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Belluno
12 marzo | 17:01

L'ex Villaggio ENI a Borca di Cadore compie 70 anni. La sfida più grande? “Il progetto di recupero e riqualificazione, oltre il 2026”

Dopo il no all'utilizzo dello spazio come sede del Villaggio olimpico, la piattaforma "Dolomiti Contemporanee" pensa al futuro della struttura. Come? Con un centro per servizi e ricerca legato alla montagna che possa diventare polo trainante per il territorio bellunese (e non solo)

Foto Giacomo De Donà
di Alissa Claire Collavo

BORCA DI CADORE. Era il 1954 quando Enrico Mattei, presidente dell'Eni e “imprenditore illuminato”, tra i grandi protagonisti del boom economico italiano del Dopoguerra, decise di creare un Villaggio vacanze per i propri collaboratori nella Valle del Boite, ai piedi del Monte Antelao.

 

Un'infrastruttura eccezionale (composta da una colonia, un campeggio a tende fisse, due alberghi – il Boite e il Corte –, una chiesa, 264 villette monofamiliari e altre strutture secondarie), progettata dall'architetto Edoardo Gellner, con la collaborazione di Carlo Scarpa nella Chiesa, tenendo conto dell'ambiente circostante in modo da “non sopraffare i fatti di natura”, agendo in modo innovativo sul paesaggio, nell'intenzione di migliorarne la qualità.

 

Un progetto sociale, urbanistico e architettonico alquanto innovativo, espressione di intelligenza e cura, oltre che di una particolare attenzione al benessere aziendale e alla gratifica umana da parte del datore di lavoro nei confronti dei propri collaboratori.

 

Una struttura pionieristica dalla “potenzialità straordinaria”, come definita da Gianluca D'Incà Levis, architetto, ideatore e curatore della piattaforma di rigenerazione culturale e recupero degli spazi industriali “Dolomiti Contemporanee, che a partire dai primi anni 2000 è stata acquistata dalla Società Minoter/Gruppo Cualbu.

 

“Nella logica della sua valorizzazione – spiega D'Incà Levis – nel 2014 Minoter ha avviato una collaborazione significativa con “Dolomiti Contemporanee” che si è concretizzata in “Progettoborca”, una piattaforma di rigenerazione condivisa con il territorio, le sue comunità e la sua governance, che per dieci anni ha attrezzato relazioni e generato idee, strategie, reti, pratiche, linee guida di progetto, per risvegliare la prodigiosa Colonia e immaginare il suo utilizzo”.

 

Nel corso degli anni, sono stati centinaia i soggetti coinvolti in questa “impresa del risveglio”.

 

“Una struttura – continua – di oltre 20.000 metri quadrati, che dai primi anni '90 è stata dismessa e per la quale è necessario trovare oggi una soluzione di riuso intelligente a favore del territorio”.

 

Dal 2014, la Colonia stessa è diventata “un grande cantiere sperimentale di riattivazione, che concorre a cercare tale soluzione, mentre comunica il valore eccezionale di questo sito miliare, che non corrisponde ad una mera volumetria disponibile, ma ad un enorme valore culturale”.

 

Tra le proposte di riqualificazione più quotate, quella avanzata insieme al sindaco di Borca di Cadore, Bortolo Sala, che già lo scorso anno aveva suggerito di utilizzare l'area come sede del Villaggio per gli atleti dei Giochi invernali del 2026; un progetto valido e ambizioso, prontamente bocciato.

 

Un'occasione mancata, dunque, che penalizza non solo il territorio locale e regionale “ma anche l'intero Paese, l'Italia, e se vogliamo il mondo”, dice D'Incà Levis, anche in vista di un futuro utilizzo della struttura, oltre il 2026. “L'Olimpiade Milano Cortina poteva essere uno strumento intelligente per il recupero di un sito che, ci lavorassimo seriamente per un altro po', potrebbe benissimo divenire Patrimonio dell'Umanità”, spiega D'Incà Levis, consapevole che il recupero dell'ex Villaggio turistico possa senza dubbio costituire “una grande opportunità”.

