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In Trentino 3mila giovani hanno lasciato la scuola nel 2022 (il 7,3%, e in Italia va ben peggio): in Regione 2160 'cervelli in fuga' in un anno. Ecco i dati

I dati della Cgia di Mestre: “Abbandono scolastico e i cosiddetti 'cervelli in fuga' sono due problematiche estremamente delicate che, tuttavia, continuano ad avere da parte dell'opinione pubblica livelli di attenzione molto diversi”. Ecco la situazione in Trentino Alto Adige

Di Filippo Schwachtje - 24 marzo 2024 - 16:03

VENEZIA. “Nel 2022 i giovani che in Italia hanno abbandonato la scuola prematuramente sono stati 465mila, pari all'11,5% della popolazione presente nella fascia di età compresa tra i 18-24 anni. Nello stesso anno invece, i cosiddetti 'cervelli in fuga' che si sono trasferiti all'estero sono stati 55mila: in buona sostanza, i primi sono un numero 8 volte superiore a quello dei secondi”. Sono questi, in sintesi, i dati presentati dagli esperti della Cgia di Mestre nell'ultimo approfondimento del centro, dedicato proprio all'abbandono scolastico (si fa riferimento ai giovani tra i 18 ed i 24 anni con al più la licenza media, che non hanno concluso un corso di formazione professione riconosciuto di durata superiore ai 2 anni e che non frequentano corsi scolastici o attività formative) e alla ricerca, da parte di chi invece ha completato il suo percorso di studio nel nostro Paese, di condizioni migliori all'estero. Guardando in particolare al Trentino Alto Adige, la situazione è migliore rispetto alla media per quanto riguarda l'abbandono scolastico (il tasso di dispersione è al 10,5%, con Trento che presenta dati di gran lunga migliori a Bolzano) mentre il totale dei 'cervelli in fuga' in regione è pari a 2160 nel 2022. Ma procediamo con ordine.

A livello generale si tratta, spiegano dalla Cgia: “Di due problematiche estremamente delicate che, tuttavia, continuano ad avere, da parte dell'opinione pubblica, livelli di attenzione molto diversi. Se la dispersione scolastica non è ancora avvertita come una piaga educativa con un costo sociale spaventoso, la 'fuga' all'estero di tanti giovani, invece, lo è, sebbene il numero della prima criticità sia molto superiore a quello della seconda”. In generale, se a queste specificità che caratterizzano il nostro mondo giovanile aggiungiamo anche la crisi demografica in corso e la rivoluzione digitale ormai alle porte, si legge nell'approfondimento del centro: “Tutto ciò avrà delle ricadute pesantissime anche per le nostre imprese. Con sempre meno giovani, e per una parte importante di essi con un livello di istruzione insufficiente, per tantissime Pmi trovare del personale preparato da inserire nei processi produttivi sarà una 'mission impossible”.

 

Andando a toccare una delle questioni strutturali del Paese, gli esperti ribadiscono poi come l'Italia nel campo dell'istruzione presenti due grossi problemi rispetto ai principali Paesi dell'Unione Europea: “Il primo è un basso numero di diplomati e di laureati, soprattutto in materie scientifiche. Se in tempi ragionevolmente brevi non riusciremo a recuperare il gap con i nostri competitor, corriamo il pericolo di un impoverimento generale del sistema Paese. Il secondo è invece un'elevata povertà educativa che, secondo gli esperti, va di pari passo con la povertà economica. Le cause che determinano la 'fuga' dai banchi di scuola sono principalmente culturali, sociali ed economiche: i ragazzi che provengono da ambienti socialmente svantaggiati e da famiglie con un basso livello di istruzione hanno maggiori probabilità di abbandonare la scuola prima di aver completato il percorso di studi che li porta a conseguire almeno il diploma di maturità”.

D'altra parte, si legge nel report: “Va segnalato che, talvolta, l'abbandono scolastico può essere causato da una insoddisfazione per l'offerta formativa disponibile. In questo senso va sottolineato lo straordinario lavoro inclusivo svolto dagli istituti di istruzione e formazione professionale”. A livello geografico, la situazione più critica è nelle regioni del Sud, che presentano i livelli di abbandono scolastico più elevati: “Pertanto – scrivono gli esperti della Cgia – dal confronto tra la dispersione scolastica e la 'fuga di cervelli' è la Campania a presentare il gap più elevato (la prima è numericamente 16 volte più grande della seconda). Seguono la Puglia e la Sicilia (con 14 volte) e la Toscana e la Sardegna (8)”.

 

In questo ranking, il Trentino si posiziona come detto tra i territori più virtuosi a livello italiano, con una percentuale di abbandono scolastico pari al 7,3% (contro la media italiana dell'11,5% e quella Nord-est del 9,4%). Peggiore invece la situazione in Alto Adige, dove la percentuale sale al 13,5% (peggio fanno solo Sicilia, Campania, Puglia e Sardegna). In tutto, in Regione sono 9mila gli studenti che hanno abbandonato prematuramente gli studi nel corso del 2022 (3mila in Trentino e 6mila in Alto Adige). Nel 2022, a livello regionale, il numero di abbandoni scolastici è stato quindi circa 4 volte superiore in Regione rispetto ai cosiddetti 'cervelli in fuga' (pari come detto a 2.160 in Trentino Alto Adige). Guardando alle Regioni confinanti, il dato arriva a 6 volte in Veneto e a 7 volte in Lombardia.

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