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Trento
22 giugno | 13:48

"Caccia con le munizioni al piombo, serve affrontare urgentemente il tema: rischi troppo alti per la sicurezza alimentare delle persone e per l'ambiente"

Munizioni al piombo e selvaggina, l'interrogazione della consigliera provinciale Michela Calzà (Pd del Trentino): "Urgente affrontare il tema in modo sistematico visto che sono coinvolte salute, ambiente e tradizioni venatorie"

di Redazione

TRENTO. Piombo, caccia, ambiente e sicurezza alimentare: la consigliera provinciale del Pd del Trentino Michela Calzà ha depositato un’interrogazione sull’utilizzo del piombo nelle munizioni nel mondo venatorio, ponendo l’attenzione sulle ripercussioni del loro utilizzo su salute pubblica, tutela della fauna selvatica e sicurezza alimentare e con l’obiettivo di verificare se le politiche attuali siano adeguate ad affrontare una criticità sempre più rilevante.

 

E’ un dato scientificamente provato - spiega Calzà - come il piombo sia una sostanza altamente tossica, priva di una soglia di sicurezza per l’organismo umano. Gli effetti più gravi si registrano nei bambini e nei feti, con danni permanenti allo sviluppo neurologico. Non a caso, negli anni, il suo utilizzo è stato progressivamente eliminato da numerosi prodotti di uso quotidiano.

 

Nonostante ciò una delle principali fonti di esposizione residua resta oggi la carne di selvaggina abbattuta con munizioni al piombo. Secondo studi dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), chi consuma frequentemente questo tipo di carne può essere esposto a livelli di piombo fino a sette volte superiori rispetto alla popolazione generale.

 

Un elemento critico riguarda inoltre l’assenza di limiti normativi specifici per la presenza di piombo nella selvaggina destinata al consumo umano, a differenza di quanto previsto per le carni provenienti da animali allevati. Una lacuna che solleva interrogativi sulla tutela dei consumatori, evidenziata anche dal Ministero della salute.

 

Anche i rischi ambientali sono elevati: la dispersione di munizioni al piombo negli ecosistemi naturali rappresenta una minaccia per numerose specie selvatiche. Studi condotti anche nell’area del Parco nazionale dello Stelvio hanno evidenziato livelli preoccupanti di contaminazione in rapaci come aquile reali e avvoltoi, spesso riconducibili proprio all’ingestione di frammenti di piombo presenti nelle carcasse o nei resti degli animali abbattuti.

 

“Considerato i dati che vedono il consumo di selvaggina in aumento anche in Trentino è urgente affrontare il tema in modo sistematico visto che sono coinvolte salute, ambiente e tradizioni venatorie - ribadisce la consigliera -. Nel 2019 la Provincia aveva avviato un progetto per la creazione di centri di raccolta e controllo degli ungulati selvatici, finalizzato a garantire maggiore sicurezza sanitaria e tracciabilità delle carni, del quale non si conoscono gli sviluppi”.

 

Nell’interrogazione viene chiesto alla Giunta provinciale di fare chiarezza su diversi aspetti: dallo stato di attuazione dei centri di raccolta e controllo degli ungulati selvatici e i risultati ottenuti, alle misure previste per tutelare la salute dei consumatori, dall’applicazione delle normative europee che limitano l’uso del piombo, ai controlli effettuati sul territorio e alla diffusione di munizioni alternative atossiche.

 

Infine, si sollecita l’avvio di campagne informative rivolte sia ai cittadini sia al mondo venatorio, per aumentare la consapevolezza sui rischi legati al piombo e promuovere pratiche più sicure e sostenibili.

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