Stop alle deiezioni canine per le strade, l'Alto Adige 'traccia' il dna dei cani ma il progetto non decolla: solo la metà dei proprietari ha effettuato il test
Il direttore del servizio veterinario dell'Azienda Sanitaria Provinciale Christian Piffer: "Al momento la metà dei proprietari ha effettuato il test e la logica del tracciamento, per essere efficace, necessita che una buona percentuale della popolazione canina sia stata testata e registrata: solo allora si potrà procedere ai controlli"

BOLZANO. Entro il 31 dicembre 2023 chiunque in possesso di un cane, e residente in provincia di Bolzano, avrebbe dovuto provvedere alla profilazione genica del proprio animale nell'ottica di permettere alle autorità competenti di identificare gli escrementi abbandonati degli animali, e di individuare e sanzionare i padroni maleducati.
Ma così non è stato e, attualmente, le persone che hanno partecipato alla campagna di identificazione sono state circa la metà del totale.
A metà gennaio la Provincia aveva inoltre comunicato che la banca dati del DNA dei cani era in fase attuativa, e che l’iniziativa normativa richiesta dai Comuni, e approvata dal Consiglio provinciale, sarebbe stata progressivamente implementata nei suoi vari aspetti, a partire dall'individuazione di nuovi veterinari per eseguire il test.
L'obiettivo, naturalmente, quello di rendere più agevole agli utenti la registrazione del proprio animale, con il costo dell'operazione – a carico del proprietario – che ammonta a 65 euro. Ai Comuni, invece l'onere di annunciare le modalità di prenotazione degli appuntamenti.
A fare il punto della situazione - intervistato da il Dolomiti - è Christian Piffer, direttore del servizio veterinario dell'Azienda Sanitaria dell'Alto Adige, incaricata di applicare la norma sulla profilazione genica.
"La campagna di identificazione non è ancora finita e ci vorrà del tempo: tutta la logica del riconoscimento genetico dell'animale, per essere efficace, necessita che una buona percentuale della popolazione canina sia stata testata e registrata, e solo allora si potrà procedere ai controlli" spiega Christian Piffer che specifica come, al momento, la percentuale di cani che ha effettuato il test si attesti a circa il 50% del totale.
"Si sta ora lavorando, a livello provinciale, ad una modifica della norma che permetterà ai cittadini di fare il test nel corso del 2024 senza rischiare di incorrere in sanzioni – specifica Piffer – ma le criticità maggiori riguardano principalmente l'aspetto dei veterinari incaricati di erogare il servizio: al netto delle disponibilità ricevute, e dei circa venti comuni disposti a predisporre apposite sedi per la profilazione, è necessario procedere, a livello normativo, al loro inquadramento professionale. La speranza, naturalmente, è quella che ci si riesca in breve tempo".
Ma il provvedimento, che evidentemente registra non poche difficolta d'attuazione, ha attirato su di sè anche parecchi dubbi e critiche, non solo tra i cittadini. Ad esprimersi contro il tracciamento del DNA dei cani, a più riprese, è stato infatti anche l'Ordine dei veterinari della Provincia di Bolzano.
"Come Ordine siamo sempre stati contrari alla normativa, anche alla luce della difficoltà nel metterla in pratica, e la considero una strada sbagliata fin dall'inizio" dichiara il presidente Franz Matthäus Hintnerin, che specifica: "In provincia di Bolzano, ogni anno, arrivano all'incirca 200 mila cani di proprietà di turisti di passaggio e sono molti, poi, i pendolari dalle zone confinanti che si trattengono anche solo per un giorno: solo se la normativa fosse nazionale o europea avrebbe quindi un senso. Naturalmente il problema della maleducazione dei padroni esiste, ma il tema deve essere affrontato dal punto divista dei controlli e dell'educazione alla cittadinanza".
Su quest'ultimo aspetto, un punto di vista diverso lo fornisce nuovamente il direttore del servizio veterinario dell'Azienda sanitaria Christian Piffer: "Lo scopo principale di quest'operazione è riuscire ad individuare quelli che non raccolgono le feci dei cani e nei grandi Comuni, sostenitori dell'iniziativa, sono note le aree in cui questi fenomeni sono più comuni e le principali lamentele arrivano a causa della maleducazione di certi residenti più che dei turisti".
"Il progetto sta suscitando grande interesse anche in ambito internazionale – conclude Piffer – e penso che, se si riuscisse nell'intento, quest'operazione verrà sicuramente replicata in altri territori".
Al netto di tutte le variabili in gioco e delle diverse opinioni, non resta dunque che attendere per capire l'evoluzione della situazione. Con alcune risposte che, stando alle tempistiche indicate, potrebbero arrivare a breve.


















