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Trento
12 giugno | 19:04

"E' ora di dire basta. Da oggi denunceremo chi posta contenuti d'odio contro i ciclisti". La Fondazione Michele Scarponi all'attacco degli "haters" e dei "leoni da tastiera"

"Non si tratta più di qualche commento isolato. Parliamo di pagine, profili, gruppo che quotidianamente insultano, deridono, augurano la morte a chi sceglie la bicicletta per spostarsi. Questo odio digitale si traduce in una clima sempre più ostile sulle strade, dove l'automobilista si sente legittimato a considerare il ciclista un intralcio, un nemico, un bersaglio. Da oggi ci impegniamo concretamente a perseguire penalmente tutti quei soggetti che, attraverso i social network, pubblicano contenuti che costituiscono reato quali diffamazione, ingiuria, istigazione a delinquere, apologia di reato, incitamento all'odio verso una categoria di cittadini"

TRENTO. La misura è colma e nessun insulto verrà più tollerato.

 

A tuonare contro i "leoni da tastiera" e gli "odiatori seriali", coloro i quali (sempre più spesso, purtroppo) postano o commentano sui social senza pensare che ciò che scrivono sia "senza conseguenze", è l'Associazione Michele Scarponi ETS, da sempre in prima fila riguardo la promozione della sicurezza sulle strade e la tutela dei ciclisti.

 

Ebbene, il metaforico vaso è ormai tracimato e la Fondazione promette "battaglia" e annuncia la propria volontà di querelare in maniera sistematica coloro i quali si renderanno protagonisti d'insulti, minacce e contenuti d'odio nei confronti dei ciclisti.

 

"L'odio è diventato virale - scrive l'associazione sul proprio sito ufficiale -. Ed è giunto il momento di dire basta. Sui social media è sempre più diffuso un fenomeno che ci preoccupa profondamente: la sistematica e reiterata diffusione di contenuti d'odio contro i ciclisti. Non si tratta più di qualche commento isolato. Parliamo di pagine, profili, gruppo che quotidianamente insultano, deridono, augurano la morte a chi sceglie la bicicletta per spostarsi. Ecco alcuni esempi concreti, raccolti negli ultimi mesi e opportunamente anonimizzati: "Un ciclista in meno, uno scemo che non intralcia più il traffico"; Andrebbero presi a sportellate, tutti"; "Io li sfioro apposta, così capiscono che la strada è nostra"; "Quando vedo un gruppo di ciclisti mi viene voglia d'investirli"; 'Chi va in bici dovrebbe pagare per strada... o sparire'".

 

E, anche nei casi più gravi, in occasioni di eventi tragici che portano alla morte di un ciclista, c'è chi non si "trattiene" e si lascia andare a commenti che definire beceri è puro eufemismo.

 

"Persino in occasione di tragedie stradali che coinvolgono ciclisti - prosegue l'associazione dedicata alla memoria di Michele Scarponi -, non è raro leggere commenti come: "Se l'è cercata. In mezzo alla strada non ci doveva stare". Parole che uccidono due volte. Prima sulla rete, poi nella realtà. Questo odio digitale si traduce in una clima sempre più ostile sulle strade, dove l'automobilista si sente legittimato a considerare il ciclista un intralcio, un nemico, un bersaglio. E' un meccanismo pericoloso e perverso, in cui la responsabilità individuale lascia spazio all'aggressività collettiva".

 

Ecco, allora, che è venuto il momento di dire "basta". La fondazione ha deciso di "reagire ed è pronta ad intraprendere azioni penali contro chi incita all'odio.

 

"Per questi motivi, la Fondazione Michele Scarponi ETS ha deciso di agire - spiega il legale dell'associazione, l'avvocato Tommaso Rossi -. Da oggi ci impegniamo concretamente a perseguire penalmente tutti quei soggetti che, attraverso i social network, pubblicano contenuti che costituiscono reato: diffamazione, ingiuria, istigazione a delinquere, apologia di reato, incitamento all'odio verso una categoria di cittadini".

 

Con un "distinguo" fondamentale: avere libertà di parola non significa aver diritto di odiare o minacciare.

 

La libertà di parola non dà diritto di odiare o minacciare - conclude l'avvocato Rossi -. Difendere i ciclisti non significa solo promuovere educazione e sicurezza: significa anche tutelare la loro dignità, la loro presenza nello spazio pubblico, il loro diritto di esistere. E questo passa anche dalla rete, dove si forma l'opinione e si orientano i comportamenti. Come diciamo sempre: 'La strada è di tutti'. Ma su questa strada non può esserci spazio per l'odio".

 

L'Associazione Michele Scarponi fornisce, poi, le indicazioni per effettuare una segnalazione: "Se ti imbatti in commenti, post, video o contenuti social che incitano all'odio contro i ciclisti - spiega la Fondazione Michele Scarponi ETS -, non voltarti dall'altra parte. Segnalalo. Invia uno screenshot (con link se possibile) all'indirizzo email info@fondazionemichelescarponi.com. Tutte le segnalazioni verranno valutate da un gruppo di legali e consulenti, nel pieno rispetto della privacy e con l'obiettivo di tutelare la sicurezza stradale e sociale. Nei casi ritenuti più gravi o penalmente rilevanti, la Fondazione provvederà a sporgere querela o costituirsi parte civile nei procedimenti penali".

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