All'ospedale Santa Chiara entra in funzione 'Linac': ecco la nuova strumentazione all'avanguardia per le terapie antitumorali
Si tratta di un acceleratore lineare attraverso il quale è possibile monitorare in tempo reale la posizione del paziente e una maggior velocità di esecuzione della singola seduta di radioterapia. Oltre a questo è possibile ridurre al minimo disagi e eseguire un numero maggiore di trattamenti

TRENTO. Un nuovo strumento all'avanguardia nelle terapie antitumorali. È pronto a entrare a regime il nuovo acceleratore lineare che è stato installato nell’Unità operativa di radioterapia oncologica dell’ospedale Santa Chiara di Trento.
L'utilizzo dell'apparecchiatura è previsto soprattutto per le pazienti affette da neoplasia mammaria, per trattamenti stereotassici e di radiochirurgia cerebrale. A livello economico ha comportato un investimento importante di circa 2 milioni e 250mila euro.
L’acquisizione del nuovo acceleratore lineare è stato un processo lungo e laborioso che, in pieno periodo pandemico, ha visto una stretta collaborazione tra le unità operative di radioterapia e di fisica sanitaria oltre al Servizio di ingegneria clinica e al Dipartimento infrastrutture. Ora, grazie al Pnrr e con il pieno supporto dell’Assessorato provinciale, Apss è già al lavoro per l’acquisto di un secondo acceleratore gemello, che diventerà operativo presumibilmente nei primi mesi dell’anno prossimo.

“Attualmente l’Unità operativa di radioterapia oncologica – ha evidenziato Valentina Vanoni direttrice dell’Unità operativa di radioterapia oncologica – è dotata di quattro acceleratori lineari ed esegue circa 1.250 trattamenti all’anno. Dall’inizio di ottobre con il nuovo acceleratore sono già stati eseguiti 60 trattamenti e, con l’entrata a pieno regime, si prevede che verrà utilizzato per circa 350 pazienti l’anno. Rispetto agli altri acceleratori in dotazione all’unità operativa, vi è una maggiore precisione nell’esecuzione della terapia – è possibile infatti monitorare in tempo reale la posizione del paziente – e una maggior velocità di esecuzione della singola seduta di radioterapia. Grazie al suo impiego è quindi possibile ridurre al minimo il disagio per i pazienti ed eseguire un numero maggiore di trattamenti”.
Il plauso del direttore generale Apss Antonio Ferro “Per l’essere riusciti nonostante le difficoltà ad acquisire e attivare questa attrezzatura che, oltre a fornire una terapia di precisione, porta benefici anche ai pazienti riducendo i tempi di esecuzione e il disagio nell’effettuazione della procedura. Servizi come la radioterapia oncologica devono necessariamente essere concentrati in un unico luogo e servire l’intero bacino di utenza trentino perché se è vero che ci sono prestazioni che è giusto siano di prossimità è altrettanto vero che alcune devono restare concentrate per permettere, oltre all’efficentamento delle risorse, una maggiore casistica per rispondere al meglio ai bisogni dei nostri pazienti”.












