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FVG
22 dicembre | 13:13

Massacrati a pugnalate e colpi di pistola (anche una donna incinta e un 13enne), i corpi gettati nel torrente e poi la furia omicida: 2,8milioni per le stragi del But

Alla fine furono 52 le persone trucidate dai nazisti e i repubblichini in quel luglio del 1944 nella Valle del But. Il Tribunale di Trieste ha stabilito che i familiari di 14 vittime dovranno ottenere un risarcimento

TRIESTE. A oltre ottant'anni da una delle pagine più tragiche e cruente della storia dell’occupazione nazista in Italia, il Tribunale di Trieste ha predisposto un risarcimento a favore dei parenti delle vittime della strage della Valle del But, un massacro avvenuto nel luglio del 1944 in Carnia, regione che per quei giorni si trasformò in teatro di violenza indiscriminata e rappresaglie nei confronti dei civili.

 

Il 21 luglio del '44 infatti, un contingente composto da soldati delle SS tedesche e rinfoltito da miliziani italiani della Rsi aggregati, una volta indossati i panni di partigiani garibaldini, si recarono sotto mentite spoglie alla Malga Pramosio, oggi a nord di Tolmezzo a ridosso del confine con l'Austria, come se fossero effettivamente un gruppo parte della resistenza, approfittando del vitto e dell'alloggio fornito per poi rivelare il loro intento. Una volta accertato, infatti, che i malgari stavano fornendo assistenza a quelli che credevano essere componenti della Resistenza, si lasciarono andare a un'ondata di violenza brutale e indiscriminata, uccidendo civili innocenti e causando solo in quella circostanza 15 morti, tra cui una donna incinta e un ragazzino di 13 anni, a colpi d'arma da fuoco o a coltellate, gettando poi i corpi nel torrente But.

 

Il macabro avvenimento non sarebbe stato che l'inizio di un fiume di sangue perpetuato dalla milizia anche nei giorni seguenti, in cui sarebbero proseguiti rastrellamenti ed esecuzioni sommarie nelle case di Paluzza e dei paesi vicini, seminando il terrore e causando la morte complessiva di 52 persone, in quella che fu una rappresaglia punitiva verso questa popolazione della Carnia, sospettata di spalleggiare in qualche modo i partigiani (quelli veri) e la resistenza contro il regime occupante.

 

Il tribunale di Trieste ha pertanto stabilito un risarcimento complessivo pari a due milioni e ottocentomila euro a favore degli eredi e dei parenti dei 14 vittime, riconoscendo ufficialmente la natura dei fatti come crimini di guerra e contro l’umanità, e legittimando così l’iniziativa legale con la possibilità di attingere, con la sentenza passata in giudicato, a un fondo del Ministero dell’Economia e delle Finanze destinato a garantire il ristoro per i cittadini italiani vittime della violenza nazifascista negli anni della guerra. Fondo che ha visto uno stanziamento di venti milioni di euro per l’anno 2023 e di undici milioni ottocentomila euro per ciascuno degli anni dal 2024 al 2026. I parenti delle altre vittime non si è arrivati a sentenza per questioni burocratiche ma c'è da ipotizzare che questi risarcimenti saranno estesi ulteriormente. 

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