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| 29 set 2025 | 18:50

Pastore morso da un lupo in val Chisone e si pensa all'abbattimento, il "No" di Leal: "Non è un'aggressione: necessario un approccio scientifico"

A riferire dell'episodio avvenuto a circa 2 mila metri a Usseaux in Alta Val Chisone è stata Adialpi, associazione dei malgari. La presa di posizione della Leal: "La convivenza tra attività umane e fauna selvatica richiede cautela, ma anche rispetto delle dinamiche naturali e un monitoraggio attento e continuo, non giudizi frettolosi e soluzioni radicali"

Pastore morso da un lupo in val Chisone e si pensa all'abbattimento
di Redazione

USSEAUX. Un allevatore sarebbe stato morso da un lupo in Piemonte, un evento che sarebbe il primo caso di aggressione sulle Alpi piemontese e ha aperto il dibattito sulla coesistenza tra attività antropiche e la fauna selvatica. 

 

A riferire dell'episodio avvenuto a circa 2 mila metri a Usseaux in Alta Val Chisone è stata Adialpi, associazione dei malgari. L'allevatore ha sorpreso due lupi che attaccavano un pecora e così è intervenuto.

 

Un esemplare si è allontanato, riporta l'associazione dei malgari, mentre l'altro avrebbe affrontato l'allevatore che è caduto e quindi è stato morso. Colpita alla gamba, la persona è stata portata al pronto soccorso e dimessa con ferite non gravi

 

L'associazione Difesa alpeggi del Piemonte si è subito schierata per abbattere l'animale perché pericoloso. Non solo si chiede anche un piano di gestione complessivo per contenere i 1.500 lupi presenti sul territorio piemontese: si parla di bloccare la crescita del specie e di rimuovere una quota del 25% degli esemplari.

 

Le analisi di Ispra indicano - con la conclusione dell'iter di declassamento della specie - per il Piemonte la possibilità di rimuovere 10-17 esemplari. L'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale si basa sui dati del censimento nazionale del 2021 - circa 3.300 lupi in Italia - con una quota ammessa di prelievi in deroga e prudenziale tra il 3% e il 5%, dunque 100 e 160 animali. La Regione Piemonte pensa già, da sola, di puntare all'abbattimento tra i 200 e i 250 esemplari.

 

Arriva il "No" all'abbattimento della Leal. "L'incidente, seppur con conseguenze mediche lievi, evidenzia la complessità del rapporto tra esseri umani e animali selvatici. Secondo il guardaparco intervenuto sul luogo, il morso è stato probabilmente una reazione istintiva dell'animale, non configurabile come aggressione premeditata. Il lupo potrebbe essersi sentito minacciato dall'improvviso intervento dell'allevatore e del suo cane da guardiania. E' possibile che il conflitto tra il lupo e il cane, intervenuto in difesa delle pecore, abbia contribuito a questa situazione di tensione, anche se i dettagli precisi dell'incontro non sono noti".

 

L'associazione esprime fermo dissenso nei confronti delle posizioni allarmistiche e della prospettiva di un abbattimento dell'esemplare. "Queste descrivono il lupo come un pericolo imminente, alimentando un clima di sovraesposizione e terrorismo animale che colpisce ingiustamente anche altre specie protette, come già avviene per gli orsi trentini. Il lupo, come predatore naturale, svolge un ruolo fondamentale nell’equilibrio dell’ecosistema e agisce seguendo i suoi istinti di sopravvivenza, difendendo a sua volta la propria preda".

 

La Leal sottolinea inoltre la necessità di mantenere un approccio equilibrato e scientifico, in linea con quanto espresso dal guardaparco, che ha rimarcato come il lupo stesse cercando di difendere la sua preda. 

 

"Cerchiamo di non forzare interpretazioni errate e mistificate nel tentativo di modificare o dominare a nostro piacimento i comportamenti dei selvatici e i loro istinti naturali. La convivenza tra attività umane e fauna selvatica richiede cautela, ma anche rispetto delle dinamiche naturali e un monitoraggio attento e continuo, non giudizi frettolosi e soluzioni radicali", conclude Gian Marco Prampolini, presidente Leal. "Il lupo rimane una specie protetta, la cui presenza è elemento indispensabile per la biodiversità e la salute degli ecosistemi alpini. Ribadiamo l’impegno a contrastare ogni forma di allarmismo sulle specie selvatiche e a promuovere soluzioni di gestione basate sulla scienza, la tutela e la convivenza sostenibile".

 

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