Codice Ateco per prostituzione ed escort, è realtà. L'avvocato Schuster: "Scelta giusta, ma Legge Merlin va riconsiderata". Escort Advisor: "Diritto italiano arretrato"
Prostituzione ed escort, nella classificazione Ateco 2025 dell'Istat un codice dedicato. L'avvocato Schuster: "Così l'analisi è più approfondita, e va sottolineato come non apporti modifiche a livello politico e legislativo, dal momento che non legittima e non altera il quadro del diritto italiano in materia. Legge Merlin? Serve chiedersi se riesca a stare al passo con la società contemporanea". Il direttore marketing di Escort Advisor Alberti: "È lo Stato a dover dare il buon esempio di non ghettizzare queste professioniste e valorizzare il lavoro, anziché forzarlo nell’ombra"

TRENTO. Un giro d'affari che nel nostro Paese, secondo le stime dell'Istat, vale 4,7 miliardi di euro all'anno (riferimento 2022, nrd): parliamo della prostituzione e dei servizi offerti da escort e accompagnatori. Al netto di questi "grandi numeri", che danno comunque prova dell'impatto economico del settore, la notizia è che nella nuova classificazione Ateco 2025 dell'Istat, in vigore da gennaio e utilizzata da aprile, anche queste professioni hanno un loro codice, mediante il quale l'Istituto Nazionale di Statistica potrà analizzare le attività economiche a fini statistici. In poche parole? Seppur la possibilità di aprire una partita Iva per le lavoratrici e i lavoratori del settore fosse contemplata anche nella precedente classificazione, ora le attività in questione sono espresse in modo più definito, e potranno essere analizzate in modo più "scientifico".
Nello specifico, entrando nei dettagli del codice 96.99.92 relativo ai "Servizi di incontro ed eventi simili", questo fa riferimento alle "attività connesse alla vita sociale, ad esempio attività di accompagnatori e di accompagnatrici (escort), di agenzie di incontro e agenzie matrimoniali". Ma anche alla "fornitura o organizzazione di servizi sessuali, organizzazione di eventi di prostituzione o gestione di locali di prostituzione e organizzazione di incontri e altre attività di speed networking".
E sono proprio queste ultime voci ad aver generato diversi dubbi, tutti in merito al fatto che l'inserimento del nuovo codice possa entrare in contrasto con la legge italiana. In primis quelli del Codacons, che sottolinea come "se da un lato questa non vieta la prostituzione, dall'altro prevede il reato di sfruttamento della stessa, inteso come partecipazione ai proventi dell'attività". Ad essere specificato dall'associazione è come ci si trovi di fronte ad un vero e proprio "corto circuito fiscale, con con l’Istat che regolarizza tutte le attività legate alla prostituzione, e le leggi in vigore che vietano le stesse attività".
IL CHIARIMENTO DI ISTAT
A voler chiarire la questione è stato direttamente Istituto Nazionale di Statistica, che attraverso una nota ufficiale ha voluto precisare come il codice sia stato recepito dalla classificazione statistica europea delle attività economiche, che a livello comunitario "può includere oltre alle attività legali anche quelle non legali", al fine di garantire l’esaustività della classificazione e la piena comparabilità dei dati tra i vari Paesi, indipendentemente dal loro regime normativo. "Si segnala tuttavia - specifica l'Istat - che l’implementazione della classificazione Ateco a livello nazionale riguarderà solo gli operatori economici residenti che svolgono attività legali".
L'ANALISI DELL'AVVOCATO ALEXANDER SCHUSTER
Ma dunque, in che modo si può leggere questa novità, ponendola in relazione al quadro del diritto italiano? A chiarire la questione, intervistato da il Dolomiti, è il noto avvocato trentino Alexander Schuster che specifica come la nuova classificazione Ateco non comporti "interferenze" con il piano legislativo.
"Posso dire, alla luce di questa novità, che l'Istat fa benissimo a perseguire l'obiettivo di fotografare con precisione la società, affrontando questo fenomeno senza dare giudizi morali e ricostruendo con dati oggettivi quello che rappresenta, a tutti gli effetti, un settore economico impattante della società contemporanea" spiega Schuster, che specifica: "Con l'introduzione di questo codice l'analisi diventa ancora più precisa e approfondita, e va sottolineato come questo non apporti modifiche a livello politico e legislativo, dal momento che non legittima e non altera assolutamente il quadro attuale del diritto italiano in materia di prostituzione".
