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| 05 set 2024 | 15:31

Aumentano i focolai di peste suina, ecco le zone più colpite: "Massima attenzione in Trentino". Coldiretti: "Subito indennizzi e contenimento cinghiali"

Il contagio aumenta in Lombardia e Piemonte, le zone più colpite a livello nazionale: "In Trentino - dice a il Dolomiti il direttore dell'Unità operativa igiene e sanità pubblica veterinaria dell'Apss Roberto Tezzele - non ci sono casi segnalati, ma l'attenzione rimane altissima per evitare l'introduzione"

MILANO. La Peste suina africana fa paura e mentre il contagio cresce in particolare in Lombardia e Piemonte da Coldiretti arriva un appello al ministro Lollobrigida: “Subito indennizzi e interventi rapidi per il contenimento dei cinghiali”. A livello numerico infatti, nel giro di un mese e mezzo circa i focolai confermati sono passati da 6 a ben 24 in tutto il Paese, 18 dei quali in Lombardia, 5 in Piemonte e 1 in Emilia Romagna. La Psa, va ricordato, è una malattia virale dei suini e cinghiali selvatici estremamente pericolosa per gli animali, ma innocua per l'uomo, per la quale non esistono né vaccini né cure. L'eradicazione della malattia, dicono le autorità, può richiedere diversi anni e le aree interessate subiscono notevoli perdite economiche a causa del decesso degli animali, della restrizione agli spostamenti e per le misure di controllo. Proprio per questo, dice a il Dolomiti il direttore dell'Unità operativa igiene e sanità pubblica veterinaria dell'Apss Roberto Tezzele, l'attenzione è altissima anche in Trentino, dove fortunatamente al momento non si registrano contagi.

 

“In Lombardia e Piemonte – spiega l'sperto – ci sono parecchi casi. Con un'ordinanza, il Commissario straordinario per la gestione della Peste suina africana a livello nazionale Giovanni Filippini ha, per così dire, stretto i paletti nelle zone colpite, istituendo una sorta di 'lockdown' per gli allevamenti interessati nel tentativo di bloccare la trasmissione del virus. In Trentino, di fatto, la situazione è attualmente tranquilla: non sono segnalati casi selvatici né all'interno di allevamenti. La sorveglianza però è costante per evitare l'introduzione – dice ancora Tezzele –. Ma se da una parte le nuove disposizioni mirano a limitare la possibilità di diffusione tra allevamenti, dall'altra rimane comunque il rischio che la Psa venga introdotta attraverso animali selvatici o tramite alimenti contaminati”. Il virus della Peste suina africana è infatti estremamente resistente e può contagiare gli animali anche tramite prodotti carnei infetti: “Per questo – dice Tezzele – gli scarti alimentari delle mense, per esempio, non possono essere utilizzati negli allevamenti. Da tempo poi in Trentino, attraverso la Forestale, si sta portando avanti una campagna d'affissione per ricordare di non abbandonare rifiuti alimentari in natura”.

 

Nonostante tutte le precauzioni però, in questi mesi sono purtroppo stati registrati casi di contagio anche tra allevamento e allevamento e a spaventare i responsabili non è solo la letalità estremamente alta (arriva fino al 90% nei suini), ma anche le restrizioni che in caso di contagio vengono imposte al commercio della carne e dei prodotti derivati. Una problematica, come anticipato, che Coldiretti ha portato sul tavolo del governo, chiedendo ulteriori misure di gestione. “La diffusione della Psa – si legge nella lettera inviata dal presidente di Coldiretti Ettore Prandini ai ministri dell'Agricoltura e della Salute Francesco Lollobrigida e Orazio Schillaci – ha ormai raggiunto livelli allarmanti, mettendo a rischio non solo la salute animale, ma l'intera filiera suinicola del nostro Paese, un settore cruciale per l'economia nazionale e per la tutela delle nostre produzioni di qualità”.

 

"E' indispensabile – si legge ancora nella lettera di Prandini – garantire agli allevatori la certezza degli indennizzi per i danni subiti, magari anche attraverso dei fondi emergenziali, coprendo non solo le perdite dovute agli abbattimenti, ma anche i mancati guadagni legati al fermo aziendale forzato”. Un altro aspetto cruciale, sottolinea l'associazione di categoria, riguarda poi il contenimento della fauna selvatica, in particolare dei cinghiali, principali vettori del virus: “La filiera suinicola italiana – conclude Coldiretti – che vale complessivamente circa 20 miliardi di euro e coinvolge 100mila posti di lavoro e 10 milioni di animali allevati, non può permettersi ulteriori ritardi”.

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