"Maxi opere Fugatti-Ianeselli? Per dare impulso alla crescita economica le priorità sono altre: senza industria il Trentino si ferma, non si può puntare solo sul turismo"
Intervista al segretario generale della Cgil del Trentino Andrea Grosselli: "Dopo anni di attenzione quasi esclusiva sul turismo, come motore unico della nostra economia, la giunta provinciale ha finalmente preso atto della necessità di puntare e sostenere la crescita industriale e di cambiare rotta. Palazzetti e infrastutture? Occorre la ricchezza prodotta dal lavoro e dalle imprese per continuare a potersi permettere il welfare territoriale e sociale e questo genere di investimenti"

TRENTO. Mentre il presidente della Provincia Maurizio Fugatti e il sindaco di Trento Franco Ianeselli presentavano i grandi progetti dei nuovi poli sportivi della città, la Cgil condivideva i dati (non certo incoraggianti) emersi dall'analisi dei bilanci industriali su un campione di 104 aziende del territorio.
Numeri che "destano preoccupazione", come sintetizza il segretario generale del sindacato Andrea Grosselli. L'anno 2024 in effetti ha registrato il calo di fatturato più significativo dell’ultimo decennio per l’industria trentina, se si fa eccezione per l’anno del Covid.
"Il dato - spiega il segretario - dimostra che il perimetro dell’industria sul nostro territorio, dopo anni di crescita importante, arretra. Le previsioni per il 2025 non sono positive. Dunque, è urgente agire per scongiurare un ulteriore calo del comparto industriale, che ha effetti negativi importanti su tutta la tenuta del sistema trentino dalla crescita economica al finanziamento della spesa pubblica e dunque del welfare per le cittadine e i cittadini”.
Insomma, mentre sindacati e associazioni di categoria chiedono investimenti sull'industria, la Provincia si prepara a spendere decine o centinaia di milioni in infrastrutture per sport, eventi e turismo? Secondo Grosselli, intervistato da il Dolomiti, le cose non stanno proprio così.
Segretario Groselli, Provincia e Comune stanno sbagliando nell'individuare i settori su cui investire per garantire crescita economica al territorio?
“Rispetto ad altre situazioni se non altro il timing di questi annunci, mi riferisco ai poli sportivi della città, ha messo in ordine le priorità: va dato atto che qualche giorno prima rispetto al focus sulla 'Trento sportiva' e 'dei grandi eventi internazionali', la Provincia ha tenuto un importante incontro con le associazioni di categoria e con le associazioni sindacali. Accogliendo, finalmente, la proposta che Cgil, Cisl e Uil avevano già presentato un anno e mezzo fa. Dopo anni di attenzione quasi esclusiva sul turismo, come motore unico della nostra economia, la giunta provinciale ha finalmente preso atto della necessità di puntare e sostenere la crescita industriale e di cambiare rotta. Occorre ripartire dai settori che possono dare un impulso più forte alla crescita economica: l’industria manifatturiera, il terziario avanzato, il settore informatico e digitale, i servizi evoluti alle imprese”.
Una questione di priorità.
“Sì, forse la giunta provinciale si è resa conto, con colpevole ritardo, che non si può vivere di solo turismo. Lo dicono i dati: gli anni in cui il settore batteva tutti i record non sono corrisposti a brillanti dati di crescita economica, anzi. Secondo l’Ispat il Trentino è cresciuto dello 0,2% nel 2023, le prime stime per il 2024 sono allo 0,7%, quelle per il 2025 intorno allo 0,5%, in linea con la crescita nazionale. Ripeto, il tutto a fronte di alcuni degli anni celebrati come i migliori di sempre per il settore: insomma, la prova provata che il turismo e i servizi non possono trascinare la crescita economica. La produttività che esprimono è stagnante, le retribuzioni per i lavoratori (generalmente più precari) sono più basse che in altri settori”.
Per i poli sportivi, ma pure per le tante grandi opere pubbliche e urbanistiche, verranno investite somme importanti: quei milioni di euro sono in qualche modo "tolti all'industria" per darli ad altri settori meno produttivi?
“Non è semplice e non sarebbe nemmeno corretto entrare in questo genere di discorsi di 'contabilità', in questo momento: quello che mi sento di dire è che una cosa non esclude l’altra. Investimenti anche importanti per la riqualificazione urbana e per le infrastrutture possono essere vincenti e strategici, ma il presupposto è che per fare un salto di qualità e per poterci permettere anche in futuro questo tipo di investimenti - se vogliamo fuori scala rispetto alla nostra dimensione - dobbiamo cambiare le priorità; ci auguriamo che il piano straordinario per l’industria annunciato dalla Provincia vada finalmente in questa direzione. Occorre la ricchezza prodotta dal lavoro e dalle imprese per continuare a potersi permettere di investire nelle infrastrutture e sostenere il welfare territoriale e sociale”.
Cosa prevede al momento questo piano straordinario condiviso con l'amministrazione e le associazioni?
“Ad oggi è solo un foglio bianco su cui vanno scritti interventi e misure che noi auspichiamo siano condivise. Ma è urgente passare dagli annunci ai fatti, se non vogliamo che il Trentino si fermi: non c’è un minuto da perdere, siamo già in ritardo, se questa è davvero la priorità - e lo è - i tempi per agire sono strettissimi. Altri sistemi economici e altri Paesi, mentre noi temporeggiamo, corrono spediti. Vanno individuati le politiche, gli interventi e misure più efficaci non solo per consolidare quello che c'è, ma per fare crescere l'economia del territorio, per creare nuove aziende e nuovi posti di lavoro. Insomma, l'obiettivo non è mantenere lo status quo ma permettere un'espansione. Una volta definito insieme 'come muoversi', andrà chiarita la dotazione finanziaria necessaria per produrre dei risultati: e come accennavo prima, crediamo che la Pat abbia risorse sufficienti per garantire nuovi interventi di politica industriale. Non dimentichiamoci dei quasi 5 miliardi di euro di liquidità depositata, immobile, in Bankitalia, qualora fossero necessarie altre risorse".
Il vicino Alto Adige fa parte di quegli "altri sistemi economici" più virtuosi?
"I dati dimostrano che in questo momento l'economia dell'Alto Adige va meglio di quella trentina. I più volte citati settori dell'industria e dei servizi avanzati in provincia di Bolzano hanno indubbiamente un abbrivio migliore. Quello che l'Alto Adige è riuscito a fare negli ultimi anni è stato 'sfruttare' il turismo per far crescere aziende che con i know how, le competenze e le conoscenze acquisiste nel campo del turismo sono state poi in grado di riconvertirsi in altri settori e diventare in alcuni casi leader mondiali. Penso a Leitner o Technoalpin, tanto per citarne alcune. E poi l'Alto Adige ha investito, tanto e bene, in transizione energetica. Però è anche il momento di aggiungere un elemento di riflessione".
Prego.
"Il Trentino non può continuare a vivere questa competizione con l'Alto Adige sempre in questa maniera 'depressiva'. Penso sia tempo di cambiare marcia e direzione, di fare le cose invece di aspettare che accadano: abbiamo le competenze, l'Università, centri di ricerca di alto livello, una struttura come Trentino Sviluppo. E' ora di sfruttare al meglio questi strumenti, concentrare gli interventi ed entrare in una nuova fase. Con nuove priorità e nuovi obiettivi condivisi".












