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Trento
08 giugno | 18:41

Via i telefoni dalle scuole, serve un freno alla dipendenza da smartphone: ''Processo dopaminergico simile a alcol e droghe. Effetti spaventosi sia psicologici che fisici''

Serena Valorzi, psicologa e psicoterapeuta cognitivo – comportamentale spiega: "Il processo sotteso ha a che fare con il sistema dopaminergico (circuito della ricompensa): similmente all’alcol e alle droghe, svolgere una certa attività può provocare piacere e distrazione dalla sofferenza, così è comprensibile che si cerchi di reiterare l’esperienza. Il problema è che a parità di “assunzione” l’effetto tende a diminuire nel tempo così lo si fa di più, sempre di più, e quando non puoi farlo, ecco qui i sintomi di astinenza: ansia, irrequietezza, irascibilità"

TRENTO. Alcuni arrivano a parlare di “droga digitale” stiamo parlando della dipendenza da cellulare che sempre più sta preoccupando mamme e papà. 

 

Nei giorni scorsi ha fatto scalpore la notizia di un adolescente che a Torino è finito al pronto soccorso in crisi d’astinenza da smartphone che gli era stato tolto dai genitori. Una vicenda che è stata ripresa da molti quotidiani nazionali e che ha riportato l'attenzione su un fenomeno in crescita preoccupante.

 

Anche a Trento il problema non manca. Basta pensare che sono diverse le famiglie che cercano esperti per aiutare i propri figli dipendenti da una dipendenza tecnologica. 

 

“Gli effetti individuali, familiari e sociali delle dipendenze sono spaventosi, sia psicologici che fisici” ci spiega la dottoressa Serena Valorzi, psicologa e psicoterapeuta cognitivo – comportamentale. 

 

1. Nei giorni scorsi un adolescente è stato portato al Pronto soccorso con tutti i sintomi di un'astinenza. Non si trattava però di alcol e di droga, ma bensì di cellulare (i genitori glielo avevano tolto). È possibile sviluppare una dipendenza di questo genere? Sono situazioni in aumento?
Purtroppo il fenomeno della Nomofobia (no mobile phone) non è nuovo per chi tra noi si occupa di dipendenze comportamentali. 
Già nel 2002, quando ho iniziato a lavorare in questo settore alla Società Italiana di Intervento sulle Patologie Compulsive a Bolzano a cui giungevano pazienti da tutta Italia, oltre a chi presentava un problema di gioco d’azzardo, shopping compulsivo o dipendenza affettiva o sessuale iniziavano a manifestarsi le prime dipendenze da videogiochi e da cellulare. 
All’epoca i cellulari consentivano solo di inviare sms e giocare a giochi tipo snake o campo minato, dunque nulla di cui stupirci se i nostri attuali potentissimi  smartphone, sempre a portata di mano, capaci di farci connettere e matchare con centinaia di altri utenti su diversi social network (più o meno erotizzati) o di giocare ai casinò online o a videogiochi  sempre più attraenti, riescano a trattenerci oltre il tempo voluto o siano in grado di accendere  dipendenze su misura. 
Il processo sotteso ha a che fare con il sistema dopaminergico (circuito della ricompensa): similmente all’alcol e alle droghe, svolgere una certa attività può provocare piacere e distrazione dalla sofferenza, così è comprensibile che si cerchi di reiterare l’esperienza. 
Il problema è che a parità di “assunzione” l’effetto tende a diminuire nel tempo così lo si fa di più, sempre di più, e quando non puoi farlo, ecco qui i sintomi di astinenza: ansia, irrequietezza, irascibilità. 
Siamo già abituati a pensare che un ragazzino dipendente da videogiochi dia in escandescenza e smonti casa se i genitori gli tolgono di netto la connessione, ma non siamo ancora socialmente abituati a considerare che lo stesso avvenga se si toglie lo smartphone di botto, magari in clima relazionale già compromesso  e con gli animi esasperati. Eppure, lo smartphone è il candidato migliore per essere responsabile di dipendenze veicolate da internet: sempre acceso, sempre connesso, ci permette di avere ogni momento sottomano la dose che preferiamo (social network, videogiochi, shopping, casinò online…) 
Per averne intuizione, proviamo a spegnerlo per qualche ora o ad avere il telefono scarico e ci accorgeremo che quasi tutti noi sentiamo almeno un certo disagio: eleviamolo alla potenza e avremo idea di cosa significa esserne dipendenti. Tanto più se abbiamo 15 anni e la corteccia prefrontale che tra le altre cose è implicata nella gestione degli impulsi, non è ancora del tutto sviluppata...
 

