Addio a Bruno Baveni, uno dei "miti" della storia del Trento Calcio: l'allenatore guidò i gialloblù a due promozioni, nel 1980 e nel 1985
Baveni, è morto sabato nella sua Sestri Levante: domani, lunedì 15 dicembre, avrebbe compiuto 86 anni. Guidò il Trento a due promozioni, dalla serie C2 a alla serie C1, nel 1980 e nel 1985, quest'ultima dopo il "mitico" spareggio di Mantova contro l'Ospitaletto

TRENTO. Il mondo del calcio trentino piange la scomparsa di Bruno Baveni, che nel capoluogo ha scritto pagine indelebili della storia del Trento Calcio, che vengono tramandate di generazione in generazione. L'allenatore ligure era infatti il condottiero degli "eroi di Mantova" e, sotto la sua guida, la formazione gialloblù conquistò due straordinarie promozioni nel giro di cinque anni.
Baveni, è morto sabato nella sua Sestri Levante: domani, lunedì 15 dicembre, avrebbe compiuto 86 anni.
Dopo un'eccellente carriera ai massimi livelli da giocatore, che lo vide calcare i campi della serie A con il Genoa e con il Milan, dove restò per tre anni (condizionati da gravi infortuni) durante i quali i rossoneri vinsero una Coppa dei Campioni, una Coppa delle Coppe, uno scudetto e una Coppa Italia, sbarcò a Trento per la prima volta da calciatore. Aveva 31 anni quando si trasferì nel capoluogo per indossare la maglia gialloblù in serie C dal 1970 al 1973.
Di lì a pochissimo appese le scarpe al chiodo e passo subito ad allenare: dopo aver guidato Sestri Levante, Entella Chiavari e Imperia, la sua prima panchina al di fuori dei confini liguri fu quella del Trento, con cui conquistò immediatamente la promozione dalla serie C2 alla serie C1.
Seguirono le esperienze con Sanremese, Pavia e Imperia, ma nel 1984 il presidente Giorgio Grigolli (che lo chiamava affettuosamente "Zio Bruno) lo richiamò sulla panchina gialloblù dopo la retrocessione maturata al termine della stagione.
Detto e fatto, perché il "mago" Baveni riportò subito il Trento in Terza Serie: quella fu la stagione del "mitico" spareggio di Mantova, con il Trento che superò ai calci di rigore l'Ospitaletto grazie alle parate del compianto Gunther Mair (che respinse tre rigori dei bresciani) e dell' "esodo" di tifosi trentini in direzione della città di Virgilio.
Poi tornò in Liguria, guidando a più riprese l'Entella. A cominciare dal 1986 quando il tecnico Ventura (sì, Gian Piero Ventura) se ne andò a pochi giorni dal ritiro, portando con sé i giocatori più forti tra cui Luciano Spalletti: Baveni guidò la squadra ad un eccellente quinto posto e, proprio con la formazione di Chiavari, disputò la sua ultima stagione da allenatore di prima squadra. Nel 1999 vinse il torneo d'Eccellenza con i liguri, per poi dedicarsi interamente al settore giovanile del club biancazzurro.
"Bruno Baveni resterà sempre uno di noi, un esempio di amore per la maglia, di spirito di squadra, di passione vera e di attaccamento alla Virtus Entella. Fai buon viaggio, caro Brunin" così lo ha salutato l'attuale presidente della Virtus Entella Antonio Gozzi, che nel 2019 lo celebrò al Comunale consegnandoli una maglia con il numero 80. "Non era solamente il tributo al suo ottantesimo compleanno - ha spiegato il massimo dirigente del sodalizio di Chiavari - ma il riconoscimento di una vita interamente dedicata al calcio e ai valori che rendono questo sport più di una semplice partita".












