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Trento
15 gennaio | 17:08

Sempre più frequenti le apparizioni di lupi vicini ai centri abitati? Bolognani: "Basta con questo allarmismo chi ha la fortuna di vederli si goda il momento"

Alessio Bolognani è un esperto educatore cinofilo e all'ennesimo video postato di lupi ripresi in Val di Fassa e in Val di Fiemme ha deciso di dire la sua: ''L'essere umano non fa parte della catena alimentare del lupo. Non ci si fila di striscio. Non siamo minimamente di suo interesse. Altro discorso per i cani: ''Non sanno come interagire con la fauna selvatica. Quindi andate a funghi serenamente ma cani legati al guinzaglio e addestramento al richiamo, sempre''

TRENTO. “L'essere umano non fa parte della catena alimentare del lupo. Non ci si fila di striscio. Non siamo minimamente di suo interesse. Trovo davvero assurdo che nonostante tutti i canali di comunicazione e di informazione, nel 2024 si stia ancora a discutere di incolumità per persone e bambini”. Con queste parole, Alessio Bolognani, esperto educatore cinofilo, ha commentato i tanti allarmismi che ormai da diversi mesi vengono diffusi sui social sulla presenza del lupo nella valli trentine e vicino ai centri abitati.

 

Sono ormai molti i post in cui si documenta la presenza di questo animale nei centri abitati di Fiemme e Fassa. Immancabilmente sotto si leggono commenti di persone preoccupate, intimorite, allarmate.

 

 

 

 

“Chiunque abbia letto o voglia leggere dei normali testi di etologia e studio del lupo – scrive Bolognani - potrà constatare che da infiniti secoli questo animale vive a ridosso di piccoli insediamenti urbani ed anzi, si associa l'alta proliferazione e la sua capacità di sopravvivenza proprio alla sua relativa vicinanza con l'uomo. D'altronde tutti i cani che si hanno in casa, nascono dalla medesima storia (lunga 20.000) anni in cui dei predatori selvatici trovano sostentamento a ridosso di villaggi preistorici umani. Da li nasce la domesticazione”.

 

Non è affatto strano, quindi, che il lupo si avvicini ai centri abitati, nonostante la sua naturale diffidenza verso l'uomo che per secoli lo ha cacciato. I paesi sono delle ottime occasioni di procacciarsi cibo facile soprattutto dai bidoni della spazzatura che spesso vengono lasciato incustoditi.

 

Se da un lato l'essere umano non fa parte della catena alimentare del lupo altro discorso invece vale per i cani. “Loro – spiega l'educatore cinofilo - non hanno nessuna capacità di interazione con i selvatici. Infatti un cane libero potrebbe entrare nel territorio di un branco di lupi senza nemmeno accorgersene. Questo potrebbe potenzialmente essere pericoloso per il cane, se pur anche in questo senso le casistiche di aggressioni o uccisioni sono rare”.

Altro discorso ancora verso la pastorizia, unica vera vittima di questa presenza ed unica categoria che deve essere tutelata e protetta da un predatore che può fare dei danni economici e morali di non poco conto.

 

Direi davvero di finirla – conclude Bolognani - con questo allarmismo da quattro soldi, chi ha la fortuna di vedere un lupo deve sentirsi davvero fortunato, può godersi il suo passo, la sua eleganza, consapevole anche del valore positivo che ha questo animale per l'intero ecosistema, e basta, ben vengano i filmati, le foto le testimonianze, ben venga in futuro anche il controllo demografico di questa specie attraverso normative forestali. Però con la paura anche basta. La favola di cappuccetto rosso è passata. Finiamola con sta storiella del lupo che mangia i bambini. Andate a funghi serenamente, cani legati al guinzaglio e addestramento al richiamo sempre”.

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