Bostrico, la superficie colpita si avvicina a quella di Vaia: ecco tutti i dati. “L'assenza di alberi pesa sulla qualità e la quantità di acqua nelle sorgenti”
Nella mattinata del 7 agosto le autorità provinciali hanno presentato il primo aggiornamento del Piano bostrico: grazie alle condizioni meteo, la presenza dell'insetto quest'anno è mediamente in calo del 9% ma l'epidemia cresce anche nei settori occidentali del Trentino. Tra gli effetti, hanno sottolineato le autorità, particolare attenzione è rivolta ai danni sui bacini

TRENTO. In termini numerici, dal 2019 sono 10.400 gli ettari di superfici boscate colpite dal bostrico in Trentino. Il danno grave e concentrato interessa circa 7866 ettari, che devono essere aggiunti ai circa 11.563 ettari gravemente danneggiati in precedenza da Vaia: in poche parole, insomma, l'impatto dell'epidemia di bostrico in Provincia si avvicina ormai a quello portato nell'ottobre 2018 dalla tempesta che ha schiantato in pochi giorni milioni di alberi su tutto l'arco dolomitico e, complessivamente, nel giro di 5 anni i boschi completamente distrutti in Trentino ammontano a 19.429 ettari. Basterebbero questi dati per dare una dimensione dell'impatto che la diffusione del bostrico ha avuto (e continua ad avere) sulle foreste del territorio provinciale: ma oggi, al di là dei numeri e del duro impatto paesaggistico, le autorità si stanno concentrando in particolare sulle conseguenze che la sparizione di copertura boschiva ha in diversi ambiti, dalla sicurezza agli effetti idrologici. Ma procediamo per ordine.

A fare il punto nella mattinata del 7 agosto sono state le autorità provinciali, che hanno presentato il primo aggiornamento del Piano bostrico con una serie di nuove misure di prevenzione e semplificazione. In termini di volume, gli alberi colpiti dal bostrico in Trentino hanno ad oggi raggiunto circa la metà del valore danneggiato da Vaia: “Il piano – dice Piazza Dante – contiene le disposizioni per fronteggiare l'epidemia rispetto alla quale, lo ricordiamo, esistono strumenti di contenimento e non di contrasto, mentre prosegue la collaborazione transfrontaliera in tema di gestione”. Grande attenzione viene posta innanzitutto sulle attività di rimboschimento, che ad oggi hanno raggiunto il traguardo del milione di piantine su una superficie di circa 400 ettari. Il valore massimo di superficie piantumabile ogni anno si aggira proprio tra i 300 ed i 400 ettari, ha spiegato l'assessora provinciale Giulia Zanotelli, e per questo si rende fondamentale un ulteriore sviluppo dell'attività vivaistica e l'individuazione di nuovi boschi per la produzione del seme.

Da un punto di vista normativo invece, tra le misure è prevista la prosecuzione delle tutele promosse dal Servizio foreste mentre, attraverso un emendamento alla manovra di assestamento, l'Amministrazione ha stabilito ulteriori misure di prevenzione nelle zone classificate su base catastale in base alle registrazioni di focolai di danno. Al contempo, si vogliono inoltre contenere i prelievi nei boschi sani e sulle aree a rischio di diffusione del bostrico elevato o medio. La progressione del danno nel corso del 2022 però (un anno terribile dal punto di vista meteorologico per quanto riguarda l'espansione del bostrico) parla chiaro: il rilievo dei focolai mostra un'ulteriore espansione del danno da bostrico nelle zone orientali della Provincia, già duramente colpite negli scorsi anni. Nelle zone occidentali la pullulazione inizia poi a diffondersi in maniera più marcata in Val Rendena e nella Valle del Chiese, nella Val di Sole e nell'Alta Val di Non.

Come anticipato però, grazie anche alle condizioni climatiche di quest'estate, gli ultimi dati del monitoraggio delle popolazioni di bostrico evidenziano livelli sì elevati, con un numero di esemplari catturati dalle oltre 200 trappole distribuite sul territorio pari mediamente a quasi 18mila unità, ma inferiori del 9% rispetto allo scorso anno. La speranza è quindi quella di vedere una progressiva inversione del trend (osservata, per esempio, nei distretti di Rovereto e dell'Alto Garda) nei prossimi anni: in media però, due aree controllate su tre quest'anno hanno già superato la soglia 'epidemica' e non si prevede dunque che le infestazioni si estinguano nel breve periodo. Ed i problemi correlati, come detto, vanno ben al di là del danno paesaggistico, ha spiegato il dirigente del servizio foreste Giovanni Giovannini, andando ad influenzare negativamente la protezione da rotolamento massi e scivolamenti nevosi, l'erosione del suolo e, in particolare, l'alterazione del regimo idrologico dei bacini e del regimo idrologico e qualitativo delle sorgenti, con i primi effetti che già si vedono nelle zone più colpite del bacino dell'Avisio.

