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Trento
19 settembre | 17:00

Madre e figlio di sei mesi uccisi dall'Escherichia coli, l'autopsia su Zoe Anne Guaiti esclude responsabilità dei medici

Il batterio sarebbe stato su un pollo mangiato o maneggiato dalla donna. Già nei giorni a ridosso della tragedia che è costata la vita a Zoe Anne Guaiti e al bimbo che portava in grembo di sei mesi era stato escluso il latte crudo come vettore del batterio

Madre e figlio di sei mesi uccisi dall'Escherichia coli, l'autopsia su Zoe Anne Guaiti esclude responsabilità dei medici
di Redazione

TRENTO. E' stata uccisa in dodici ore dall'Escherichia coli e i medici non c'entrano. Questo quanto ha certificato l'autopsia sul corpo di Zoe Anne Guaiti, la 39enne mamma di due bambini, che è morta il 5 maggio scorso durante un parto precipitoso del terzo figlio.

 

Una tragedia che si è consumata a partire dalle 22 di quel sabato sera, quando dall'abitazione di Gazzi di Arco è arrivata la richiesta di aiuto. La donna, al sesto mese di gravidanza, aveva accusato dei malori. Sul posto era arrivato il personale dell'ambulanza ma, vista la situazione, è stato chiesto immediatamente l'intervento dell'elisoccorso con l'équipe medica d'emergenza.

 

Le condizioni di Zoe Anne Guaiti si sono velocemente aggravate. Il battito del bambino che portava in grembo, quando è arrivata al Santa Chiara, non si sentiva più. La donna è stata portata in sala parto, dove ha partorito il piccolo feto senza vita. Subito dopo, la donna sarebbe andata in arresto cardiocircolatorio e, nonostante l'intervento del personale medico, per lei non si è potuto fare nulla. 

 

Il medico legale con l'autopsia avrebbe scagionato i medici del Santa Chiara poiché a causare la morte della donna sarebbe stato il batterio dell'Escherichia coli contenuto, da quanto è emerso, in un pollo che la donna avrebbe mangiato o maneggiato per cucinarlo salvo poi aver ingerito il batterio. Da subito la causa del decesso era stata ricondotta all'escherichia coli ma il 'colpevole' questa volta non sarebbe il latte crudo, come era emerso su alcuni organi di informazione a ridosso della tragedia, voce smentita dall'Azienda sanitaria che a il Dolomiti aveva dichiarato: ''Nessuna relazione tra la morte della signora e la presenza di Escherichia coli da consumo di latte crudo”. 

 

Con una nota uscita lo scorso 6 maggio, la direzione aziendale si era attivata per fare luce sui fatti avvenuti e, con i dati in possesso, si presumeva che “l’evento che ha portato al decesso della signora sia riconducibile a uno shock settico iperacuto, con un'evoluzione rapidissima e non responsivo al trattamento medico e rianimatorio multidisciplinare ad alta intensità, prontamente messo in atto dai nostri sanitari”. Insomma l'autopsia ha ribadito quel che era già emerso: i medici non c'entrano ma anzi sono intervenuti in modo tempestivo cercando di arginare lo shock settico che però è stato iperacuto e rapidissimo

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