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| 21 lug 2025 | 09:05

Overtourism, quando i turisti sono troppi? “Bisogna definire un limite o è tutta percezione. Oggi il turismo è produzione di selfie e si basa su logiche clickbait”

L'analisi del professore Antonio Preiti: "Come definire il limite oltre il quale si può parlare di overtourism per un territorio? Senza un dato come si può parlare di 'over', in senso di 'oltre' un dato, senza un parametro di riferimento?"

TRENTO. Dalle montagne al mare fino alle città d'arte: da diversi anni ormai l'overtourism è diventata una delle questioni centrali per le amministrazioni delle più note – e frequentate – località turistiche italiane, tra disagi per la popolazione residente e difficoltà sul fronte dei servizi.

 

E con i problemi si sono moltiplicate anche le possibili soluzioni messe in campo dalle autorità, dagli ormai famosi tornelli a Venezia fino alla regolamentazione degli accessi sulle Tre Cime di Lavaredo o a Campo Imperatore, sul Gran Sasso.

 

Si tratta però di tentativi che a loro volta hanno in diverse occasioni dato il via a polemiche – anche molto accese – spostando inevitabilmente il focus da una sempre più necessaria discussione razionale in merito alla gestione della pressione turistica, in particolare in contesti fragili come quelli montani.

 

Discussione nella quale ad oggi “manca innanzitutto un dato fondamentale: come definire il limite oltre il quale si può parlare di overtourism per un territorio?”.

 

A chiederselo è Antonio Preiti, economista all'Università di Firenze e docente di Destination management, che insieme a il Dolomiti ha analizzato l'evoluzione del problema, fornendo una serie di linee guida anche sul fronte delle possibili soluzioni che le varie amministrazioni possono adottare per ridurre l'impatto del fenomeno.

 

Questo limite – spiega il docente – non è mai stato definito. Come si fa quindi a parlare di 'over', in senso di 'oltre' un dato, senza un parametro di riferimento? O mi fermo alla componente, per così dire, intuitiva, oppure l'overtourism diventa una sorta di sentimento, una percezione”.

 

A provare a rispondere a questa domanda è arrivato un recente focus di Demoskopika, legato proprio al sovraffollamento turistico in Italia. I ricercatori hanno considerato una serie di dati – presenze turistiche su estensione territoriale, posti letto su estensione territoriale, presenze turistiche su popolazione residente, percentuale di utilizzo effettivo dei posti letto disponibili e contributo turistico alla produzione di rifiuti urbani – per stilare un indice complessivo. Nella classifica complessiva rientrano sia Bolzano, al terzo posto, che Trento, al sesto.

 

In particolare il rapporto tra turisti e residenti e quello tra numero di turisti e superficie territoriale di riferimento sono spesso utilizzati dagli esperti per definire la cosiddetta capacità di carico per una particolare destinazione.

 

Nel caso specifico però, i dati di Demoskopika – che puntano a fornire uno strumento preliminare per la governance dei sistemi turistici locali – fanno riferimento al numero di presenze turistiche (un termine che non identifica il numero di persone su un dato territorio ma il numero di pernottamenti) registrate nell'arco di un intero anno e su un intero territorio provinciale, nascondendo quindi inevitabilmente le differenze legate ai periodi di alta e bassa stagione e, soprattutto, all'attrazione delle diverse località.

 

Per quanto riguarda la Provincia di Bolzano per esempio, prima per intensità turistica – rapporto tra presenze turistiche e residenti –, il dato annuale è di ben 69 presenze per abitanti, che suddiviso però su 365 giorni restituirebbe un rapporto medio giornaliero di quasi 0.19 presenze turistiche per abitante al giorno – o 189 ogni 1000 abitanti.

 

Il dato, ovviamente, sarà molto maggiore nei periodi di alta stagione e in particolare nelle località turistiche d'alta quota, dove la popolazione residente – come lo spazio urbano a disposizione – è molto bassa: il punto di partenza però è che il fenomeno dell'overtourism è in primis un indicatore puntuale e territoriale, che non può quindi essere 'spalmato' su un intero anno e su un'intera Provincia.

