Vacche e vitelle maltrattate in una stalla degli orrori, a processo un allevatore
Nel corso dell'udienza il Giudice ha sospeso la richiesta di Messa alla prova dell’imputato e ha disposto che vengano effettuate indagini finanziarie. Lav: "La speranza è che venga pienamente riconosciuta la gravità dei reati"

VERONA. La vicenda ha avuto inizio nel 2023, a partire dalla segnalazione ricevuta dallo Sportello contro i maltrattamenti di Lav di Verona, con la denuncia di Lav che aveva portato al sequestro e poi alla confisca definitiva di 40 vacche e 7 vitelle tenute in condizioni "incompatibili con la natura degli animali" e "produttive di gravi sofferenze".
A distanza di 2 anni, ha avuto luogo una prima udienza in cui Lav si è costituita parte civile. Il processo sta continuando e nell’udienza dello scorso venerdì 7 novembre, grazie alla richiesta dell'avvocata Margherita Brendolan, il Giudice ha sospeso la richiesta di Messa alla prova dell’imputato e ha disposto che vengano effettuate indagini finanziarie, "vista la proposta di risarcimento a dir poco ridicola che l’imputato ha avanzato", commentano dall'associazione.
I capi di imputazione a carico dell’allevatore, come detto, riguardano la detenzione dei bovini in condizioni incompatibili con la natura degli animali e produttive di gravi sofferenze (art. 727 codice penale) e il maltrattamento con l’aggravante della morte di alcuni animali.
In generale, la "messa alla prova" (Map) consente all’imputato di uscire dal procedimento penale purché si impegni con lavori di pubblica utilità e azioni risarcitorie. In caso di applicazione di Map, l’imputato ne esce quindi “pulito” senza conseguenze sulla fedina penale.
"Qualcosa che stride fortemente con la necessità di riconoscere pienamente la gravità dei reati di maltrattamento di animali, con l’aggravante della morte degli animali - aggiungono da Lav -. Purtroppo, la stessa sofferenza la vivono altri milioni di mucche e vitelli in Italia, vittime di un sistema di sfruttamento che vuole sempre gravide le prime, per fargli produrre latte da destinare al consumo umano, e che deve smaltire i secondi, sottoprodotti dell’industria casearia trattati come scarti", concludono amareggiati.












