Orsa con piccolo e falso attacco a due giovani, il Parco Adamello Brenta dice la sua: ''No alla tesi 'i boschi sono dell'orso' e alla colpevolizzazione degli escursionisti''
Il Parco Adamello Brenta spiega quanto sia importante ricondurre il livello della discussione nei binari della razionalità per il bene degli uomini che frequentano le montagne e degli orsi che vi ci vivono. Poi la stoccata ai media: ''La qualificazione delle due persone protagoniste dell’episodio da parte dei media quali “cacciatori” è del tutto superflua nella valutazione dei fatti'', ma è stata fatta dalla stessa Provincia di Trento nel suo comunicato ufficiale di ricostruzione dei fatti

TRENTO. La posizione del Parco Adamello Brenta? E' un invito ad abbassare i toni. Anche la vicenda di Roncone, infatti, dove due ragazzi hanno trovato sulla loro strada un'orsa con cucciola che, di fatto, dormiva lungo il sentiero e hanno cercato di allontanarla con delle grida, salvo poi rischiare un attacco da parte della stessa con uno dei due che si è anche ferito, sta scatenando la solita sollevazione popolare tra chi dice ''viva gli orsi'' e chi dice ''abbasso gli orsi''. Il Parco vuole, invece, fissare alcuni paletti inserendosi così nel dibattito per riportare il tutto sui binari della razionalità, unica speranza di gestione del fenomeno per il bene delle persone che frequentano le montagne e per gli orsi che vi ci vivono.
''L’evento recentemente occorso a due persone che in Valle del Chiese (Comune di Roncone) hanno incontrato l’orsa F36, con un suo piccolo, ha generato prese di posizione che hanno avuto una notevole risonanza mediatica'', spiega il Parco che chiarisce: ''Vogliamo sottolineare innanzitutto che effettuare escursioni in qualsiasi zona dell’area protetta e a qualsiasi ora del giorno, è un’ottima attività, e tale deve essere considerata. Non si ritiene opportuno né utile chiudere porzioni del territorio per evitare o diminuire la possibilità di incontri con l'orso, come richiesto da alcune associazioni. Inoltre il Parco ribadisce con forza che le tradizionali attività svolte dall’uomo in montagna devono essere salvaguardate; in tal senso non si accetta la tesi secondo la quale "i boschi sono dell'orso", come anche quella secondo la quale non ci sarebbe spazio in Trentino per i grandi carnivori. L'obbligo morale e legale è attualmente quello di trovare soluzioni utili all'uomo e che possano non essere in contrasto con la presenza dell'orso''.
Il Parco prosegue spiegando che si conferma invece l’assoluta esigenza di una comunicazione che porti tutte le persone che legittimamente svolgono una qualsiasi attività nei boschi a comprendere meglio la situazione e a mettere in atto comportamenti utili ad abbassare la possibilità che si verifichino aggressioni.
Venendo più specificamente a quanto è accaduto a Roncone. ''Il Parco ritiene che in base alla conoscenza dei fatti attualmente a disposizione, da parte delle persone protagoniste dell’episodio non sarebbero emersi comportamenti tali da configurare una loro responsabilità significativa rispetto alla reazione dell’orsa. Un possibile errato comportamento è del tutto giustificabile, per l’ovvia difficoltà emotiva generata da un incontro a distanza ravvicinata con un orso''.
''La qualificazione delle due persone protagoniste dell’episodio da parte dei media quali “cacciatori” - prosegue il Parco - è del tutto superflua nella valutazione dei fatti. Poco opportune e persino offensive sono anche definizioni censurabili come “atteggiamento sconsiderato” e/o addirittura “dabbenaggine” nel descrivere l’accaduto''. Va detto, a onor del vero che la qualificazione dei due giovani con ''cacciatori'' è stata fatta dalla Provincia di Trento con il comunicato ufficiale con il quale ha diffuso la notizia dell'aggressione. Un'informazione senza dubbio superflua ma che l'ente pubblico ha deciso di specificare a chiare lettere nella sua versione ufficiale e che i media non potevano non comunicare a ridosso dell'evento visto che si trattava proprio della versione ufficiale.

''Il Parco non condivide le affermazioni di chi ha insinuato dubbi sulle motivazioni reali che portano le persone ad effettuare escursioni nei boschi - prosegue il Pnab - per sostenere in modo più o meno esplicito la tesi che gli orsi "se lasciati in pace" non aggrediscono le persone. Per comprendere le ragioni di un attacco di un orso ad una persona sarebbe opportuno mantenere il livello del dialogo nella correttezza e nell'oggettività, in modo da poter analizzare serenamente l'accaduto per capire come sia possibile diminuire le possibilità che gli eventi si ripropongano. Va tenuto conto peraltro che se i comportamenti di una specie sono in qualche modo codificati e quindi anche prevedibili, esiste pur sempre un margine di imponderabilità legato all’indole di ciascun esemplare. Ciò vale per tutte le specie animali, e quindi anche per gli orsi che, detto semplicemente, “non hanno tutti lo stesso carattere”''.
In sintesi, il Parco Naturale Adamello Brenta ritiene essenziale promuovere un percorso di coesistenza con i grandi carnivori, utile a rimettere in primo piano gli elementi di conoscenza oggettiva degli accadimenti, capaci di far maturare opinioni solide, lontane da illazioni e ideologie ma che consideri sempre e comunque la centralità dell’uomo e delle sue attività. Il Parco quindi invita tutti i portatori di interesse ad una espressione delle loro legittime posizioni quanto più pacata possibile, per affrontare un percorso comune e produttivo.












