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| 17 giugno | 18:22

"Grave attacco all'ambiente, alla biodiversità e alla sicurezza delle persone", Slow Food contro il Ddl Caccia: "Non trasformiamo la natura in un luna park per poche persone"

Slow Food Italia si schiera contro la riforma della caccia. La presidente Barbara Nappini: " Non trasformiamo la natura in un grande luna park per poche persone, evidentemente molto potenti nei palazzi della politica. Questo disegno di legge si scontra con ciò che abbiamo il dovere di fare, cioè tutelare gli ecosistemi e la biodiversità che li abita: da questo dipende anche la nostra sopravvivenza"

TRENTO. “Gli squilibri sono causa dell’uomo, la coesistenza fra gli esseri umani e gli animali selvatici è possibile". Queste le parole di Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, che entra nel dibattito sulla riforma della caccia che intende modificare le norme per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio e che arriva tra oggi, 17 giugno, e domani al vaglio del Senato.

 

Slow Food Italia, si legge nella nota diffusa, si associa alle proteste di molte altre associazioni e chiede al governo di fermare quello che reputa "un grave attacco all’ambiente, alla biodiversità e alla sicurezza delle persone".

 

In particolare, viene sottolineato, è molto preoccupante "la possibilità che viene data ai cacciatori di cacciare fauna migratoria durante il periodo di migrazione pre-riproduttiva, ma anche su manti nevosi, durante la notte, e perfino in città".

 

Il disegno di legge, prosegue Slow Food Italia, contempla inoltre la diminuzione delle aree protette, la possibilità di utilizzare visori notturni e silenziatori, "anticamera per il bracconaggio", e "dà il via libera alla caccia illimitata nelle aziende faunistiche private e rende possibile la riapertura dei roccoli", strutture venatorie tradizionali progettate per intercettare gli stormi di varie tipologie di uccelli lungo corridoi migratori, "una pratica vietata dalle leggi europee".

 

Poi lo sguardo alla diminuzione delle specie selvatiche. "Negli ultimi decenni – si legge nella nota di ffusa – sono crollate le popolazioni di uccelli selvatici, e circa la metà di tutte le specie a livello globale è in diminuzione".

 

E di seguito la lente d'ingrandimento sul nostro Paese. "L’Italia – prosegue Slow Food – ha perso un terzo delle specie di avifauna presente nei territori agricoli, con punte del 50% in pianura Padana". Ad essere rimarcato, contestualmente, è come gli uccelli sono "indispensabili anche per il contenimento degli insetti nocivi, perché se ne nutrono, e per questo andrebbero tutelati, sia dalla caccia, sia dall’uso sconsiderato della chimica nei campi".

 

In molte regioni italiane, specifica l'analisi, specialmente nelle aree interne e più marginali, l’agricoltura è condizionata da una mancata gestione della fauna selvatica come cervidi e cinghiali, che danneggia i raccolti, "ma non è questo ddl che può sostituire una pianificazione attenta del contenimento di questa tipologia di fauna selvatica".

 

Ad entrare nel merito della questione è proprio la presidente di Slow Food Italia Barbara Nappini che spiega come da anni siano sono sotto attacco le tutele degli animali, vittime di squilibri "che abbiamo creato noi con lo spopolamento delle campagne, con la riduzione delle aree naturali, con una visione antropocentrica che ci vorrebbe al di sopra dell’ambiente, quando invece ne siamo parte".

 

"Occorre costruire una coesistenza tra attività antropiche e fauna selvatica – chiosa Nappini – riconoscendo il diritto di esistenza ma soprattutto il ruolo riequilibratore degli animali selvatici, stabilendo regole chiare a tutela del bene comune e degli ecosistemi. Serve la volontà gentile di ricucire quello strappo tra esseri umani e natura che è causa di tanta sofferenza, più o meno consapevole".

 

E infine l'affondo: "Non trasformiamo la natura in un grande luna park per poche persone, evidentemente molto potenti nei palazzi della politica: questo disegno di legge si scontra con ciò che abbiamo il dovere di fare, cioè tutelare gli ecosistemi e la biodiversità che li abita: da questo dipende anche la nostra sopravvivenza".

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