Tre camionisti morti in tragedie sul lavoro in poche ore, i sindacati: “Non possiamo restare inermi. Sono lavoratori sottoposti a troppo stress''
Le parole, quasi all'unisono, di Franco Pinna (Filt) e Franco Cerbaro (Uil Trasporti) il giorno dopo l'ennesima tragedia sulle strade con tre infortuni mortali nel trasporto merci: “Lavoratori sottoposti a grande stress, e la strada rimane pericolosa: le regole ci sono, ma vanno fatte rispettare con più intransigenza. E occorre un contesto europeo in cui ci siano in ogni Paese pari condizioni e tutele”

TRENTO. “Una volta fare il camionista era una vocazione, e con sacrificio e dedizione potevi trasformare quella passione in un lavoro. Oggi è tutto diverso: si possono ancora avere soddisfazioni e percorsi gratificanti professionalmente, ma ci sono tante criticità”.
Le parole sono di Franco Pinna, segretario della Filt (Federazione italiana lavoratori Trasporti) del Trentino: che commenta i recenti tragici fatti di cronaca nel ruolo di chi quel mestiere di camionista lo ha fatto, prima ancora che in veste di portavoce della categoria.
“Sono senza parole - dice Pinna -. So cosa vuol dire essere sulla strada, con tutti gli imprevisti e le variabili del caso. I mezzi sono più tecnologici e avanzati che mai, ma questo lavoro rimane sempre pericoloso”.
Anche Franco Cerbaro, segretario generale aggiunto della Uil Trasporti del Trentino - Alto Adige, non si sottrae da un'amara considerazione che precede ogni ulteriore questione.
“Quello dell'autotrasportatore è un lavoro che al giorno d'oggi è poco appetibile per le nuove generazioni: per l'attività logorante e impegnativa, il carico di ore, l'essere costantemente sulla strada. Non possiamo rimanere inermi di fronte a questa situazione e agli eventi di cronaca che purtroppo si ripetono con preoccupante frequenza: non entro nel merito della dinamica di quanto accaduto nelle ultime ore, piangiamo questi morti sul lavoro e cerchiamo di fare qualcosa affinché certe disgrazie possano essere quantomeno limitate”.
Soluzioni più facili a dirsi che a farsi, vista la complessità dei temi che si intrecciano in un mercato del lavoro in cui le aziende cercano figure professionali sempre più rare: “La prima soluzione e più logica – prosegue Cerbaro - sarebbe quella di accorciare il carico di ore settimanali dei conducenti, ma qui entrano in gioco le necessità di tante aziende già in grande difficoltà a trovare personale in un mercato sempre più complicato”.
C'è poi il tema, sollevato dal camionista Massimo Sgurelli intervistato da Il Dolomiti, di una professione sempre più emarginata e dimenticata, da pubblico e istituzioni. “Dalle istituzioni – riprende Cerbaro - io non percepisco scarsa considerazione. C'è un discorso di regole e di contratti nazionali eventualmente da ripensare, ma credo che debbano essere messe in discussione delle regole comunitarie che possano valere per tutto il territorio. In Italia abbiamo regole rigorose, parametri da rispettare che impongono sicurezza. E ancora non basta, perché qualcuno che prova ad aggirare quelle regole e quelle misure purtroppo c'è: serve maggiore intransigenza nel farle rispettare, e più senso di responsabilità da parte di tutti, a cominciare dai datori di lavoro”.
“C'è forse – chiosa Pinna con un po' di amarezza - da fare una considerazione su un mondo che va sempre più di corsa, in cui tutto è più stressante, in cui si vuole tutto e subito: questo modo di vivere e di pensare ha un impatto diretto sulla nostra categoria”.












