sono stati cresciuti e accuditi dalla referente del museo che si occupa degli animali, mentre il loro terracquario veniva allestito e in attesa che crescessero in dimensioni e diventassero più confidenti e più inclini a farsi osservare.

 

“All’inizio – spiega Francesca Rossi – erano molto timorosi e tendevano a restare nascosti o a fuggire nella vegetazione alla vista di un estraneo. Li abbiamo ospitati all’interno di un terrario allestito con zone d’acqua e piante per ripararsi ad una temperatura di 22 gradi con una zona di basking a 35 gradi in cui potevano “riscaldarsi”. E li abbiamo alimentati con piccoli grilli (Acheta domestica). Adesso che siamo in febbraio, hanno raggiunto i 35 centimetri di lunghezza, è comparsa una piccola cresta dietro la nuca ad entrambi e stanno diventando più confidenti. Restano sempre molto vicini ma dimostrano già due caratteri diversi, uno è ancora timoroso e fugge a nascondersi, l’altro invece rimane tranquillo ad osservarci. Anche se hanno ormai 8 mesi non è ancora possibile stabilire il sesso dei due esemplari. Entrambi mostrano solo due piccoli abbozzi di cresta sulla testa, elemento che differenza i maschi dalle femmine e che si forma molto lentamente. Tra qualche mese, la femmina avrà solo una piccola cresta in corrispondenza della nuca mentre il maschio ne avrà tre: una sulla testa, una sulla schiena e una lungo la coda. 

 

Il terracquario che ospita i giovani basilischi rappresenta un ambiente tropicale dove la porzione di terra e tronchi è circondata da acqua, una sorta di isolotto vegetato. La restante parte di vegetazione cresce in verticale sulle pareti di sfondo del terracquario a rappresentazione di quegli ambienti tropicali tipici delle pareti rocciose umide, vicino a cascate o in luoghi soggetti a gocciolamento.

 

Sono state create due 'pareti verdi' seguendo i principi del Vertical Garden e ispirandosi ai lavori realizzati dai grandi del settore come Patrick Blanc” racconta Francesco Blardoni, botanico del museo che ne ha curato la realizzazione assieme a Jessica Zanotti. “Per quanto riguarda le specie vegetali piantumate abbiamo dovuto operare una scelta legata alle specie capaci di adattarsi all’alta umidità e con un apparato radicale capace di sopportare un substrato perennemente intriso d’acqua (una sorta di coltivazione in idroponica). Le piante utilizzate provengono da diverse parti del mondo, dall’endemismo italiano Soleirolia soleirolii alla Scindapsus officinalis dell’Himalaya, alla Cyperus diffusus delle foreste subtropicali dell’Asia, alla Paracostus englerianus dell’Africa, ad alcune bromelie del Sud America e carici della Nuova Zelanda”.

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