Cade dal balcone dell'hotel in gita scolastica, muore a 12 anni. Uil: "Le uscite didattiche per gli insegnanti? Lo fanno quasi gratis e con rischi enormi"
L'episodio della morte dello studente tedesco, in gita scolastica con la classe e gli insegnanti, ha scosso profondamente il mondo della scuola. Il segretario Pugliese: "Dobbiamo comprendere questi meccanismi imprevedibili. Puoi controllare quanto vuoi ma un fatto così non è immaginabile. Manca un'educazione di base"

BOLZANO. "Ricordiamo che le uscite didattiche non sono una mansione obbligatoria ma facoltativa. Lo si fa praticamente gratis e con rischi enormi". E' questo il commento di Marco Pugliese, segretario regionale Uil Scuola Rua, responsabile per Provincia di Bolzano sulla tragica morte del bambino tedesco di 12 anni, deceduto il 14 febbraio dopo essere caduto dal balcone di un albergo in Valle Aurina, Alto Adige, mentre si trovava in gita scolastica (Qui l'articolo).
Il ragazzo aveva 12 anni e si chiamava Ferry Magnus Richter. Una tragedia che ha scosso profondamente il mondo della scuola e che riporta in primo piano un nodo importante, la responsabilità dei docenti durante le gite scolastiche. Il sindacato esprime il suo profondo dolore, riportando l'attenzione su un tema molto delicato all'interno dell'organizzazione scolastica.
"Personalmente - spiega Pugliese - ho accompagnato classi in più di 40 gite e circa il 20% di queste per più giorni. Circa due all'anno e, talvolta, in sostituzione di alcuni colleghi che non intendevano accompagnare. Ricordiamo, infatti, che le uscite didattiche non sono una mansione obbligatoria ma facoltativa. Lo si fa praticamente gratis e con rischi enormi".
L'EDUCAZIONE DI BASE COME PASSO AVANTI
E' necessaria una riflessione per fare qualche passo in avanti. "Dobbiamo comprendere questi meccanismi imprevedibili - dichiara il segretario -. Per quanto terribile è difficile ipotizzare un controllo quando i ragazzi si trovano in camera d’albergo per dormire e uno di loro decide di giocare a nascondino uscendo dalla finestra. È chiaro che si tratta di qualcosa che fuoriesce dalla prevedibilità".
Il rappresentante Uil prosegue: "Puoi controllare quanto vuoi ma un fatto così non è immaginabile: non puoi essere ovunque ed esiste una mobilità individuale innegabile. Purtroppo diventa sempre più difficile andare in gita anche perché manca un'educazione di base. Mettersi d’accordo con i ragazzi è più complesso rispetto a qualche anno fa. Di certo non aiuta la delegittimazione dell’insegnante che, talvolta, avviene nelle famiglie".
Nel mirino anche i social, che "in questo contesto, possono rappresentare un pericolo spingendo a situazioni pericolose per documentarle e postarle - conclude il segretario -. Dobbiamo ripartire dal famoso patto tra casa e scuola, famiglia e insegnante. Questo rapporto va consolidato e, a volte, ricostruito. Alcune volte ci vogliono mesi di preparazione per portare alcuni studenti in uscita didattica ma la gita rimane, di per sé, un ottimo strumento a disposizione della scuola. Non buttiamo il bambino con l'acqua sporca ma impegniamoci a migliorarlo con determinazione".

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