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| 24 giugno | 16:13

Ddl caccia, ok del Senato e polemiche. Lndc: “Animali capro espiatorio per compiacere le lobby, non è Governo ma propaganda. A rischio anche la sicurezza delle persone"

L’associazione condanna duramente il via libera del Senato alla riforma della legge sulla caccia. La presidente Piera Rosati: “Ipocrita chi celebra gli animali nelle giornate simboliche e poi dichiara guerra alla fauna selvatica e alla biodiversità”

TRENTO. “Animali capro espiatorio per compiacere le lobby: questo non è governo, è propaganda". Questa la dura presa di posizione della Lndc, la Lega Nazionale per la Difesa del Cane, in seguito al via libera del Senato (80 voti favorevoli e 56 contrari) alla riforma della legge sulla caccia.

 

Il Ddl ora passerà alla Camera e la riforma, nello specifico ridisegna l'attuale legge 157 del 1992: in sintesi ridefinisce la caccia come attività utile alla tutela della biodiversità, amplia le specie cacciabili e le aree dove è possibile cacciare, comprese alcune zone finora soggette a maggiori limitazioni, e consente l'attività venatoria anche nelle aziende faunistiche private. Il testo introduce inoltre norme meno restrittive sui calendari venatori, sull'uso di visori notturni e silenziatori e sui richiami vivi utilizzati nella caccia.

 

"Da anni assistiamo a una pericolosa deriva politica - scrive Lndc -  che individua negli animali selvatici il nemico perfetto: non hanno voce, non votano e possono essere facilmente trasformati in capri espiatori per alimentare paure, semplificare problemi complessi e garantire consenso a specifiche categorie di interesse, e oggi questa strategia raggiunge un nuovo e preoccupante livello".

 

Per l'associazione, viene rimarcato, siamo di fronte a un provvedimento "costruito per accontentare una lobby numericamente sempre più piccola ma politicamente molto influente, ignorando la crescente sensibilità degli italiani verso gli animali e l’ambiente". Una scelta, a detta dell'associazione, che va contro il sentire comune del Paese, contro le indicazioni della comunità scientifica e contro "la necessità di proteggere un patrimonio naturale già fortemente minacciato.

 

“Ci siamo stancati di vedere gli animali utilizzati come strumenti di propaganda politica - prosegue il testo - e ogni volta che emerge una criticità nella gestione del territorio, la risposta di una certa politica è sempre la stessa: indicare un animale come responsabile e autorizzarne l’uccisione. È successo con gli orsi, con i lupi, con i cinghiali e con molte altre specie. Si alimentano conflitti anziché risolverli, si cercano scorciatoie anziché affrontare le vere cause dei problemi.”

 

L’associazione sottolinea come queste scelte "non mettano a rischio soltanto gli animali ma anche la sicurezza delle persone" e come ampliare l’attività venatoria e normalizzare ulteriormente la presenza di armi nei territori frequentati da cittadini, escursionisti, famiglie e amanti della natura "significa ignorare un problema reale che ogni anno provoca centinaia di feriti e vittime".

 

“Questa riforma dimostra ancora una volta tutta l’ipocrisia di una parte della classe politica oggi al governo - dichiara la presidente di Lndc Piera Rosati -  e sono gli stessi esponenti che si fanno fotografare con cani e gatti, che partecipano alle giornate dedicate agli animali, che cercano il dialogo con le associazioni quando c’è da ottenere visibilità mediatica. Ma quando si tratta di difendere davvero gli animali e la biodiversità, il loro volto cambia completamente.”

 

“Non si può proclamare - continua Rosati - amore per gli animali a giorni alterni, non si può celebrare il cane e poi perseguitare il lupo, non si può parlare di rispetto della vita e contemporaneamente sostenere provvedimenti che facilitano l’uccisione della fauna selvatica e sdoganano l’uso delle armi in qualunque contesto e a qualunque ora. Questa è una visione profondamente opportunistica e incoerente che considera gli animali degni di tutela solo quando sono funzionali alla narrazione politica del momento”.

 

Pe l'associazione, viene rimarcato, quella che stiamo vedendo è "una vera e propria guerra contro la fauna selvatica e contro la biodiversità del nostro Paese".  E poi la puntualizzazione: "Una guerra portata avanti con slogan, semplificazioni e propaganda, mentre vengono ignorate le soluzioni preventive, le evidenze scientifiche e gli strumenti non cruenti che esistono e funzionano. È una politica che guarda al passato e che rischia di lasciare alle future generazioni un patrimonio naturale più povero e più fragile".

 

Ad essere ribadito è poi che che la gestione della fauna selvatica "richiede prevenzione, pianificazione e investimenti, non campagne ideologiche costruite per soddisfare interessi elettorali".

 

L’associazione, prosegue la nota, continuerà a opporsi "con ogni mezzo democratico e legale a tutte le iniziative che mettono a rischio gli animali e gli ecosistemi", chiedendo alle forze politiche di assumersi la responsabilità delle proprie scelte davanti ai cittadini e alla storia.

 

“Gli animali - chiosa Piera Rosati - non sono bersagli. Non sono strumenti di propaganda. Non sono il problema da eliminare per nascondere l’incapacità di affrontare problemi più complessi. Sono esseri viventi e parte integrante degli ecosistemi che ci permettono di vivere. Chi continua a ignorarlo sta tradendo non solo gli animali, ma anche il futuro del nostro Paese”.

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