Nidi d'infanzia sempre più privati e sempre meno pubblici. Cgil contro le esternalizzazioni: “Ignorati i problemi dei lavoratori del settore”
Il nido “Orsetto Pandi” si aggiunge ai 17 già privatizzati a fronte dei 7 di diretta gestione pubblica. Mirko Vicari e Luigi Diaspro (funzione pubblica Cgil): “Ancora esternalizzazioni: il Comune di Trento tira dritto ignorando le conseguenze sul sistema di gestione dei servizi d'infanzia e sui lavoratori del settore”.

TRENTO. L'ultimo caso è l'affidamento in appalto per 6 anni del nuovo nido “Orsetto Pandi” a Cristo Re: la delibera del consiglio comunale è arrivata nella serata di ieri. Ma non è la prima volta che il Comune di Trento procede con la cosiddetta “esternalizzazione” di un nido d'infanzia, e i rappresentanti della Cgil con una nota diffusa alla stampa hanno voluto evidenziare questa situazione a loro dire sempre più critica.
“Il nido “Orsetto Pandi” si aggiunge ai 17 già privatizzati a fronte dei 7 di diretta gestione pubblica – hanno commentato Mirko Vicari e Luigi Diaspro della funzione pubblica Cgil -; è una scelta che continuiamo a ritenere sbagliata perché fondata esclusivamente sul risparmio, che si traduce in peggiori condizioni normative e retributive dei lavoratori del terzo settore. Problematiche che la giunta comunale ben conosce e che non può liquidare invocando le titolarità della provincia per rafforzare l'integrativo territoriale del comparto, tema sul quale siamo peraltro assolutamente d'accordo e pure ci stiamo misurando".
“Gli impegni a rafforzare l’assetto pubblico dei servizi comunali per l’infanzia – proseguono Vicari e Diaspro - non convincono se contestualmente si affida a terzi un’ulteriore nido. Attendiamo informazioni formali sull’annunciato ampliamento della pianta organica collegati all’apertura del nuovo nido all’Interporto (per cui la struttura risulta però presa in affitto per soli tre anni) e all’incerto avvio della sperimentazione dei poli d’infanzia, temendo tuttavia che le relative eventuali assunzioni saranno esclusivamente a tempo determinato. Se si intende veramente rafforzare l’assetto pubblico sarebbe necessario avviare una programmazione più precisa e di lungo periodo. Occorre uscire dalle ambiguità e assumersi ciascuno le proprie responsabilità: se si è consapevoli del gap salariale e normativo tra lavoratori in appalto e quelli in diretta gestione pubblica, si agisca di conseguenza senza invocare competenze e responsabilità di altri soggetti. Più coerente sarebbe smettere semplicemente di esternalizzare i servizi, a maggior ragione se si dice che non si tratta di una scelta economica, e investire maggiormente sulla gestione pubblica”.
“Il personale pubblico dei nidi d’infanzia è da tempo in forte sofferenza a causa di assenze senza sostituzione, formazione anche fuori dall’orario di lavoro, monte ore per attività non dirette coi bambini non sempre utilizzato correttamente, persino salari bassi anche rispetto al titolo di studio richiesto, oltre ad una crescente difficoltà nel reclutamento di nuovo personale, soprattutto per le sostituzioni brevi. Ulteriori esternalizzazioni determinano maggiore precarizzazione di un settore già altamente caratterizzato da molti contratti a tempo determinato e part time involontari, in una condizione complessiva in Trentino in cui almeno un terzo del personale dei nidi d’infanzia è impiegato a tempo determinato e solo un quarto dei dipendenti ha un contratto a tempo pieno”.
“Occorre poi – concludono Vicari e Diaspro - anche sottolineare come le scelte del comune capoluogo traccino la rotta anche per i comuni medio piccoli, a maggior ragione se non dispongono delle medesime risorse. Ci giungono infatti notizie sulla volontà di altri comuni di procedere con l'esternalizzazione dei nidi. La questione salariale che lo stesso presidente Fugatti ha dichiarato di voler affrontare si alimenta anche di situazioni come queste: enti pubblici per altri versi virtuosi che consapevolmente seguono la strada del risparmio sulla pelle dei lavoratori alimentando il dumping e, d'altro canto, la mancanza di investimenti e risorse necessarie per rinnovare adeguatamente l'integrativo provinciale cooperative sociali fermo da ben 18 anni".












