Certificati di malattia per un giorno, medici in difficoltà. Ioppi: "Troppo lavoro, per periodi brevi serve l'autocertificazione". Tonina: "L'Inps non l'accetta"
"Il medico si trova costretto a tamponare una situazione di cui non è lui il responsabile" spiega il presidente dell'Ordine dei medici. Sono sempre di più le persone che hanno bisogno di un certificato medico di malattia di un giorno ma si trovano in difficoltà nell'avere una visita veloce dal medico arrivando a farla addirittura quando i sintomi sono già spariti

TRENTO. “Qui c'è tutto che non va. I medici sono costretti a fare turni massacranti e avere oltre 2500 pazienti. Siamo davvero in difficoltà”. Usa queste parole il presidente dell'Ordine dei Medici del Trentino, Marco Ioppi per commentare le sempre più frequenti problematiche che i cittadini si trovano ad affrontare nel chiedere dei servizi.
E' il caso dei certificati medici di malattia che i lavoratori devono inviare alla propria azienda. Questo deve avvenire anche se l'assenza è di una sola giornata, la certificazione telematica deve essere comunque rilasciata. Non sempre però per il lavoratore è semplice e i paradossi che si trovano ad affrontare sono molti.
Il certificato di malattia deve essere rilasciato a seguito di una visita diretta del medico con il paziente e non può essere rilasciata con un consulto telefonico. Quando la certificazione si riferisce ad una sola giornata, però, diventa davvero un'impresa: il medico non sempre ha orari disponibili per effettuare visite all'ultimo minuto e senza una visita di persona il rischio è quello di avere un richiamo deontologico e non solo.
“Ci deve essere l'accertamento del paziente, il medico – spiega il presidente Marco Ioppi – non può fare diagnosi a distanza, per telefono o se non ha visto le persone. Questi certificati di un giorno o due giorni mettono in difficoltà tutti perché le richieste sono molte e possono capitare quando non c'è il medico nel fine settimana oppure si arriva a vedere il paziente quando il giorno di malattia è passato”.
Situazioni che rischiano di esporre il medico a fare una certificazione che non è oggettiva e che potrebbe anche favorire i cosiddetti furbetti che dichiarano di essere ammalati chiedendo al medico di credergli sulla fiducia. “Il medico – continua Ioppi – deve tamponare una situazione e non è lui il responsabile e questo non va bene”.
L'ipotesi che viene rilanciata dal presidente dell'Ordine dei Medici è quella di aprire la strada, quando il giorno di malattia è uno, alle autocertificazioni.
“In passato – spiega – una persona certificava la sua malattia e ne era responsabile per periodi brevi di uno o al massimo due giorni. Questo potrebbe essere una soluzione. Il sabato e la domenica i medici di medicina generale non ci sono e questi certificati sono richiesti ai medici di continuità assistenziale che non conoscono per nulla la storia del paziente”.
Le difficoltà, insomma, non mancano e sono tante. “Se un medico ha 2500 mutuati – continua Marco Ioppi – seguirli tutti è un'impresa. Come abbiamo già detto più volte se abbiamo la coperta corta i problemi non si possono risolvere caricando ancora di più i medici. Non stiamo parlando di pazienti giovani ma di anziani che sempre più hanno bisogno di assistenza. Il rischio è che il sistema vada completamente in tilt”.
L'introduzione di una certificazione non sembra essere, però, una strada facile. A dirlo è l'assessore alla Salute Mario Tonina. "Siamo a conoscenza del problema - spiega l'assessore - ma non possiamo fare molto. L'Inps non accetta che si possa introdurre l'autocertificazione".












