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"Schierato dalla parte degli ultimi", le Acli ricordano don Vittorio Cristelli: "Un sacerdote della fede praticata piuttosto che predicata"

Luca Oliver: "Il migliore dei modi per ricordarlo rimane quello di proseguire sulla strada dell’impegno quotidiano per lo sviluppo umano e solidale della nostra comunità coltivando la speranza per un mondo migliore, per la pace e la solidarietà"

Di GF - 24 aprile 2024 - 17:18

TRENTO. Un sacerdote schierato dalla parte degli ultimi,  della fede praticata piuttosto che predicata. Questo il ricordo di don Vittorio Cristelli da parte del presidente Acli Luca Oliver.
Da tutti conosciuto come il prete giornalista “figlio” del Concilio Vaticano II, capace di raccontare, interpretare e talvolta ispirare i mutamenti della Chiesa diocesana e del Trentino, don Cristelli si è spento alle prime ore di mercoledì 24 aprile, a 93 anni.

 

“Un amico  spiega Oliver - sempre vicino al nostro movimento a partire dagli entusiasmanti anni del Concilio Vaticano II, passando attraverso la dolorosa fase delle separazione dal collateralismo democristiano fino alle battaglie per il miglioramento del mondo del lavoro, per la costruzione dello stato sociale e la difesa della democrazia. Ricordare don Vittorio significa inoltre ricordare un intellettuale impegnato sul fronte della pace, della mondialità e dell’integrazione, ma anche un formatore e collaboratore della nostra Scuola di Comunità, un educatore capace di connettere l’impegno cristiano con la promozione umana e l’emancipazione dei più poveri”.

 

A partire dai primi anni Novanta, dopo l’allontanamento della direzione di Vita Trentina, don Vittorio aveva intrapreso una collaborazione giornalistica con il mensile del movimento che allora si chiamava Mondo del lavoro ed oggi Aclitrentine. Attraverso la rubrica “Il Picchio”, Cristelli portava nel dibattito dell’associazione il vento nuovo della società multietnica, delle sfide dello sviluppo sostenibile e della pace, senza risparmiare sferzate all’associazionismo e al terzo settore allorquando anche gli enti intermedi si adagiavano sul quieto vivere, rinunciando al ruolo di critica e, nel caso delle Acli, di “sentinelle della democrazia”. 

 

“Ci mancheranno la sua capacità di analisi, i suoi richiami senza sconti, la sua capacità di coniugare l’analisi e la riflessione profonda con la proposta operativa e l’azione sociale. Anche per questo intendiamo ribadire che il migliore dei modi per ricordarlo rimane quello di proseguire sulla strada dell’impegno quotidiano per lo sviluppo umano e solidale della nostra comunità coltivando la speranza per un mondo migliore, per la pace e la solidarietà” concludono le Acli. 

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