Presunti abusi sessuali sulla nipote, secondo il Tribunale il "fatto non sussiste". Assolto 60enne altoatesino
La ricostruzione dell'accaduto fatta dalla vittima non è bastata. La procura chiedeva una condanna a sette anni e mezzo di reclusione

BOLZANO. "Il fatto non sussiste". Si è concluso così il processo che vedeva sul banco degli imputati un uomo altoatesino di 60 anni, accusato di aver commesso abusi sessuali sulla nipote quando quest'ultima aveva solo sette anni. Una sentenza che ribalta completamente la richiesta della Procura, la quale aveva sollecitato una condanna a sette anni e mezzo di reclusione per violenza sessuale aggravata.
La vicenda è emersa in un contesto delicato: la presunta vittima, oggi diciottenne e assistita dall'avvocato Hubert Oberarzbacher, aveva rotto il silenzio quattro anni fa. La sua denuncia, era scaturita da una confidenza fatta alla psicologa scolastica e seguita poi da una segnalazione ai servizi sociali e alla magistratura. Poi l'inizio di una complessa indagine.
Nel corso del dibattimento, la giovane ha ricostruito con costanza e a distanza di anni una serie di episodi, che nella sua versione sarebbero passati da comportamenti ambigui a una presunta escalation di molestie. La coerenza del racconto, per il Pubblico Ministero Francesca Sassani, costituiva un elemento sufficiente a sostenere l'accusa. Tuttavia, il collegio giudicante, rappresentato in aula ieri, ha ritenuto che la sola ricostruzione della giovane non bastasse a configurare una prova inconfutabile. L'imputato, difeso dagli avvocati Thomas Schnitzer, Nicola Nettis e Corrado Faes, ha sempre negato con fermezza ogni addebito. Sebbene la convivenza all'epoca dei fatti (un elemento considerato significativo dagli inquirenti) avesse reso il contesto probatorio complesso, la sentenza di assoluzione con formula piena stabilisce che non è stato possibile riscontrare la materialità del fatto. La Procura non ha ancora reso noto se presenterà impugnazione contro la sentenza.












