Falchi pellegrini colpiti dai cacciatori, due esemplari sono morti. L'ispettore Enpa: "Mancano controlli, una infinità di atti di bracconaggio su specie protette"
I fatti sono avvenuti nei giorni scorsi nel Vicentino, sono tre i falchi pellegrini feriti ma due purtroppo sono morti

VICENZA. A Vicenza, sono bastati pochi giorni di caccia al colombaccio in preapertura perché venissero rinvenuti ben tre falchi pellegrini feriti.
Il recupero di questi animali è avvenuto da parte dei volontari dell'associazione Alveare che hanno provveduto a consegnarli al centro recupero rapaci di Fimon, purtroppo per due di loro non c’è stato nulla da fare e uno dei tre sta lottando per sopravvivere.
I fatti sono accaduti nei giorni scorsi nella zona di Colzè di Montegalda, a Rosà e a Tezze Sul Brenta. “Naturalmente si ipotizza a ragione che questa non è che la punta dell’iceberg e che i numeri siano notevolmente più alti, in quanto per tre recuperati decine potrebbero essere stati occultati per la paura delle sanzioni penali che rischia il cacciatore che compie questi atti delittuosi” ha spiegato Renzo Rizzi, ispettore Enpa.
“Abbiamo tante altre gravi segnalazioni - spiega - pervenute dalle altre Province del Veneto che dimostrano una infinità di atti di bracconaggio su specie protette e particolarmente protette, una su tutte la spatola, un regale uccello inserito nella lista rossa della direttiva habitat perché minacciato, è stata rinvenuta il tre di settembre con con un’ala maciullata da una fucilata nel Rovigotto”.
Renzo Rizzi Ispettore dell’Enpa spara a zero su questi gravi fatti. “Un cacciatore che usa l’arma contro un animale simbolo qual’è il falco pellegrino significa che è quasi certo di godere dell’impunità, in quanto rischia il ritiro della licenza di caccia, del fucile e un penale, d’altronde la linea di dare la gestione dei controlli dei cacciatori a loro stessi non si può che rivelare fallimentare se non demenziale”.