Guardando all'intero territorio provinciale infatti, in diverse aree circoscritte la percentuale di copertura boscata danneggiata arriva anche a superare il 50%, con effetti sull'assorbimento delle precipitazioni nelle zone più scoperte. Le conseguenze, come detto, sono importanti anche a livello di sorgenti, che rischiano di vedere una riduzione in termini qualitativi e quantitativi. “Un particolare approfondimento sulle ricadute di tipo idrogeologico – dice la Pat – ha consentito di evidenziare come la perdita di efficacia della copertura a bosco rispetto alla situazione del 2018 incide per il 13% nel bacino dell’Avisio e del Cismon, per l’11% nel bacino del Fersina, del 10% nel bacino del Brenta e dell’8% nel bacino del Vanoi. Secondo quanto riportato nel Piano, i bacini che hanno subito danni per oltre il 10% della copertura assumono priorità per le azioni di ripristino”.

Alla luce del continuo aumento dei danni dovuti al bostrico, oltre alla necessità di facilitazione e semplificazione delle procedure di recupero del materiale colpito, il Corpo forestale pone quindi particolare attenzione al mantenimento delle aree non ancora colpite dal bostrico, per evitare una ulteriore perdita di efficacia del bosco nello svolgere i propri servizi ecosistemici, in particolare quelli protettivi.
La nuova norma
Le modifiche volute dall’Assessorato all’agricoltura e foreste - approvate dal Consiglio provinciale - prevedono misure di semplificazione e di prevenzione.
Semplificazione
È stata introdotta la possibilità di estendere le assegnazioni di taglio di materiale bostricato fino al 50% rispetto all’assegnazione iniziali, in base alla progressione dell’infestazione. Su richiesta, il Servizio foreste garantisce peraltro la propria assistenza tecnica per l’adeguamento del valore dei lotti ad un mercato del legname volatile, prima delle aste. Per quanto riguarda la realizzazione di infrastrutture necessarie alla rimozione del legname, è stato previsto un dimezzamento dei tempi per le autorizzazioni paesaggistiche ed edilizie, oltre che in materia di vincolo idrogeologico e di polizia idraulica.
Prevenzione
Nei comuni catastali classificati come a medio o elevato rischio di progressione della diffusione del bostrico, sono state sospese per due anni le nuove autorizzazioni di taglio, nei boschi a prevalenza di abete rosso, che non siano necessarie per gli interventi selvicolturali. Nei catasti ad elevato rischio di progressione con boschi a prevalenza di abete rosso, sono sospesi per due anni i tagli con autorizzazioni già rilasciate, qualora il taglio non sia già stato eseguito in tutto o in parte. La norma consente la revisione dei contratti tra proprietari boschivi (in particolare i Comuni) e le imprese acquirenti, per i lotti nei quali è prevista la sospensione delle operazioni di taglio.
A tutto questo va aggiunto un bando da 650mila euro per la realizzazione di interventi a tutela del territorio e la prevenzione di infestazioni fitosanitarie dovute al bostrico secondo le indicazioni contenute nelle linee guida elaborate dal tavolo tecnico-scientifico nazionale. “Dopo i bandi del 2022 e di quest’anno - spiega l'assessora Zanotelli – per i ripristini delle aree colpite da Vaia con fondi del decreto clima, che avevano come possibili beneficiari solo aziende agricole e imprese forestali, questo bando si rivolge a soggetti pubblici e privati proprietari dei terreni che si trovano entro le aree critiche della nostra provincia, individuate dal servizio Foreste. Nell’ambito dei vari provvedimenti adottati finora per la gestione dell'emergenza Vaia e dell’infestazione di bostrico, la decisione assunta oggi finanzia misure specifiche di tutela e mantenimento delle funzioni di protezione diretta del bosco verso edifici e infrastrutture, o habitat di specie particolarmente tutelate come il gallo cedrone".
Il bando
Il provvedimento attiva un bando con fondi statali messi a disposizione per ridurre gli effetti degli attacchi del bostrico nelle regioni alpine, dice la Pat, tra cui quelle già colpite dagli effetti della tempesta Vaia, e per preservare i boschi da attacchi letali, per il cui contrasto si rendono necessarie urgenti azioni selvicolturali. Gli interessati possono presentare domanda di incentivo al Servizio Foreste della Provincia autonoma di Trento entro il 31 ottobre 2023, esclusivamente tramite posta elettronica del beneficiario, all’indirizzo di posta certificata:serv.foreste@pec.provincia.tn.it. Il sostegno verrà concesso nella forma del premio forfettario ad ettaro, con un massimo concedibile per intervento di 50mila euro, sulla base di un progetto integrato che pianifichi lavori di mitigazione dei danni, con una zonizzazione delle aree dove rilasciare in piedi le piante colpite o dove effettuare interventi di taglio ed abbattimento con rilascio a terra parziale o totale delle piante, o la realizzazione di rimboschimenti. Presupposto per la presentazione dell’istanza è una dichiarazione redatta dall’Ufficio Distrettuale Forestale competente per territorio, che certifichi le criticità in essere e la coerenza degli interventi di mitigazione proposti. Anche le fasi progettuali devono essere coordinate con l’Ufficio Distrettuale Forestale competente per territorio. Le concessioni dei contributi potranno effettuarsi fino all’esaurimento della dotazione finanziaria, che prevede uno stanziamento complessivo di 650mila euro. La realizzazione dei lavori per i quali viene concesso il premio, la cui programmazione temporale deve essere definita da una relazione tecnica, dovrà avvenire entro due anni dalla data di concessione del premio