2. La maggior parte dei bambini oggi entra in contatto con il cellulare nei primi anni di vita. È pericoloso? Quali sono le conseguenze a lungo termine di un’esposizione precoce e incontrollata di questo genere nello sviluppo?
Le associazioni di Pediatri indicano chiaramente che un bambino di meno di due anni non dovrebbe essere esposto agli schermi, ciononostante sappiamo quanto spesso vengano “tenuti buoni” con lo smartphone, sia nel carrello della spesa che al tavolo di una pizzeria. Peccato davvero perché i bambini avrebbero diritto ad avere le nostre attenzioni anziché essere addormentati o eccitati dallo smartphone che ruba loro tempo di apprendimento di tante altre competenze (anche linguistiche). Un esempio? Un bambino può saper swipare  ma magari non sa allacciarsi le scarpe o non riuscire a coordinare ben i movimenti o parlare...
Le conseguenze di un’esposizione precoce e di un utilizzo prolungato si stanno studiando proprio in questi anni: meno contatto dal vivo e più fruizione di contenuti a schermo cambiano anche la struttura cerebrale: similmente ai ragazzi dipendenti da videogiochi anche chi utilizza in giovane età tablet e smartphone per numerose ore al giorno ha un minor sviluppo della corteccia prefrontale, area deputata alla regolazione emotiva, all'empatia, alla distinzione tra bene e male e all’attenzione (ABCD Study - Tusla Oklahoma)
Inoltre, da più grandi, le immagine seduttive o patinate dei social network possono scatenare vissuti di profonda inadeguatezza (anche corporea), frustrazione, depressione, compulsività e ansia. 
Non intendo dire che non si debba utilizzare internet ma se ne limitassimo l’uso a cose intelligenti e aumentassimo il tempo di contatto dal vivo, i nostri ragazzi, nonostante le prospettive della nostra epoca non siano delle migliori, sarebbero almeno un po’ più felici, meno depressi e meno impulsivi (o aggressivi). 

 

3. Quali sono gli effetti della dipendenza da smartphone? Riguardano sia l'aspetto psicologico che quello fisico? E i sintomi dell'astinenza sono quelli che si hanno anche per la droga o l'alcol?
Soffrire di una dipendenza significa aver trovato una “droga" (sostanza o comportamento) che ci permette di non sentire, temporaneamente, il dolore che la vita a volte ci propone in quest’epoca che nega il dolore e siamo sempre meno abituati a gestire le frustrazioni.
Lo smartphone ci consente di avere accesso a qualsiasi cosa (tranne l’abbraccio di una persona amata che sa guardarci negli occhi) così ognuno di noi può trovare in questo rettangolo che teniamo sempre con noi quale fosse un moderno, potentissimo tamagotchi la sua migliore droga (gioco, possibilità di controllo nelle relazioni sentimentali o acquisire nuovi partner, shopping, pornografia...). Non a caso Anna Lembke in “L’era della dopamina” lo descrive quale ago ipodermico di dopamina - l’ormone del piacere. 
Se siamo tristi, ansiosi, frustrati insoddisfatti del nostro corpo e delle nostre relazioni, non sappiamo verbalizzare il disagio e non sappiamo chiedere aiuto e conforto, allora lo smartphone diventa l'anestetico o l’eccitante a basso costo.
E' sempre a portata di mano, all’inizio lo accendiamo in ogni momento vuoto, poi lo preferiamo a una discussione scomoda con un partner o con un genitore, infine lo preferiamo a qualsiasi altra cosa, dalle uscite con gli amici, allo sport alla scuola o al lavoro. 
Gli effetti individuali, familiari e sociali delle dipendenze sono spaventosi, sia psicologici che fisici:  E il problema è che si può smettere di bere o giocare d’azzardo o di farsi le canne, ma smettere di avere uno smartphone ai nostri tempi, la vedo male. 
Per le persone che sviluppano questo problema l’obiettivo è capire e risolvere il  malessere emotivo e relazionale che ha spinto in questa direzione e imparare poi ad utilizzarlo (limitatamente) in maniera sana e funzionale, senza ricadere nella compulsione. 
Non è operazione facile e ci vuole pazienza e un buon lavoro di psicoterapia ma ne vale davvero la pena, visto che la posta in gioco è la serenità e una vita piena. 