 

“Si potrebbe per esempio ipotizzare – precisa invece Preita – di fissare il limite per definire la presenza o meno di overtourism su un territorio in un particolare periodo al rapporto di parità tra turisti e residenti”. In pratica quando, in una data finestra temporale (i mesi di alta stagione per esempio), il numero di turisti e il numero di residenti è uguale. “A Venezia isola – dice il docente – questo rapporto è spesso 5 a 1. Se allargo lo sguardo all'intera Città municipale di Venezia però, la situazione ovviamente si capovolge”.

 

Lo stesso ragionamento diventa ancora più impattante nel contesto montano: “La superficie in quota è potenzialmente enorme, ma di fatto i centri e gli spazi urbani a disposizione sono molto piccoli e i colli di bottiglia sono moltiplicati all'inverosimile. Pensiamo per esempio che c'è una sola strada per salire da Ortisei verso Selva di Val Gardena, due sono quelle che permettono di raggiungere Cortina. La priorità in questo momento è identificare una baseline e, partendo da quella, prendere dei provvedimenti per cercare di ridurre il problema”.

 

Che provvedimenti? “Le azioni da intraprendere sono potenzialmente di due nature – dice Preiti – la prima fa riferimento alla cosiddetta 'spinta gentile', un insieme di incentivi e disincentivi per decongestionare località particolarmente interessate dal fenomeno”.

 

Si va quindi dalla necessità di prenotare per accedere a strade e parcheggi – una modalità spesso utilizzata nell'ambito alpino, oltre al caso delle Tre Cime di Lavaredo si può citare per esempio l'iniziativa della Provincia di Bolzano per quanto riguarda il lago di Braies – alla richiesta di un ticket, vista a più riprese a Venezia.

 

L'altra – spiega il professore – è legata agli sforzi necessari per rendere attraenti e appetibili destinazioni di valore ma meno famose. In Italia ne abbiamo a bizzeffe: tra le città d'arte si pensi a Mantova, Pisa, Siena, Padova giusto per fare qualche esempio”.

 

Proprio la 'fama' di alcune località particolari è infatti una delle cause principali dell'overtourism, insieme all'esplosione degli affitti brevi: “Prendiamo ad esempio Venezia – dice Preiti –. Il numero di camere alberghiere negli ultimi 10 anni è diminuito mentre gli affitti brevi sono cresciuti vertiginosamente anche in località vicine, Cavallino per esempio. Il mondo del turismo di massa vive delle logiche del clickbait: non è un caso che i siti specializzati (e non solo) pubblicizzino maggiormente offerte a Venezia o a Cortina che non in città o località montane meno note al grande pubblico. L'obiettivo è aumentare il traffico sfruttando l'immagine di una località più nota, assicurandosi più utenti e quindi più revenue”.

 

La competizione in pratica è oggi sulla conquista dell'attenzione, in un circolo vizioso che finisce per indirizzare i flussi sempre più verso le stesse destinazioni: “Il turismo è praticamente una produzione di selfie e il turista ricerca la destinazione più instagrammabile da condividere sui social. Viviamo in un epoca di turismo di massa ed è necessario quindi regolarlo, come in passato sono stati regolati altri fenomeni di massa. Il punto è capire con che criterio farlo: imporre ticket economici – con il rischio però di trasformare veri e propri patrimoni dell'umanità, da Venezia alle Cinque Terre, in potenziali 'Disneyland' – lavorare a livello di programmazione, favorire certe categorie? Tutti i meccanismi possono funzionare, ma in maniera inevitabilmente relativa: la sfida oggi è trovare un mix che si adatti alle situazioni concrete”.

 

Il punto insomma non è solo come distribuire i turisti, ma come ripensare il modello stesso di turismo: una sfida sempre più attuale per salvare quei territori che rischiano di essere snaturati, o peggio, svuotati da flussi turistici sempre più imponenti.

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