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Bolzano
31 marzo | 12:21

Stop alle deiezioni canine per le strade, l'Alto Adige 'traccia' il dna dei cani ma il progetto non decolla: solo la metà dei proprietari ha effettuato il test

Il direttore del servizio veterinario dell'Azienda Sanitaria Provinciale Christian Piffer: "Al momento la metà dei proprietari ha effettuato il test e la logica del tracciamento, per essere efficace, necessita che una buona percentuale della popolazione canina sia stata testata e registrata: solo allora si potrà procedere ai controlli"

Stop alle deiezioni canine per le strade, l'Alto Adige 'traccia' il dna dei cani ma il progetto non decolla

BOLZANO. Entro il 31 dicembre 2023 chiunque in possesso di un cane, e residente in provincia di Bolzano, avrebbe dovuto provvedere alla profilazione genica del proprio animale nell'ottica di permettere alle autorità competenti di identificare gli escrementi abbandonati degli animali, e di individuare e sanzionare i padroni maleducati.

 

Ma così non è stato e, attualmente, le persone che hanno partecipato alla campagna di identificazione sono state circa la metà del totale.

 

A metà gennaio la Provincia aveva inoltre comunicato che la banca dati del DNA dei cani era in fase attuativa, e che l’iniziativa normativa richiesta dai Comuni, e approvata dal Consiglio provinciale, sarebbe stata progressivamente implementata nei suoi vari aspetti, a partire dall'individuazione di nuovi veterinari per eseguire il test.

 

L'obiettivo, naturalmente, quello di rendere più agevole agli utenti la registrazione del proprio animale, con il costo dell'operazione – a carico del proprietario – che ammonta a 65 euro. Ai Comuni, invece l'onere di annunciare le modalità di prenotazione degli appuntamenti.

 

A fare il punto della situazione - intervistato da il Dolomiti - è Christian Piffer, direttore del servizio veterinario dell'Azienda Sanitaria dell'Alto Adige, incaricata di applicare la norma sulla profilazione genica.

 

"La campagna di identificazione non è ancora finita e ci vorrà del tempo: tutta la logica del riconoscimento genetico dell'animale, per essere efficace, necessita che una buona percentuale della popolazione canina sia stata testata e registrata, e solo allora si potrà procedere ai controlli" spiega Christian Piffer che specifica come, al momento, la percentuale di cani che ha effettuato il test si attesti a circa il 50% del totale.

 

"Si sta ora lavorando, a livello provinciale, ad una modifica della norma che permetterà ai cittadini di fare il test nel corso del 2024 senza rischiare di incorrere in sanzioni – specifica Piffer – ma le criticità maggiori riguardano principalmente l'aspetto dei veterinari incaricati di erogare il servizio: al netto delle disponibilità ricevute, e dei circa venti comuni disposti a predisporre apposite sedi per la profilazione, è necessario procedere, a livello normativo, al loro inquadramento professionale. La speranza, naturalmente, è quella che ci si riesca in breve tempo".

 

Ma il provvedimento, che evidentemente registra non poche difficolta d'attuazione, ha attirato su di sè anche parecchi dubbi e critiche, non solo tra i cittadini. Ad esprimersi contro il tracciamento del DNA dei cani, a più riprese, è stato infatti anche l'Ordine dei veterinari della Provincia di Bolzano.

 

"Come Ordine siamo sempre stati contrari alla normativa, anche alla luce della difficoltà nel metterla in pratica, e la considero una strada sbagliata fin dall'inizio" dichiara il presidente Franz Matthäus Hintnerin, che specifica: "In provincia di Bolzano, ogni anno, arrivano all'incirca 200 mila cani di proprietà di turisti di passaggio e sono molti, poi, i pendolari dalle zone confinanti che si trattengono anche solo per un giorno: solo se la normativa fosse nazionale o europea avrebbe quindi un senso. Naturalmente il problema della maleducazione dei padroni esiste, ma il tema deve essere affrontato dal punto divista dei controlli e dell'educazione alla cittadinanza".

 

Su quest'ultimo aspetto, un punto di vista diverso lo fornisce nuovamente il direttore del servizio veterinario dell'Azienda sanitaria Christian Piffer: "Lo scopo principale di quest'operazione è riuscire ad individuare quelli che non raccolgono le feci dei cani e nei grandi Comuni, sostenitori dell'iniziativa, sono note le aree in cui questi fenomeni sono più comuni e le principali lamentele arrivano a causa della maleducazione di certi residenti più che dei turisti".

 

"Il progetto sta suscitando grande interesse anche in ambito internazionale – conclude Piffer – e penso che, se si riuscisse nell'intento, quest'operazione verrà sicuramente replicata in altri territori".

 

Al netto di tutte le variabili in gioco e delle diverse opinioni, non resta dunque che attendere per capire l'evoluzione della situazione. Con alcune risposte che, stando alle tempistiche indicate, potrebbero arrivare a breve.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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