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FVG
17 dicembre | 13:20

Emergenza migranti a Trieste: sono almeno 250 le persone che vivono per strada. "Totale inosservanza della norma vigente: chiediamo una risposta alla Questura"

E' tornata ad esplodere l'emergenza migranti sul confine orientale dell'Italia, 250 persone vivono per strada nella sola Trieste, i cui magazzini del Porto Vecchio sono da anni l'approdo consolidato della rotta balcanica. "Il numero non potrà che aumentare" è il grido d'allarme dell'ultimo rapporto redatto dall'Ics

TRIESTE. "Tra gli slogan e la realtà c'è sempre una profonda differenza. L'amministrazione regionale ha recentemente ribadito che l'area del Porto Vecchio sarà presto oggetto di lavori di riqualificazione, ma io francamente non ci credo, o quantomeno non in tempi brevi. E, soprattutto, quando questo avverrà il problema non sarà risolto, ma anzi se possibile amplificato, poiché queste persone non spariranno, al contrario saranno costrette a vivere per strada sovrapponendosi al tessuto sociale cittadino, e i problemi saranno maggiori",

 

A parlare è Gianfranco Schiavone presidente dell'Ics di Trieste, raggiunto da Il Dolomiti, nell'ambito dell'ultimo rapporto presentato dal Consorzio di solidarietà, volto a fornire un punto della situazione sul fronte migratorio basato su quanto rilevato sul campo dalle associazioni che collaborano sul territorio.

 

Il quadro proposto da Schiavone descrive i contorni di una grave emergenza umanitaria: "Attualmente a Trieste contiamo non meno di 250 migranti costretti a bivaccare in questi ripari di fortuna. Dopo il recente trasferimento ne erano rimasti comunque un centinaio, gli altri sono arrivati dopo perché il flusso è tutt'altro che fermo. Il problema che sta alla base è molto semplice e risiede nella totale inosservanza della norma vigente, secondo la quale non esiste nessuna ipotesi in cui la domanda d'asilo non possa essere registrata da parte della Questura. Se una domanda non viene registrata è come se la persona non esistesse. Purtroppo quello che accade con accentuata frequenza è che questa prassi non viene rispettata, con il risultato che queste persone vengono mandate via o aggiornate con tempistiche indefinite, o ancora rimbalzate da un ufficio all'altro con criteri poco chiari. Si tratta di procedure illegittime la cui pratica spesso si giustifica dicendo che si tratta di ritardi ma non è vero. Noi vorremmo che la normativa venga rispettata e chiediamo pubblicamente conto alla Questura di questo".

 

L'emergenza migranti torna così al centro del dibattito cittadino: dopo i quattro richiedenti asilo morti in pochi giorni all'addiaccio poche settimane fa in Friuli Venezia Giulia, il maxi trasferimento dello scorso 3 dicembre di circa 150 persone e la morte di almeno tre migranti lungo la rotta balcanica nei giorni scorsi, il flusso degli arrivi appare essersi sempre mantenuto costante e Trieste è di nuovo chiamata a fare i conti con il ripopolamento dei magazzini abbandonati dell'ex scalo asburgico.

 

L'allarme ribadito dall'Ics poggia sul diritto d'asilo e protezione che, secondo questa visione, verrebbe nei fatti negato a prescindere dalle autorità competenti nella speranza che questi "spariscano". Una negazione che, sempre secondo Ics, sarebbe anche la causa della permanenza abusiva di un numero sempre maggiore di persone, ritrovatesi così impossibilitate a prendere altre strade. E' lecito aspettarsi in tal senso una risposta formale da parte della Questura di Trieste.

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