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Trento
07 maggio | 18:05

Ristorazione, droga e affari pubblici, smantellata a Trento una rete criminale. Fra gli indagati anche l'ex presidente di Patrimonio del Trentino Andrea Villotti

I militari hanno messo i sigilli al bar Dolce Vita a Trento, Andel Haus e Tower ad Andalo e a un caffè di Lavis, oltre ad aver svolto svariate perquisizioni in altri locali. A finire sotto la lente d'ingrandimento della Guardia di Finanza ci sarebbero nomi eccellenti, a partire da quello dell'ex presidente di Patrimonio del Trentino, Andrea Villotti (già capo di gabinetto in Regione del governatore Maurizio Fugatti). Ma anche quello della famiglia imprenditoriale Agostini, a cui fanno capo diversi locali, ristoranti e hotel sul territorio

TRENTO. Ordini telefonici di “pizze d’asporto” che, in realtà, celavano ben altre richieste. In base ad alcuni gusti, corrispondevano predeterminati quantitativi di cocaina. In certi casi il pagamento veniva effettuato anche mediante il Pos dell’attività commerciale. E poi investimenti in lingotti d’oro, orologi di lusso, immobili e terme di prestigio. È questo il volto della criminalità che ha colpito il cuore del Trentino, svelato da un'importante operazione portata avanti dalla Guardia di Finanza con il coordinamento della Procura Distrettuale di Trento.

 

Un blitz che ha portato a misure restrittive della libertà personale nei confronti di 37 persone (18 in carcere, 2 agli arresti domiciliari, 13 divieti di dimora e 3 obblighi di dimora nella provincia di Trento, 1 obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria), per reati contro la Pubblica Amministrazione, traffico di sostanze stupefacenti, riciclaggio, autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori.

 

I militari hanno messo i sigilli al bar Dolce Vita a Trento, Andel Haus e Tower ad Andalo e a un caffè di Lavis, oltre ad aver svolto svariate perquisizioni in altri locali.

 

A finire sotto la lente d'ingrandimento della Guardia di Finanza ci sarebbero nomi eccellenti, a partire da quello dell'ex presidente di Patrimonio del Trentino, Andrea Villotti (già capo di gabinetto in Regione del governatore Maurizio Fugatti). Ma anche quello della famiglia imprenditoriale Agostini, a cui fanno capo diversi locali, ristoranti e hotel sul territorio.

 

A risultare indagato sarebbe anche il direttore generale, Michele Maistri, e il responsabile legale della società, Rocco Bolner. La vicenda riguarda il tentativo di acquisizione da parte della famiglia imprenditoriale Agostini, in particolare da parte dell'imprenditore Alessio Agostini, del Grand Hotel Imperial di Levico. Struttura gestita proprio da Patrimonio del Trentino Spa. L'imprenditore sarebbe arrivato a elargire ingressi in centri benessere, cene, oggetti preziosi, oltre alla promessa di dazione di denaro, proprio all'allora presidente di Patrimonio del Trentino che gestiva la struttura, per ottenere dei vantaggi

 

All'ex presidente di Patrimonio del Trentino, viene contestato il reato di corruzione e anche il peculato. Nessun commento al momento da parte del legale di Villotti, l'avvocato Giovanni Rambaldi: “Attendiamo di leggere tutta la documentazione”.

 

Le indagini sono andate avanti per diversi anni e sono partite dall'analisi delle cessioni di attività commerciali nel settore della ristorazione e alberghiero, condotta dai finanzieri trentini, all’esito della quale è emersa la sospetta operatività finanziaria di alcuni imprenditori della zona, i quali, soprattutto nel periodo pandemico, avevano posto in essere una ripetuta e vorticosa acquisizione di esercizi commerciali (bar, ristoranti e alberghi), ostentando in maniera evidente il proprio elevato tenore di vita.

 

Le indagini, eseguite mediante servizi di osservazione sul territorio, approfondimento di segnalazioni di operazioni sospette, intercettazioni e indagini finanziarie, hanno fatto emergere, salvo il principio di presunzione di innocenza e fino a sentenza irrevocabile di condanna, la presenza di 4 distinti gruppi criminali operanti nel territorio della provincia di Trento.

