Stop agli abbattimenti dei lupi in Trentino, Enpa a Fugatti: “Fermata una condanna a morte insensata. Noi aperti al dialogo ma mai ascoltati in questi anni”
Dopo le dichiarazioni di Fugatti, che si è detto “deluso” e “incredulo” dopo la decisione del Consiglio di stato sulla sospensione del decreto di abbattimento di due lupi in Lessinia, la presidente nazionale Enpa, Carla Rocchi, è intervenuta sulla questione: ecco le sue parole

TRENTO. “Le istituzioni hanno bloccato una condanna a morte insensata e facile di due lupi scelti a casaccio per 'fermare' le predazioni: noi siamo aperti al dialogo anche se, in questi anni, mai una volta siamo stati ascoltati”. È questo, in sintesi, quanto riportato nella giornata di oggi (12 agosto) dalla presidente nazionale Enpa, Carla Rocchi, dopo le parole del presidente della Provincia autonoma di Trento in merito alla sospensione del decreto per l'abbattimento di due lupi in Lessinia (Qui Articolo).
Come riportato infatti, il Consiglio di Stato ha deciso di sospendere temporaneamente (fino al 14 settembre, quando si terrà l'udienza collegiale al Tribunale amministrativo di Trento) l'ordine di abbattimento firmato da Fugatti per l'uccisione di due dei lupi del branco gravitante nell'area di Malga Boldera, in Lessinia, dove negli ultimi mesi sono stati registrati diversi episodi di predazione.
Una decisione che lo stesso Fugatti ha commentato dicendosi deluso e incredulo e sottolineando che “a forza di cercare cavilli su cavilli non ci si accorge che il mondo reale è un'altra cosa”. “Credo – ha detto ancora il presidente della Pat – che si sia perso il senso della misura e l'ordine di priorità, anteponendo ideologia e animalismo spinto al valore della vita umana e delle fatiche di uomini e donne che da secoli cercano di preservare la montagna cercando di viverci”.
“Comprendiamo la delusione di Fugatti – scrive Rocchi – la cui volontà di uccidere animali selvatici particolarmente protetti in totale carenza e assenza di motivazioni - se non puramente politiche - è stata fino ad ora bloccata dalla giustizia. Tuttavia gettare fango sulle istituzioni e sul Consiglio di Stato non è certo un comportamento che si addice ad un legislatore. Gli italiani, in cui si dovrebbe riconoscere, hanno invece molta fiducia nelle istituzioni, che evidentemente hanno ritenuto di dover fermare l’ insensata e facile condanna a morte di due lupi, scelti a casaccio, per 'fermare' le predazioni. Il presidente della PAT dovrebbe altresì ricordare che essi non sono patrimonio esclusivo del Trentino, ma bene indisponibile dello Stato e quindi degli italiani, e rigorosamente protetti dalla direttiva Europea e che eventuali ed eccezionali deroghe devono essere motivate e attuate in assenza di soluzioni soddisfacenti”.
"Lo invitiamo - continua la presidente Enpa - a leggere gli stessi studi scientifici dai quali ha estrapolato solo alcune frasi riportate nel suo decreto per renderlo 'giustificabile', poiché scoprirà che la prevenzione, per essere efficace, deve essere integrata: non basta un recinto (che risultava a volte mal funzionante e con numerose criticità, come evidenziato da relazione regolarmente depositate a seguito di sopralluoghi), ma occorre anche la presenza del pastore o i cani da guardiania, che farebbero scendere a zero le predazioni. E anche che gli asini non sono efficaci come strumenti di dissuasione per i lupi. E che esistono -eccome! - le altre soluzioni soddisfacenti. E molto altro ancora”.
“Il presidente Fugatti – conclude Rocchi - afferma che questa non è una crociata personale (o meglio, politica, alla vigilia delle elezioni). E’ difficile crederle, se non si esita ad attaccare la magistratura, e ritenendone responsabile l’ideologia e l’animalismo. Non crede che sia l’evidente carenza di motivazioni alla base di queste bocciature? Non pensa che i trentini, allevatori compresi, vadano aiutati sul serio anziché far loro credere che sparare a due lupi o a un orso risolverà i loro problemi, con la prevenzione e la scienza? Davvero, presidente, non vogliamo pensare che l’unica giustizia meritevole di essere accettata sia la sua. Noi siamo aperti al dialogo, anche se, giova ricordarlo, in questi anni mai una volta siamo stati ascoltati prima dell’emanazione di questi atti. Eppure, anche i nostri soci sono 'trentini', come gli altri”.












