Il “sesso” 3.0: partner virtuali e sexting con l'Ia (che manda foto, video e chatta). L'esperta: “Così si vive la sessualità tra onnipotenza e frustrazione"
Sono molte le applicazioni (sempre più pubblicizzate, tra l'altro, sui social) che permettono agli utenti di 'creare' partner virtuali (chi partendo da un 'prototipo' umano, chi creando 'gemelli' virtuali delle star, chi con deep fake dei quali si possono modificare a piacimento le caratteristiche): "Ormai siamo alla pornografia 3.0 - dice a il Dolomiti la presidente degli ordini degli psicologi del Trentino Roberta Bommassar - stiamo vivendo in una società narcisistica, nella quale la nozione di sé è spesso esagerata fino ad arrivare a veri e propri deliri di onnipotenza"

TRENTO. “In dieci secondi capirai perché non hai bisogno di una vera fidanzata”, “Non ti sentirai più da solo”, “Crea la tua 'ragazza-IA' perfetta”, “Vuoi divertirti ma vieni respinto ogni volta?”, passando poi per più espliciti “giochi di ruolo” hard e “simulatori di sesso”. Sono moltissime le applicazioni (sempre più pubblicizzate, tra l'altro, sui social) che nei vari store online permettono agli utenti di 'creare' letteralmente un partner virtuale, attivo sette giorni su sette, ventiquattro ore su ventiquattro e sempre pronto a chattare (inviando, a richiesta, anche foto e video). Il 'motore' di tutto, neanche a dirlo, sono i nuovi sistemi di intelligenza artificiale sui quali si basano i vari bot, generati volta per volta a partire dalle caratteristiche reali di un 'prototipo' umano o addirittura creando un 'gemello' virtuale di attori e attrici o personaggi famosi. Altri servizi invogliano invece gli utenti con deep fake (immagini umane generate da Ia) molto realistici, dei quali si possono modificare a piacimento le 'caratteristiche' (vi lasciamo immaginare quali) con un semplice prompt (un input fornito ai sistemi per generare quanto richiesto).
Al netto dell'effetto più o meno realistico che questi sistemi sono in grado di fornire attualmente (molti utenti, spulciando le recensioni sui vari app store, lamentano la limitatezza degli avatar generati), non è difficile immaginare come lo sviluppo sempre più veloce del mondo dell'Ia permetterà agli sviluppatori di affinare progressivamente le caratteristiche di questi 'partner' virtuali. Il tutto mentre, nel mondo reale, gli esperti segnalano da tempo un calo della sessualità e un cambiamento dell'affettività in particolare tra i più giovani. Proprio per ragionare di questi temi e per approfondire quali possibili effetti 'alternative' virtuali di questo tipo potrebbero avere in particolare su ragazze e ragazzi, il Dolomiti ha contattato Roberta Bommassar, presidente dell'Ordine degli psicologi del Trentino.
“Ormai siamo alla pornografia 3.0 – dice l'esperta – e dobbiamo inserire i passaggi di questa dinamica in un contesto sociale e culturale che già di suo è estremamente complicato. La storia della pornografia, ovviamente, è antichissima. L'utilizzo di immagini per sostenere l'eccitazione ha visto un primo netto cambiamento con l'arrivo della rete, seguito poi dall'avvento degli smartphone che hanno facilitato enormemente la fruizione di contenuti hard. Contestualmente, l'industria del sesso è cresciuta ed il mercato oggi muove un impero finanziario maggiore di quello delle armi: dai 5 ai 7mila miliardi di euro all'anno. Questo significa che il singolo si deve confrontare con un mercato estremamente aggressivo”. E in grado, come anticipato, di offrire alternative sempre nuove.
“Per il meccanismo dopaminergico il porno è una trappola – dice Bommassar –: più ne vedi, più sei portato ad aumentare l'eccitabilità e quindi a fruire di sempre più contenuti. E quasi tutto di quel che passa in rete rappresenta, già oggi, situazioni di fatto irrealistiche ed irraggiungibili, sia dal punto di vista fisico che per i comportamenti adottati. E ora s'inseriscono questi nuovi sviluppi, nei quali ci si può in qualche modo 'creare' i propri scenari e le proprie fantasie. L'aspetto focale a mio avviso è che stiamo vivendo in una società narcisistica, nella quale la nozione di sé è spesso esagerata fino ad arrivare a veri e propri deliri di onnipotenza. Una dinamica che strumenti di questo tipo non possono che esasperare, bypassando addirittura la necessità di 'accontentarsi' (si fa per dire) delle fantasie e delle scene messe in atto in rete per arrivare a crearle”.
Le derive di fronte a questo scenario, dice Bommassar, sono due: “Da una parte, come detto, si esaspera la malattia della nostra società, rafforzando la convinzione che tutto è a portata di mano. Dall'altra, inevitabilmente, si finisce nella frustrazione, vista l'impossibilità di rapportarsi con le aspettative che il soggetto si crea. Si tratta di una dinamica ben conosciuta per quanto riguarda gli standard posti dal porno, per così dire, tradizionale: il tipo di esperienza che viene portato sullo schermo non ha spesso nulla a che vedere con scenari realistici. Se ci mettiamo nei panni di chi quegli scenari potrebbe addirittura crearseli, allora è chiaro che nel mondo reale sarà impossibile trovare un'alternativa che anche solo s'avvicini alle nostre idealizzazioni”. Certo, a mancare è la componente fisica, sentimentale, relazionale. Ma come anticipato, gli studi evidenziano come già oggi tra i giovani il sesso 'tradizionale' sia in calo, mentre aumenta quello 'solitario'.
“Già nell'800 Freud aveva identificato con correttezza uno dei compiti fondamentali della persona all'interno di una società – continua la presidente dell'Ordine degli psicologi –: trovare un equilibrio tra il principio di piacere ed il principio di realtà. Oggi la prospettiva è di trovarsi di fronte ad un principio del piacere enorme, e in costante crescita, e ad un principio di realtà che si riduce sempre di più. Il paradosso è di arrivare al rifiuto della socialità stessa perché la realtà perde di fascino. Pensiamo per esempio agli hikikomori: ad oggi si tratta di fasce residue di popolazione, ma sono questioni centrali delle quali è importantissimo parlare. Una sessualità smaterializzata, nella quale le fantasie vengono esternalizzate in un avatar iper realistico, si trascinerebbe dietro una serie di problemi: disistima, fragilità, depressione. Lo sviluppo tecnologico oggi sembra in grado di soddisfare qualunque necessità, ma in realtà stiamo costruendo un mondo difficilissimo per i giovani. È uno scenario preoccupante”.












