Il futuro della Panarotta? Fra governance da rivedere, ricerca di personale e nuovi investitori. Casa Autonomia: "L'impegno della Pat speriamo sia reale, il tempo delle promesse è scaduto"
Quella della Panarotta è una vicenda che dimostra quanto sia delicato l'equilibrio di impegno economico finanziario sia da parte del tessuto economico di valle sia da parte degli enti locali interessati.

TRENTO. Un altro inverno in bianco sulla Panarotta. Gli impianti restano fermi, tutto rimandato alla prossima stagione. L'ipotesi era quella di aprire per il 23 dicembre, ma questa data è sfumata nell'ultimo vertice tra Comunità di valle, società impianti, Trentino Sviluppo e sindaci.
I punti fermi sono che Trentino Sviluppo (proprietaria degli impianti che poi vengono affittati per circa 50 mila euro a Panarotta 2002) è in fase di completamento della revisione e manutenzione degli impianti. Iter che dovrebbe concludersi a metà dicembre. I Comuni che orbitano attorno alla montagna valsuganotta sono disponibili a intervenire con almeno 180 mila euro per coprire i costi. Aspetti che avevano indotto a un certo ottimismo pur nella forte incertezza.
Nel frattempo una cordata ha manifestato l'interesse di supportare la Panarotta ma a fronte di una garanzia di intervento della Provincia per pianificare il rilancio, circa 4,5 milioni di investimento.
Le garanzie ci sono da parte dell'ente pubblico, un po' meno i tempi per trovare il personale così a ridosso della stagione, rivedere la governance della società impianti con il cambio di assetto e l'ingresso di nuovi investitori e il completamento di un masterplan dettagliato di rilancio. Meglio un time out. Ecco che la Panarotta si ferma per un'altra stagione.
Una vicenda che dimostra quanto sia delicato equilibrio di impegno economico finanziario sia da parte del tessuto economico di valle sia da parte degli enti locali interessati. Questioni di zona certo ma anche di opportunità.
Sulla vicenda ad intervenire è stato il movimento Casa Autonomia.eu che fin dalla nascita si occupa dei problemi che affliggono le piccole stazioni sciistiche. E la Panarotta, di difficoltà di vario tipo ne è un autentico coacervo.
“Il primo - spiegano Michele Dallapiccola, segretario politico e Paola Demagri consigliera provinciale - riguarda la percepita assenza/presenza della Provincia. Che la regia centrale anche in questioni prettamente locali sia fondamentale lo dimostra la storia sciistica del Trentino. E in particolare avere, e aver avuto, un assessore dedicato che agisce sui territori con due pesi e due misure non può certo far bene. Pensiamo ad esempio a come è stato trattato fino ad ora l'impianto di Bolbeno rispetto a quello della Panarotta”.
In secondo luogo vanno osservati i molti che si sono accaniti a pensare a forme diverse di valorizzazione dell'Alpe di Pergine senza tener conto dei vari fattori. Perché se da un lato c’è un territorio che vale oro, dall'altra è difficile trovare imprenditori che se ne facciano carico. Molto brutalmente non è sufficiente insomma, dire alle persone: “compratevi le ciaspole e andate in Fravort che è bello”. Quello non è turismo alternativo, è menefreghismo di impresa.
“Per creare il vero turismo alternativo ci vogliono molti elementi di contesto. Ad esempio – spiegano da Casa Autonomia - la presenza di accompagnatori di territorio, un minimo di ricettività in situ che attrezzi un po' di ristoro. E poi la creazione e relativa promozione di un prodotto turistico adeguatamente preso in carico dall'Azienda di promozione locale. Senza dimenticare l’aiuto necessario di quegli imprenditori che a valle possono collettare i clienti da indirizzare poi su una natura in quota minimamente attrezzata per accoglierli”.
Ma in questo periodo di rincari e costi alle stelle sta emergendo un terzo aspetto spesso sottovalutato e che sta però assumendo forse il più elevato valore.
“Ci avete fatto caso – spiegano Dallapiccola e Demagri - quanto costa andare a sciare, quanto costano gli skipass e quanto abbiano calcato la mano i gestori sugli aumenti dei prezzi dei ticket (benché nessuno di loro abbia chiuso le ultime stagioni in tristezza)?
Allora di fronte a questa condizione una normale famiglia che voglia avviare allo sci i propri figli o anche semplicemente chi non abbia disponibilità economiche particolarmente fortunate, può pensare di dar seguito dalla propria passione sulla neve anche utilizzando le piccole stazioni di prossimità. E qui la Panarotta potrebbe essere una piccola Perla. E si badi bene mica per poche persone visto che all'Alpe di Pergine afferisce un bacino di persone che si avvicina al numero di 50 mila”.
Ora sembra esserci, dopo settimane di trattativa “una luce in fondo al tunnel”. “Le ragioni sopra esposte certificano che la piccola stazione di prossimità implicata in questa complicata vicenda rappresenta elemento del tessuto sociale tutt'altro che marginale. Speriamo che l'impegno provinciale questa volta sia reale ed immediato. Il tempo delle promesse è abbondantemente scaduto” concludono Michele Dallapiccola e Paola Demagri.


















