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Bolzano
27 aprile | 19:16

Un prete con la kippah in solidarietà dell'uomo picchiato a Roma: "Un gesto contro l'imbarbarimento e la violenza. Stiamo perdendo la libertà"

Il decano don Mario Gretter ha indossato per una settimana il tradizionale copricapo ebraico dopo la brutale aggressione avvenuta a Roma. Una presa di posizione netta per denunciare l'odio religioso e richiamare al valore civile del confronto e della libertà di espressione garantita dalla Costituzione

BOLZANO. In un’epoca in cui alzare la voce sembra l’unico modo per esistere, don Mario Gretter ha scelto di parlare restando in silenzio, affidando il suo messaggio a un piccolo pezzo di stoffa appoggiato sulla testa.

 

Il decano di Merano e parroco di Santo Spirito, ha portato per una settimana la kippah, il tradizionale copricapo ebraico.

 

Una reazione la sua, a un fatto di cronaca che lo ha scosso profondamente: l’aggressione avvenuta a Roma pochi giorni fa, dove un uomo è stato preso a calci e pugni per il solo fatto di mostrare quel simbolo.

 

“E' stato uno spontaneo gesto di solidarietà. Quanto accaduto è segno di un mondo che si sta sempre più imbarbarendo, dove cresce esponenzialmente l'aggressività, in ogni sua forma. Bisogna ricreare un clima dove ci si può confrontare, dove vige la libertà di espressione”, dichiara Don Gretter.

 

Il sacerdote non usa mezzi termini e, nell'analizzare il momento che stiamo vivendo, punta il dito contro la perdita della capacità di confrontarsi, o come dice lui, di "litigare bene".

 

Essere cristiani, per don Mario, significa anche saper affrontare il dissenso, alzare i toni se serve, ma restando sempre nel campo dell’argomentazione e del rispetto.

 

Invece, quello che vede fuori dalla porta della sua parrocchia è un mondo dove il linguaggio sta morendo per lasciare spazio alla violenza pura, un mondo dove ci si sta abituando a tutto: “dalle donne macellate ai rapporti tossici, fino alle persone costrette a dormire in macchina. In questo scenario, il fatto che qualcuno non si possa nemmeno indossare un segno religioso senza rischiare la vita non è solo un episodio di cronaca, ma un allarme rosso”.

 

“La nostra costituzione garantisce a ogni cittadino di poter professare la sua fede religiosa. Non può succedere che una persona venga picchiata per aver indossato un simbolo religioso. Non può capitare che venga minata la libertà di espressione delle persone”, dichiara ancora Don Gretter.

 

Nel corso della settimana in cui ha indossato la Kippah, le reazioni sono state molteplici. C'è chi non ha riconosciuto il copricapo, chi lo guardava come a chiedersi cosa ci facesse "quella roba lì" sulla testa di un parroco. Ci sono stati ragazzi che hanno chiesto lumi, adulti che hanno espresso le loro opinioni.

 

"Anche queste sono state occasioni di confronto, ed è un bene – prosegue don Gretter che sottolinea – Molti hanno colto il punto, e hanno compreso il mio messaggio, dicendosi d'accordo con me. Si può anche non essere d'accordo con lo stato politico di Israele, con quello che accade. Ma questo non deve far venire meno il confronto e il dialogo. Si può non essere d'accordo con pensieri, decisioni e politiche. Ma non si può arrivare alla violenza”.

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