 

I 4 GRUPPI CRIMINALI
Il primo gruppo, composto da 18 soggetti (prevalentemente italiani), ha avuto quale promotore dell’organizzazione un componente di una famiglia di ristoratori locali che, usando una fitta rete di collaboratori locali e pusher, è risultato dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti del tipo cocaina. Lo stesso, dopo essersi rifornito da magrebini residenti a Trento, ha utilizzato due esercizi commerciali a lui riconducibili (un pub e un ristorante/pizzeria) quali basi per la cessione dello stupefacente.

Gran parte del profitto veniva poi riciclato, con la complicità di un commercialista compiacente e di un intermediario del settore assicurativo, in un sofisticato sistema di polizze assicurative, per poi essere reimpiegato nel tessuto economico. I proventi illeciti sono transitati dai conti dell'intermediario finanziario, per poi essere investiti nell’acquisto di polizze assicurative. Al momento del riscatto, i relativi capitali sono stati reimpiegati nell’acquisizione e gestione di strutture ricettive e di ristorazione in Trentino e nell’investimento delle risorse in orologi di pregio e lingotti d’oro.

 

Ed è proprio in questo ambito che la lente della Guardia di Finanza si sarebbe fermata sull'ex presidente di Patrimonio del Trentino, Andrea Villotti. Uno dei componenti della famiglia di imprenditori coinvolta, come già spiegato in precedenza, al fine di ottenere un “indebito vantaggio” per l’acquisto e la gestione di una prestigiosa struttura alberghiera con attività termali, il Grand Hotel Imperial di Levico, sarebbe arrivato anche a elargire ingressi in centri benessere, cene e oggetti preziosi, oltre, secondo quanto risultato dalle indagini, alla promessa di dazione di denaro proprio all'allora presidente di Patrimonio del Trentino che gestiva la struttura. Si tratta di accuse, è bene chiarirlo, che dovranno ora essere confermate.

 

Le indagini sarebbero, però, riuscite a seguire incontri in cui il presidente e alcuni dirigenti della società hanno concordato e pianificato, con gli indagati, mesi prima della pubblicazione del bando, i requisiti previsti per la vendita della struttura per un importo pari a 10 milioni di euro.

 

Il Gip, in questo caso, oltre alle misure cautelari personali, ha disposto nei confronti dell’imprenditore la misura interdittiva del divieto di contrarre con la Pubblica Amministrazione e del divieto di esercitare imprese e uffici direttivi per 12 mesi, mentre, nei confronti del presidente della società pubblica, ha ordinato la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio dei pubblici uffici per 12 mesi. Nei confronti di quest’ultimo è stato anche contestato il reato di peculato, avendo fatto acquistare alla società a partecipazione pubblica beni mobili spettanti per l’incarico ricoperto, salvo regalarli a una persona a lui vicina.

 

Le indagini hanno poi riguardato un secondo gruppo criminale che si occupava del traffico di hashish. La droga arrivava da Torino e Bologna per essere poi spacciata nella città di Trento e nei comuni di Borgo Valsugana e Rovereto. Stiamo parlando di circa 80 chili di droga che avrebbero consentito all'organizzazione di conseguire profitti per oltre 7,2 milioni di euro.

 

Un terzo gruppo, un’associazione per delinquere composta da 6 soggetti, di cui 4 di nazionalità italiana, era dedito al traffico, anche internazionale, di cocaina, hashish e marijuana. I rifornimenti di droga arrivavano dall’estero (Belgio e Olanda), per essere poi trasportati in Italia servendosi di corrieri a bordo di autovetture con doppifondi, per poi procedere alla distribuzione, specie nella città di Trento, tramite numerosi pusher. In questo caso è stato utilizzato come luogo di deposito e stoccaggio un bar di Lavis.

 

Infine, un quarto gruppo criminale è risultato composto da 3 persone albanesi e 1 cittadina moldava, tutti dimoranti a Trento, due dei quali, pur essendo già destinatari di pregresse indagini eseguite nel settore del traffico di sostanze stupefacenti – con sentenze di condanna passate in giudicato – hanno investito parte dei proventi illeciti in un nuovo bar nel pieno centro storico di Trento, intestando figurativamente l’attività imprenditoriale, al fine di eludere le disposizioni in materia di misure di prevenzione ovvero agevolare le condotte di riciclaggio, a un prestanome.

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