Dal rudere alla casa-atelier, Villiano Bossi dice addio al castello di Muggia: "Un grande dispiacere". Venduto per 3,3 milioni di euro
Il rogito dello scorso 10 dicembre ha sancito ufficialmente la vendita del castello di Muggia ad un prezzo concordato di 3,3 milioni alla società “Culture arti e saperi srl”, società con amministratrice unica la triestina Aurora Spoliarich, che risponde alla Alessio GE Foundation con sede a San Francisco

MUGGIA (TRIESTE). “E' stato un grande dispiacere separarci dal castello di Muggia, quando l'abbiamo comprato era un rudere e lo abbiamo riportato in vita, ma ormai siamo anziani e rappresentava un lavoro costante che era diventato troppo impegnativo.” Esordisce così Villiano Bossi, detto “Villi” Bossi, il celebre scultore muggesano classe 1939 e ormai ex proprietario del castello di Muggia, intervistato da Il Dolomiti, e che assieme alla moglie Gabriella Fiorencis ha vissuto per quasi 35 anni nella storica tenuta.
Il rogito dello scorso 10 dicembre ha infatti sancito ufficialmente la vendita del castello di Muggia ad un prezzo concordato di 3,3 milioni alla società “Culture arti e saperi srl”, società con amministratrice unica la triestina Aurora Spoliarich, che risponde alla Alessio GE Foundation con sede a San Francisco.
Villi Bossi ha poi raccontato la storia che lo lega a quella del maniero: “Il merito è di mia moglie Gabriella, l'idea di acquistare il castello nel '91 fu sua. Quando siamo entrati a viverci era in pessime condizioni. Diverse finestre mancavano e per qualche tempo dormivamo 'volendoci bene' abbracciati e tutti bardati per via del freddo, ma ero andato da poco in pensione, avevo 52 anni e mi sentivo troppo giovane per fare il pensionato, così abbiamo accettato la sfida di mettere a posto il castello, è stata la grande ambizione della nostra vita”.
I lavori di restauro, durati per circa sette anni ed eseguiti direttamente dai coniugi con l'aiuto dei figli, vennero realizzati con attenzione, rispetto per la storia e con una visione orientata al recupero, si pensi in tal senso che la porta in legno dell'ingresso principale è ricavata da quelle che in origine erano le porte laterali della Cattedrale di San Giusto a Trieste, riprese e adattate alle dimensioni delle mura nel momento in cui vennero sostituite con quelle attuali in bronzo. La ristrutturazione avrebbe così trasformato il castello in una vera e propria casa-atelier, un laboratorio in cui prendevano forma le sculture di Villi Bossi, uno dei più rinomati e apprezzati artisti di Muggia, le cui opere sono presenti a Trieste, in Italia e all'estero. Il castello di Muggia è in effetti un luogo simbolo per la storia della cittadina rivierasca e il territorio istriano, trattandosi di un maniero medievale che gode della tutela della soprintendenza in quanto fortezza militare d'interesse storico.
Le sue origini sono da ricondursi alla seconda metà del XIV secolo, un periodo cruciale tanto per la storia di Muggia quanto per quella della vicina Trieste, ed è contestuale ad un un attacco che incendiò e distrusse l'abitato originale che sorgeva sulla cima del colle, oggi noto come “Muggia Vecchia”, che avrebbe comportato l'abbandono quasi totale dell'area e lo sviluppo della parte costiera sottostante di Borgo Lauro, sopra al quale venne eretta la fortezza nel 1374, per volere del Patriarca Marquardo di Randeck.
Ancora oggi non è del tutto chiaro a quale forza attribuire l'attacco che costrinse questi antichi muggesani a spostarsi sul mare. Una recente pubblicazione della Società Friulana di Archeologia inserisce l'episodio nell'ambito della guerra tra il patriarcato di Aquileia e i conti di Gorizia del 1353, in cui un contingente avrebbe attaccato muovendo da Trieste. Quel che è certo è che il castello di Muggia sorge ancora oggi in posizione dominante su una delle risorse fondamentali della rinata cittadina medievale: il mandracchio. Vale a dire il prolifico porticciolo di pesca e commercio costiero, che assieme alle saline rappresentava un vero patrimonio per l'economia locale, ma al contempo rappresentava anche il tentativo da parte del Patriarcato di Aquileia di sottomettere i muggesani che già da oltre un secolo mostravano segnali di ingerenza e avevano iniziato ad eleggere un proprio podestà al posto del gastaldo patriarcale, manifestando ispirazioni filo veneziane.
Nel corso dei secoli il castello di Muggia avrebbe mutato la sua funzione e il suo aspetto, inizialmente svettavano due torri, oggi scomparse, a ridosso delle mura, che invece mantengono il loro percorso perimetrale inalterato.
La vendita del castello di Muggia segna anche la fine di un periodo legato alle recenti attività che hanno contraddistinto il castello stesso, in cui spesso le porte si aprivano e accoglievano i visitatori che venivano immersi nella temperie culturale e artistica che caratterizzava le sue mura, come ha voluto ricordare in conclusione Villi Bossi, ripercorrendo alcuni momenti salienti della sua vita: “Sono nato a Muggia, da una famiglia muggesana di cui ho evidenze sin dal Seicento. Ho avuto una lunga carriera come scultore, ho partecipato a oltre quaranta simposi internazionali, ad esempio una mia scultura che ritrae il leone di San Marco è oggi presente sulle mura perimetrali del castello di Padova, collocata sul Portello Nuovo, eppure mi mancheranno le giornate in castello – prosegue lo scultore – in cui grazie a mia moglie si organizzavano eventi culturali, presentazioni e giornate dedicate all'arte, dove tante persone venivano a trovarci”.
Il castello era quindi un luogo di ritrovo che si saldava alla figura e all'arte di Villi Bossi, che oggi continua la sua attività grazie al suo studio, sempre aperto e liberamente visitabile, in via Battisti n.12 a Muggia.