 

“Se non sarà utilizzato come Villaggio olimpico, pazienza, ma l'ex Villaggio Eni va recuperato comunque”, aveva detto Sala, in risposta al no ricevuto dalle istituzioni e dal Comitato. D'altra parte, diceva proprio Mattei, “l'ingegno è cogliere opportunità dove gli altri non le vedono”.

 

Le risorse economiche in parte ci sono già (anche in seguito alla disponibilità data dal PNRR per la rigenerazione dei piccoli Comuni) ma coprono i costi di recupero; esse serviranno invece a rilanciare l'opportunità nei prossimi due anni, “con molti altri progetti di valorizzazione e spinta”. Servono volontà e visione comune; solo così, sarà possibile pensare “un progetto capace di portare benefici a tutto il territorio, diventandone polo trainante”.

 

Ma quale potrà essere il futuro dell'ex Villaggio Eni nell'ottica d'intervento di “Dolomiti Contemporanee”?

 

“L'ex Villaggio Eni è una risorsa universale che, pur avendo un legittimo proprietario, appartiene a tutti”, spiega D'Incà Levis. “Il suo valore, e la sua potenzialità, sono amplissimi, e costituiscono una risorsa pubblica disponibile da rifunzionalizzare. Per questo motivo potrebbe catalizzare funzioni di servizio di cui la Valle e la Provincia di Belluno sono sprovvisti, oltre che ospitare attività di ricerca legate alla montagna come ad esempio attraverso le Summer School di molte università italiane e straniere, interessate a questa opportunità, “e con le quali ragioniamo e già lavoriamo quotidianamente”.

 

D'Incà Levis chiarisce inoltre la questione legata alle dichiarazioni di criticità idrogeologica dell'area. “Se prima di parlare in modo approssimativo, si conoscessero davvero i territori e si studiassero le relazioni di scienziati e tecnici, si avrebbe un'idea reale, ed accurata quanto serve, della faccenda”, spiega, ricordando come gli abitanti abbiano piena conoscenza della conformazione del territorio. “Questo sito non è gravato da una criticità idrogeologica irresolubile, come testimoniano numerose perizie e studi accessibili a tutti gli uomini di buona volontà”.

 

“Grazie alla Residenza attiva nel Villaggio di qui sono passati negli anni, e han lavorato, centinaia tra artisti, architetti, designer, Università ed Accademie, Scuole di Architettura, paesaggisti, economisti della cultura, scienziati ambientali”, elenca. “Nei soli mesi di gennaio e febbraio 2024, 100 tra docenti e studenti di architettura, artisti e architetti, hanno visitato il sito insieme a noi, per conoscerlo, e per avviarvi esercitazioni, progetti, seminari”.

 

Di recente, “la Scuola di Architettura di Portsmouth ha portato qui i propri studenti per un field trip, un viaggio studio”, aggiunge D'Incà Levis, lasciando intendere come l'area costituisca un punto d'interesse per gli enti di formazione italiani e stranieri.

 

“Il Dirigente di un polo scolastico ci ha chiesto recentemente se sia possibile realizzare nell'ex Colonia un convitto per gli studenti oppure degli alloggi a disposizione di giovani e residenti, medici, infermieri ed insegnanti (ma non solo) che abbiano la necessità di un alloggio nella zona”, continua, ricordando come “questi siano solo alcuni esempi dell'attenzione che è possibile destare, sfruttando e soddisfacendo esigenze primarie, per tentare un grande disegno”.

 

Seguono molte altre “proposte intelligenti che sarebbe necessario ascoltare per poi correlarle e mettere a punto l'Architettura di un grande centro misto, aperto anche alle aziende e alla ricettività ma soprattutto al territorio e alle sue esigenze”.

 

Una riqualificazione pensata dunque non solo in funzione di un turismo passeggero, e spesso elitario, ma rivolta in particolar modo a chi qui vorrebbe restare a vivere, agli abitanti. “A coloro che vivono tutti i giorni la montagna ma anche agli studiosi che, in questo contesto straordinario, potrebbero continuare a lavorare benissimo, creando cultura e quindi sviluppo”, conclude D'Incà Levis, ricordando il tema dell'Università della Montagna: “dove trovare a tal fine, un luogo migliore di questo?”

 

Un modo di vedere il futuro del territorio, “anche in relazione allo spopolamento, purtroppo sempre maggiore, soprattutto tra i giovani”.

 

 

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