Infermieri in fuga, l'Apss: "Per noi il personale non è un numero". Tonina: "Serve sempre più attenzione verso i professionisti, senza di loro i servizi non ci sarebbero"
Dopo la testimonianza di un infermiere che si è licenziato dall'Apss pubblicata su il Dolomiti è arrivato l'intervento dell'Azienda sanitaria: "E' stato investito molto sui colloqui con il personale dimissionario ricercando, nell’ottica del trattenimento, soluzioni alternative più vicine alle aspettative espresse dalle persone, nei limiti delle disponibilità e dei vincoli normativi”. L'assessore Mario Tonina: "Impegnato fin dall'inizio per fare in modo che il personale sia più considerato e valorizzato. Fondamentali anche le risorse per pagare di più questi professionisti"

TRENTO. “Per Apss il personale non è un numero e, infatti, negli anni sono state realizzate varie progettualità nel campo della conciliazione lavoro famiglia”. L'Azienda sanitaria ha deciso di rispondere alla testimonianza raccolta da il Dolomiti nella quale un infermiere racconta le difficoltà incontrate nel lavorare nell'Azienda e la situazione che l'ha portato lo scorso anno al licenziamento.
Dopo questa testimonianza a il Dolomiti ne sono arrivate numerose altre di professionisti sanitari che hanno deciso di lasciare il proprio lavoro trasferendosi nel privato. “Quando me ne sono andato dopo anni di servizio – ha raccontato a il Dolomiti l'infermiere - nessuno dei miei responsabili o coordinatori mi ha chiesto la ragione del licenziamento improvviso. Questo significa che in Azienda sanitaria sei solo un numero, non conti nulla. Sei un numero che deve lavorare e basta”.
E ancora il tema dell'impossibilità di emergere, dello stipendio e delle ore lavorative. “Non ci sono possibilità di emergere, di crescere, sei un numero e stop” ha ripetuto l'infermiere. “Lo stipendio che ricevevo era di circa 1800 euro. Dovevo lavorare 3 domeniche, fare sei notti al mese e i turni alla mattina e al pomeriggio. Oggi nel privato il mio stipendio è di 2500 euro senza notti e senza festività facendo 130 ore al mese e certi possono avere anche cifre superiori”.
L'Azienda sanitaria, attraverso una nota, parla di “ingenerose critiche al proprio operato” in merito alla gestione del personale, in particolare quello delle professioni sanitarie. Nel ricordare che non considera dei “numeri” il proprio personale, Apss spiega anche di essere impegnata a chiedere di aprire il prima possibile il tavolo contrattuale sulla parte normativa e ordinamentale con lo scopo da una parte di migliorare gli istituti sulla flessibilità lavorativa e consentire una migliore conciliazione vita-lavoro e dall’altra facilitare i percorsi di carriera all’interno delle strutture aziendali.
“In questo senso dal lato della crescita professionale nell’ultimo anno sono state istituite per i professionisti sanitari circa 70 posizioni specialistiche, alcune già assegnate e altre in corso di attribuzione (che valgono 2.600 euro all’anno lordi e si aggiungono al trattamento economico base) e che vanno a dare ulteriore sviluppo di carriera in aggiunta all’istituto di professionista esperto” spiega l'azienda.
Per quanto riguarda i licenziamenti, le direzioni per le professioni sanitarie nell’ultimo anno, riporta la nota dell'Apss “è stato investito molto sui colloqui con il personale dimissionario ricercando, nell’ottica del trattenimento, soluzioni alternative più vicine alle aspettative espresse dalle persone, nei limiti delle disponibilità e dei vincoli normativi”. Non viene riportato, invece, il dato riferito ai tentativi riusciti nel trattenere il personale.
C'è poi il tema della formazione dove si spiega che “A differenza della media delle aziende sanitarie pubbliche italiane, Apss investe fortemente nella formazione del proprio personale, con un importo dedicato che cuba circa di 2milioni e centomila euro all’anno, sia per corsi interni sia finanziando attività formative esterne anche di carattere universitario avanzato, permettendo così ai professionisti di accrescere e consolidare le proprie competenze a vantaggio dei pazienti ma anche del curriculum del dipendente. Con tali finanziamenti nel 2022 sono state erogate 180mila ore di formazione interna e nel 2023 160mila ore, di cui circa il 75% dedicato al personale delle professioni sanitarie, con un totale di 1.300 edizioni di formazione erogate nel 2022 e circa 1.500 nel 2023”.
Per quanto riguarda le dimissioni volontarie degli infermieri a tempo indeterminato (cessazioni volontarie senza diritto alla pensione e mobilità verso altri enti) riferite al 1° semestre degli ultimi due anni i dati ufficiali sono: nel 2023 si sono dimesse 26 persone mentre nel 2024 24 persone.
Sul fronte delle assunzioni a tempo indeterminato del personale infermieristico, prendendo a riferimento sempre i due primi semestri dell’anno, per il 2023 il dato è di 23 persone assunte in ruolo (di cui 13 trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato) e di 114 per il 2024 (di cui 64 trasformazioni a tempo indeterminato).
In merito al tema dello stipendio, inoltre Apss ha voluto previsa che in base a quanto dichiarato dallo stesso infermiere lo stipendio netto mensile “sarebbe di circa 2.040 euro che grazie all’accordo sottoscritto il 4 settembre di quest’anno diverrebbe ora di circa 2.140 euro netti al mese”.
L'INTERVENTO DELL'ASSESSORATO ALLA SALUTE
Ad intervenire sulla vicenda è stato anche l'assessore alla Salute Mario Tonina che da inizio legislatura sta cercando di affrontare i diversi problemi presentati dalle strutture ospedaliere e Rsa.
“Nel corso di questi mesi – ha spiegato – ho girato gli ospedali e le Rsa che ci sono sul territorio. Dal personale non ho raccolto molte lamentele sull'essere poco pagato ma sulla necessità, invece, di essere più considerato e valorizzato. Da parte nostra bisogna dimostrare grande attenzione e rispetto verso queste persone. Senza di loro noi non garantiremo oggi i servizi che abbiamo negli ospedali e nelle residenze per anziani malgrado avessimo medici super bravi. Non mi sono state richieste risorse ma è il politico che lo deve capire”.
In tema di risorse è cruciale per il futuro. “Se non lo capiremo – ha continuato Tonina – sarà sempre più difficile. Se noi, fra gli interventi che mettiamo in campo come io ho iniziato a fare, non pagheremo di più queste persone ci troveremo in difficoltà”.