A fronte di questa analisi, l'avvocato sottolinea come sarebbe invece fondamentale "interrogarsi sul perché questo step sia stato compiuto solo ora, su ispirazione europea, e non prima", e sul fatto che siano passati quasi settant'anni (1958, ndr) dalla promulgazione della Legge Merlin che, a detta di Schuster, "sarebbe il caso di provare a riconsiderare, chiedendosi se questa riesca a stare al passo con la società contemporanea".
"Se solo oggi nasce in Italia un codice Ateco specifico per il 'mestiere più vecchio del mondo' - prosegue Schuster - significa che fino a ieri non eravamo in grado di conoscere i dati oggettivi di una realtà che riguarda la quotidianità di moltissimi cittadini, e che per essere governata deve essere prima di tutto conosciuta e analizzata. Si può dire che è necessario superare quella paura di conoscere i fenomeno, che rischia di sfociare nel rischio di ignorarlo: ora sarà possibile indagarlo con un metodo scientifico, comprendendo magari se la sua gestione fino ad oggi non abbia arrecato più danni che benefici e valutando la possibilità di introdurre una legge più moderna in materia".
ESCORT ADVISOR, IL COMMENTO DEL DIRETORE MARKETING DEL PRIMO SITO DI RECENSIONI ESCORT IN EUROPA
A commentare la notizia dell'aggiornamento della classificazione Ateco 2025 e del relativo codice inerente ad escort e prostituzione è anche Marco Alberti, direttore Marketing di Escort Advisor: prima piattaforma in Europa e in Italia che raccoglie recensioni di escort e accompagnatrici.
"Pare che l’Agenzia delle Entrate, alla ricerca di nuovi fondi da recuperare, abbia deciso di regolamentare la prostituzione prima del Parlamento" osserva Alberti, che prosegue: "A parte gli scherzi, sappiamo che stanno recependo un indirizzo comunitario, ma è indicativo di come questo lavoro, perché questo è, abbia bisogno di un quadro normativo più moderno che consenta alle donne che esercitano la professione di poter affrontare il mondo da un piano di parità. Per me è lo Stato per primo a dover dare il buon esempio di non ghettizzare queste professioniste e valorizzare il lavoro anziché forzarlo nell’ombra".
Dopo questa prima analisi, Alberti si sofferma sull'evoluzione del fenomeno negli anni, e su alcuni numeri della piattaforma, tutti dati utili per comprendere l'impatto del settore: "Escort Advisor è stato fondato nel 2014, ormai oltre 10 anni fa. Il settore in questi anni è cresciuto, almeno online. Ad oggi in un anno ci sono oltre 60 mila donne che si pubblicizzano come escort, alcune per pochi giorni al mese, altre tutto l’anno. Noi lo sappiamo perché il nostro motore di ricerca indicizza tutti i principali annunci italiani presenti online per permettere di recensire i numeri utilizzati. Su Escort Advisor quindi si trovano 'tutte', per così dire, ma con in più le recensioni dei nostri utenti, che sono circa 6 milioni al mese, e lasciano oltre 200 mila recensioni ogni anno"
Il direttore Marketing di Escort Advisor affonda il colpo, rimarcando come il diritto italiano "sia gravemente arretrato sul fenomeno, in particolare di fronte al digitale".
"Se per prostituirsi nel mondo 'tradizionale' era necessario un luogo, la casa chiusa e la sua organizzazione, oggi è molto più facile essere una professionista indipendente - dichiara Alberti - bastano infatti un sito e uno smartphone, e si può organizzare il proprio lavoro senza bisogno di nessuno. Soprattutto senza dover stare per strada a rischiare la salute, o di finire vittima di sfruttamento".
Ad essere sottolineato è poi come "l'idea di Escort Advisor sia sempre stata quella di essere lo strumento giusto delle professioniste che hanno questa volontà di fare il lavoro al meglio".
Infine, un pensiero alla legge italiana in materia di prostituzione. "Nella pratica la Legge Merlin, del 1958 e ancora in vigore, è molto vaga sul tema perché si proponeva di gestire la situazione esistente negli anni Cinquanta - conclude Marco Alberti - e sono stati i tribunali poi a chiarire i contorni delle varie fattispecie di reato. Più sentenze della Cassazione hanno inoltre stabilito che i siti, purché offrano solo pubblicità, senza aiutare in altro modo l'organizzazione dell'attività, sono completamente legali".












