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| 08 dic 2023 | 13:21

Omicidio Ziliani, ergastolo per le due figlie della vigilessa di Temù e per Mirto Milani. Per il 'trio criminale' anche l'isolamento diurno

La Corte d'Assise di Brescia ha condannato Paola e Silvia Zani, insieme a Mirto Milani, fidanzato di una delle due, all'ergastolo per l'omicidio della madre Laura Ziliani, uccisa nella notte tra il 7 e l'8 maggio del 2021. Per il 'trio criminale' è stato disposto anche l'isolamento diurno di sei mesi

Omicidio Ziliani, ergastolo per le due figlie della vigilessa di Temù e per Mirto Milani

BRESCIA. Prima le benzodiazepine, somministrate in quantità tali da stordire la donna, poi la brutale violenza che ha causato la morte, per soffocamento, di Laura Ziliani, l'ex vigilessa 55enne di Temù (nell'Alto Bresciano) trovata morta l'8 agosto 2021 lungo l'argine dell'Oglio: la Corte d'Assise di Brescia ha condannato all'ergastolo il 'trio criminale' responsabile dell'efferato crimine, formato da due delle tre figlie della vittima (Paola e Silvia Zani) e dal fidanzato di una di loro (ma legato sentimentalmente anche all'altra), Mirto Milani.

 

L'omicidio era avvenuto tre mesi prima del ritrovamento del cadavere, nella notte tra il 7 e l'8 maggio. Il movente, per tutti e tre, sarebbe stato di natura economica: avrebbero agito per cercare di mettere le mani sul patrimonio immobiliare di Ziliani. Nessuno sconto di pena dunque rispetto alla richiesta della Procura e dal processo di primo grado sono uscite le condanne più pesanti, alle quali si accompagnano anche sei mesi di isolamento diurno per tutti e tre i responsabili.

 

Dopo l'omicidio (e l'occultamento del cadavere) le due figlie dell'ex vigilessa ne aveva denunciato la scomparsa, lanciando (in lacrime) un appello pubblicamente per il ritrovamento della donna. In seguito al ritrovamento del corpo senza vita, verso la fine di settembre del 2021, il 'trio' era stato arrestato e, dopo mesi di silenzio, Mirto Milani aveva riportato i dettagli dell'omicidio al suo compagno di cella, portando in seguito alle confessioni da parte di tutti e tre i responsabili.

 

Diverse le precisazioni avanzate ieri dalla Corte d'assise. L'omicidio volontario di Ziliani è stato innanzitutto aggravato dalla premeditazione e, per quanto riguarda le figlie, dal rapporto di parentela. È stata esclusa però l'aggravante del mezzo venefico (per l'utilizzo delle benzodiazepine), mentre l'occultamento del cadavere è diventato soppressione. Il precedente tentativo di portare a termine il delitto (tre settimane prima Ziliani era stata stordita sempre con l'uso di benzodiazepine) è passato invece da tentato omicidio a lesioni aggravate.

 

Il risultato è il massimo della pena per il 'trio' e la provvisionale disposta dalla Corte di 200mila euro nei confronti della sorella delle imputate (la terza figlia di Ziliani, estranea ai fatti), di 100mila euro per la madre della vittima e di 50mila euro a testa per i due fratelli.

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