 

4. Spesso i genitori si trovano davanti a una sorta di dilemma: non dare il cellulare ai figli per i rischi che ci sono oppure darglielo perché tutti gli altri ce l'hanno e rischierebbero di essere esclusi dal gruppo. Cosa bisognerebbe consigliare in questo caso ai genitori?
Sarebbe magnifico se i genitori si parlassero e concordassero delle buone prassi! Per fortuna, molte Scuole qui in Trentino stanno prendendo a cuore l’argomento, chi vietando l’utilizzo dello smatphone a scuola (se no per utilizzo didattico) chi attivando serate o percorsi sull’impatto delle moderne tecnologie, e posso dire che ogni volta che incontro docenti e genitori mi si scalda il cuore nel vedere che l’interesse riguardo questo argomento scottante è in crescita. 
Non credo che la soluzione sia dare loro lo smartphone tardi, credo fortemente che una condivisione precoce anche a 6/7 anni, laddove il papà e la mamma spieghino quanto sia un oggetto potente e come lo si debba utilizzare, seguito da un "periodo di prova” in cui si verifichi se la ragazza o il ragazzo sia in grado di utilizzarlo senza incorrere in pasticci (dal cyberbullismo alla fruizione o produzione di contenuti erotici o violenti), sia assolutamente preferibile ed efficace. 
Occhio però: per essere buoni modelli, dobbiamo noi adulti riflettere su come lo stiamo utilizzando noi! Un esempio su tutti: il Phubbing (snobbare l’altro tramite l’utilizzo dello smartphone). Se preferiamo essere rapiti dallo schermo piuttosto che ascoltare nostra figlia o il/la nostro/a partner con attenzione e guardandoli negli occhi, non potremo stupirci che anche gli adolescenti poi ci snobbino allo stesso modo.
 

5. Si parla spesso di “disconnessione”, anche a Trento negli scorsi mesi si è aperto un dibattito in tal senso. Gli studenti sono costantemente collegati, anche solo psicologicamente, al mondo della scuola. Il registro elettronico e gli altri strumenti informatici... È giusto quindi parlare di disconnessione?
La pandemia ha segnato la caduta dei limiti di tempo di connessione per molte famiglie e già stavamo vivendo nell’idea che la scuola dovesse modernizzarsi con l’utilizzo massiccio della tecnologia. Credo che la scuola possa fare moltissimo in tema di educazione all’utilizzo sano dello smartphone e del tablet, regolandolo e permettendo agli studenti di godere di tempi di disconnessione in cui esercitarsi nelle competenze sociali dal vivo. Comunque, dovremmo riflettere accuratamente su come la tecnologia intervenga a scuola… Ad esempio, il registro elettronico è senz’altro comodo ma il fatto che i genitori sappiano in tempo reale se sei a scuola o hai bigiato e che voto hai preso di matematica, toglie la responsabilità e l’apprendimento della gestione emotiva del dover dire a casa che hai preso un 5! 
Ad oggi, sempre più persone vorrebbero uscire dalla spirale della Fomo (Fear of missing out - sensazione di perdersi qualcosa, di non essere nessuno se non si è online e non si hanno abbastanza consensi) ed approdare alla Joy of Missing Out (gioia da disconnessione). 
Credo che sarebbe buona prassi per tutti noi, adulti, adolescenti e nonni (sì, perché anche i nonni non sono incolumi!) ci ricordassimo di disconnetterci ogni tanto e ascoltare la nostra mente, il nostro cuore e accendere un profondo contatto con noi stessi e con i nostri simili 

 

6. Il Ministero dell'Istruzione nei giorni scorsi ha spiegato di ragionare sulla possibilità di divieto dei cellulari alle scuole superiori. Vietare o limitare l'uso del cellulare è la strada giusta?
Penso all’esempio del Don Milani di Rovereto di cui ho potuto incontrare qualche mese fa gli studenti. Lo smartphone non si può utilizzare nelle pause, lo si utilizza se il docente crede possa essere utile a fini didattici e ne verifica il buon utilizzo.  La dirigente dott.ssa Dosso ci ha raccontato delle difficoltà incontrate nel procedere in questo senso ma, posso testimoniarlo, i corridoi alla pausa erano finalmente e di nuovo chiacchieranti!  Credo che sarebbe davvero buona cosa permettere agli studenti di essere preservati dall’iperconnesione e incoraggiati alla buona gestione emotiva del contatto dal vivo senza mediazione tecnologica, altrettanto credo sia essenziale che ci sia un buon lavoro di sensibilizzazione e buona consapevolezza da parte dei genitori. Accettare che tuo figlio o tua figlia non abbia accesso al proprio device durante le ore di scuola significherebbe fidarsi del fatto che è a scuola con adulti e  compagni in gamba e che si possa aspettare che rientrino a casa da scuola per sapere come è andato il compito di italiano. Un buon esercizio di pazienza per tutti noi, in un epoca di ansia e impulsività.

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