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Fiumi di droga in Trentino, paprika per camuffarne l’odore e le dosi seppellite nei parchi: maxi operazione della Finanza, 38 indagati e sequestri per oltre 10 milioni 

Le misure cautelari che hanno riguardato in tutto 38 persone, di cui 36 di nazionalità estera (albanesi, tunisini, marocchini e portoghesi), sono state eseguite nelle province di Trento, Torino, Milano, Bergamo, Brescia, Bolzano, Verona, Pavia, Cremona e Livorno e sono state emesse al termine di un’articolata e complessa attività d’indagine, avviata a dicembre 2021

Di G.Fin - 07 maggio 2024 - 08:13

TRENTO. Grossa operazione da parte della Guardia di Finanza di Trento nelle prime ore oggi che ha portato 27 persone in carcere e 11 persone con obbligo di dimora con il sequestro per oltre 10 milioni di euro.

 

L'operazione è stata portata avanti dalle fiamme gialle di Trento coadiuvati da personale dello Scico, dei reparti territoriali del corpo sul territorio nazionale e della sezione aerea di Bolzano.

 

Le misure cautelari che hanno riguardato in tutto 38 persone, di cui 36 di nazionalità estera (albanesi, tunisini, marocchini e portoghesi), sono state eseguite nelle province di Trento, Torino, Milano, Bergamo, Brescia, Bolzano, Verona, Pavia, Cremona e Livorno e sono state emesse al termine di un’articolata e complessa attività d’indagine, avviata a dicembre 2021.

 

I soggetti coinvolti sono ritenuti a vario titolo, salvo il principio di presunzione di innocenza, responsabili di aver partecipato o collaborato all’interno di 2 articolate associazioni per delinquere che, interconnesse tra loro, erano dedite al traffico di sostanze stupefacenti (cocaina, hashish, marjuana ed eroina), provenienti da altre Regioni italiane e destinate quasi interamente al territorio del Trentino.

 

Le investigazioni traggono origine da pregresse indagini di polizia giudiziaria e dal costante monitoraggio del territorio. I successivi approfondimenti portavano a individuare i principali clienti e fornitori della sostanza stupefacente, ad identificare la fitta rete dei partecipanti dei due gruppi criminali ed a ricostruirne interamente l’operatività.

Le consorterie, previ accordi tra connazionali che si trovavano in altre regioni, facevano giungere la sostanza stupefacente sul territorio trentino attraverso corrieri che utilizzavano autovetture appositamente modificate e dotate di ingegnosi doppi fondi.

 

Successivamente, gli indagati che operavano in Trentino, in totale 26 con vari ruoli e tutti colpiti da provvedimenti di cattura, procedevano, all’interno di alcuni appartamenti in affitto, al taglio ed al confezionamento della droga, utilizzando anche la paprika per camuffarne l’odore.

 

Le dosi così composte venivano interrate lungo gli argini di fiumi o all’interno di un parco pubblico per poi cederle ai consumatori finali. In altri casi, è emerso che gli indagati utilizzavano autovetture prive di copertura assicurativa e lasciate in parcheggi pubblici, nelle adiacenze del centro storico del capoluogo trentino, come “magazzini temporanei” per lo stoccaggio della sostanza stupefacente, in attesa del successivo ed imminente spaccio.

 

La vendita della sostanza stupefacente avveniva solitamente a Trento e Rovereto, vicino o all’interno di parchi e giardini pubblici ed era rivolto ad una fitta rete di clienti, anche di giovane età. Nel corso delle investigazioni sono stati effettuati numerosi riscontri, anche attraverso l’impiego delle unità cinofile della Guardia di Finanza, che hanno consentito di trarre in arresto in flagranza di reato 19 soggetti e di sequestrare oltre 49 chili di hashish, 20 chili di cocaina, oltre 5 chili di eroina, sostanze da taglio per circa 12 chili, un'arma da sparo, denaro contante per oltre 111.000 euro e materiale vario per il confezionamento della droga.

 

La ricostruzione dell’operatività criminale dei due gruppi investigati e degli altri collaboratori è stata effettuata anche dal punto di vista economico-patrimoniale. È emersa, infatti, una consistente disponibilità di denaro contante.


Per alcuni sodali, le entrate derivanti dallo spaccio rappresentavano una sorta di reddito aggiuntivo e parallelo rispetto all’ordinaria attività lavorativa lecita. Analizzando le quantità acquistate, i prezzi di acquisto, i tagli della sostanza pura (da un chilo di cocaina venivano ricavati 3 chili si sostanza da commercializzare, le dosi ricavabili per chilogrammo (pari a circa 5000 dosi per 1 chilo di cocaina tagliata), il prezzo medio di cessione per dose al dettaglio, è stato quindi quantificato il profitto illecito che le consorterie hanno ottenuto dal traffico di sostanze stupefacente, determinato in oltre 10 milioni di euro.

L’esecuzione dei provvedimenti ha richiesto l’impiego di circa 100 militari di vari reparti territoriali della Guardia di Finanza.

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