Novecento studenti coinvolti in tutta la provincia e tantissimi colloqui ai consultori: ecco come funziona il progetto all'educazione all'affettività nel Bellunese
L'obiettivo è quello di favorire le eventuali richieste di aiuto, in situazioni di disagio personale o all’interno delle relazioni familiari, da parte di adolescenti di età compresa tra i 13 e i 19 anni, che frequentano scuole secondarie di primo e secondo grado. Le tematiche affrontate riguardano i cambiamenti psico-fisici in adolescenza, la gestione delle emozioni, gli stereotipi maschili e femminili e il rispetto di sé e dell’altra persona

FELTRE. Sono migliaia i giovani bellunesi che da quando esistono i servizi di aiuto e assistenza psicologica e di educazione sessuale e affettiva si sono rivolti ai professionisti dell'Ulss1. Solo lo scorso anno quasi 800 ragazzi e ragazze si sono rivolti allo spazio adolescenti-consultorio mentre sono stati oltre 900 quelli che hanno potuto fruire dei percorsi di educazione sessuale ed affettiva un tema che coinvolge sia l’aspetto fisico che quello mentale e conta sull'apporto di psicologi, psicoterapeuti, educatori, pedagogisti, ginecologi ed ostetrici. E poi ci sono stati 120 studenti che si sono appoggiati agli sportelli di ascolto delle scuole superiori. Una domanda di ''aiuto'', da parte dei nostri giovani, sempre più impellente ma che dimostra anche una maturità dei nostri giovani che capiscono quanto sia importante affidarsi a specialisti ed esperti del settore senza preconcetti o pregiudizi.
Come funzionano questi servizi e qual è il loro impatto sulla società bellunese è stato il focus di un incontro tenutosi ieri all'ospedale di Feltre. I dirigenti dell'Ulss1 hanno fatto il punto del progetto di educazione affettiva nelle scuole nel giorno di lutto regionale per i funerali di Vanessa Ballan giovane donna di Riese Pio X uccisa il 19 dicembre scorso. Ad introdurre la presentazione è stato il commissario Dal Ben che ha fatto presente la volontà di parlare del progetto di educazione affettiva nelle scuole proprio nel giorno di lutto regionale e indicando che lo stesso è specifico per ogni fascia di età ed in continuo aggiornamento per adeguarsi il più possibile ai giovani e alle nuove problematiche che emergono.
La presentazione delle progettualità è stata poi svolta dalla dottoressa Cristina Micheluzzi, direttrice dell’Unità Operativa Complessa Infanzia Adolescenza Famiglia e Consultori del Distretto di Belluno, che ha inquadrato l’iniziativa innanzitutto definendo l'obiettivo che è favorire le eventuali richieste di aiuto, in situazioni di disagio personale o all’interno delle relazioni familiari, da parte di adolescenti di età compresa tra i 13 e i 19 anni, che frequentano Scuole Secondarie di primo e secondo grado, per poi elencare le tematiche affrontate tra le quali i cambiamenti psico-fisici in adolescenza, la gestione delle emozioni, gli stereotipi maschili e femminili e il rispetto di sé e dell’altro.
Essendo l’educazione sessuale ed affettiva un tema che coinvolge sia l’aspetto fisico che quello mentale gli operatori coinvolti sono psicologi, psicoterapeuti, educatori, pedagogisti, ginecologi ed ostetrici. Ogni anno il progetto dell’Ulss viene presentato alle scuole che poi richiedono le attività sul portale dell’azienda sanitaria (dipartimento di Prevenzione-promozione della salute) e da lì vengono strutturati dei percorsi che solitamente prevedono un incontro organizzativo con gli insegnanti, due o tre incontri in classe con i ragazzi e poi un incontro di restituzione per i docenti e due per i genitori di modo da condividere il percorso e confrontarsi sulle tematiche emerse; il coinvolgimento sia di insegnanti che genitori punta a rendere partecipi tutti i soggetti appartenenti al mondo adulto con cui quotidianamente gli adolescenti si relazionano.
Solitamente nel primo incontro coi ragazzi si chiede loro di scrivere domande per poter orientare, secondo i loro interessi, i successivi incontri e questi non vengono fatti come lezione frontale ma con dialoghi in cerchio, brainstorming, lavoro in piccoli gruppi o a coppie e dibattiti per favorire il confronto e l’interazione. Tutto ciò viene fatto cercando di utilizzare il più possibile il linguaggio dei ragazzi ponendo l’attenzione anche sul loro rapporto con social e smartphone creando laboratori per favorire la collaborazione e non la competizione spingendo ad un dialogo che sfavorisca un agire sbagliato.
Micheluzzi ha proseguito indicando come “lo scorso anno gli studenti coinvolti in totale sono stati 900 e il servizio è sempre più richiesto. Per quanto riguarda invece lo spazio adolescenti-consultorio giovani è stato utilizzato almeno una volta da 468 adolescenti nel distretto di Belluno e 260 in quello di Feltre”. Questi spazi sono parte della Ulss e sono dedicati a Belluno e Feltre mentre rientrano nei consultori familiari ad Agordo e Pieve di Cadore e danno un servizio a libero accesso e gratuito ad adolescenti e loro famiglie fornendo loro una consulenza psicoeducativa e dei percorsi di supporto psicologico e di sostegno alla genitorialità nell’ambito delle fisiologiche crisi evolutive o di disagio adolescenziale; non tratta invece problematiche depressive, gravi stati d’ansia, disturbi della nutrizione per i quali vi sono altri servizi dedicati.
Oltre agli spazi presso l’Ulss vi sono anche gli sportelli di ascolto, nelle scuole superiori, dove vengono offerti tre colloqui individuali ai singoli studenti che ne abbiano necessità e dove possono presentarsi di loro iniziativa a partire dai 16 anni. Gli sportelli sono spazi offerti dai professionisti dell’Ulss, all’interno della scuola, come luoghi di ascolto per l’adolescente in relazione ai propri vissuti, bisogni personali, familiari, scolastici in stretta collaborazione con gli insegnanti e in questi, nell’anno scolastico 2022/23, sono stati visti 120 studenti per un totale di 350 colloqui.
La conferenza di oggi, ha concluso Micheluzzi, “è data anche dall’importanza di far sapere ai ragazzi che la struttura per aiutarli c’è”. Per quanto riguarda la violenza, ha aggiunto Dal Ben, il dipartimento di prevenzione ha proposto una sperimentazione che consiste nell’avere una figura infermieristica presente nei fine settimana nei pronto soccorso pronta a dedicarsi ad eventuali casi di violenza che dovessero presentarsi. A conclusione della conferenza vi è stato un momento nel quale il commissario ha ringraziato tre medici che sono arrivati alla soglia del pensionamento e nello specifico il dottor Stefano Calabro direttore dell’Unità Operativa Complessa di Pneumologia dell’Ospedale di Feltre, il dottor Duilio Della Libera direttore dell’Unità Operativa Complessa di Anatomia Patologica dell’Ospedale di Feltre e la dottoressa Laura Pat direttrice dell’Anestesia di Agordo che ha assicurato passeranno presto il testimone a nuovi colleghi per i quali è già stato emesso il bando".












