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| 01 nov 2024 | 20:18

Sapreste riconoscere un'Amanita phalloides da un 'chiodino'? L'esperto: “Coi funghi non si scherza, attenzione a cosa si raccoglie (o si acquista)”

A parlare è Gianfranco Visentin, segretario nazionale dell'associazione micologica Bresadola: “In questo momento, complici le abbondanti piogge e le temperature relativamente miti, stiamo assistendo ad una forte crescita di funghi e a molte intossicazioni”

Foto di Adriano Camoli condivisa sui social dal micologo e giornalista Nicolò Oppicelli
Foto di Adriano Camoli condivisa sui social dal micologo e giornalista Nicolò Oppicelli

TRENTO. “Che consigli dare ai cittadini? Quando si parla di funghi bisogna agire con la massima cautela: far controllare sempre quanto si è raccolto e acquistare solo prodotti precedentemente visionati da un micologo”. È questo l'appello che, di fronte alle notizie di avvelenamento registrate negli scorsi giorni in diverse zone del Nord Italia, lancia il segretario nazionale dell'associazione micologica Bresadola, Gianfranco Visentin, contattato da il Dolomiti per fare il punto sui (seri) rischi connessi alla raccolta e al consumo di funghi.

 

Un caso che recentemente ha fatto il giro della rete è quello che ha coinvolto Ermelinda Aiello, di Follina (nel Trevigiano): la donna è infatti morta dopo dieci giorni di agonia per aver mangiato un risotto con all'interno dell'Amanita phalloides, un fungo velenoso e pericolosissimo scambiato, durante la raccolta, per un 'chiodino'. Insieme a lei è finito in ospedale anche il figlio, la cui situazione è però migliorata. Gravi poi le condizioni di un 49enne di Mercallo, in Provincia di Varese, che a sua volta ha mangiato negli scorsi giorni un'Amanita phalloides acquistata, a quanto pare, da un venditore 'itinerante' a bordo strada. Un serie di intossicazioni connesse al consumo di funghi è stata poi segnalata negli anche dall'Asl di Vercelli e dall'Ulss 3 Serenissima. I casi di intossicazione o avvelenamento, insomma, non mancano e la sensazione degli addetti ai lavori è che il fenomeno sia quest'anno in aumento.

 

“In questo momento – dice Visentin – complici le abbondanti piogge e le temperature relativamente miti, stiamo assistendo ad una forte crescita di funghi e a molte intossicazioni. In particolare registriamo una fortissima crescita di 'chiodini' sia sull'arco appenninico che sulla fascia pedemontana. Crescita alla quale si accompagna spesso quella dell'Amanita phalloides: il rischio maggiore è che le due specie, l'Armillaria mellea, commestibile, e l'Amanita phalloides, estremamente pericolosa e letale, finiscano per essere confuse da un occhio non esperto o da un raccoglitore che si limita a raccogliere la cappella dei funghi, staccandola dal gambo e perdendo quindi una serie di informazioni importanti per identificare il fungo stesso”.

 

Emblematica in questo caso l'immagine (riportato anche nella copertina di questo articolo) scattata da Adriano Camoli e condivisa sui social dal micologo e giornalista Nicolò Oppicelli: “Nello scatto – scrive lo stesso Oppicelli – osserviamo una crescita di Armillaria mellea, noti come chiodini, affiancata dalla mortale Amanita phalloides. Tale crescita ravvicinata, che si manifesta talvolta anche in aree urbane o in contesti boschivi molto frequentati, rappresenta una trappola per chi è poco esperto o non presta la dovuta attenzione. Nonostante le differenze morfologiche tra le due specie, è comprensibile come l'occhio inesperto possa cadere in questo pericoloso inganno”. Con le conseguenze viste nel caso di Ermelinda Aiello. Riportiamo qua sotto la 'soluzione' al quesito, condivisa dallo stesso Oppicelli con un appello: “Ricordiamo come, anche per questo motivo, gli esemplari vadano sempre raccolti per intero, per non perdere possibili caratteri identificativi”.


“Se non si presta la dovuta attenzione il rischio è alto – continua Visentin –. Abbiamo tra l'altro raccolto testimonianze di errori grossolani in diversi articoli che hanno riportato la notizia, con l'utilizzo nelle foto che accompagnano il testo di funghi che non c'entrano nulla con l'Amanita phalloides. Anche in caso di avvelenamenti così gravi, il cittadino magari si convince che non sia nulla di grave, che si tratti di più o meno 'normali' problemi gastrointestinali seguiti al consumo di funghi: più passa il tempo però, più diventa difficile riuscire a salvare reni e fegato di una persona che ha ingerito Amanita phalloides”. E proprio per questo l'attenzione nella fase di raccolta, o di acquisto, deve essere massima.

 

“Quando si va per funghi – dice il segretario nazionale dell'associazione Bresadola – è necessario farlo con le adeguate conoscenze. Sul sito della nostra associazione è disponibile una sezione dedicata alla tossicologia e alle specie pericolose, corredata di descrizioni approfondite e fotografie. In ogni caso, però, è sempre necessario far controllare i funghi raccolti dai micologi delle Asl, che certifichino la sicurezza degli esemplari trovati. Spesso sentiamo poi di persone che regalano funghi raccolti: anche in questo caso si tratta di un comportamento pericoloso se portato avanti da amatori, che non possono garantire la sicurezza al consumo di quanto trovato nei boschi. Il consiglio è di non consumare mai funghi regalati che non siano stati a loro volta controllati da micologi professionisti”.

 

Un'altra attività ad alto rischio (e vietata dalla legge) è poi quella della vendita 'itinerante' di funghi (che non va confusa con quella dei venditori ambulanti in mercati o fiere): “E' ovvio che in questo caso un errore da parte di chi raccoglie e vende la merce può essere fatale. Per essere venduti, lo ripetiamo, i funghi devono essere stati controllati da un micologo dell'Asl. Sugli stand dei mercati, per esempio, i funghi devono essere venduti interi, disposti su un unico piano e devono presentare la vidimazione del micologo che li ha controllati e ne ha confermato la sicurezza per il consumo. Evitiamo poi di fidarci di quello che si trova su Internet o dei consigli che troviamo sulle varie app nate per il riconoscimento micologico”.

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