20 anni e 847 uscite tra frane, scavi e tunnel da percorrere ma il fiume sotterraneo è raggiunto: ''Non importa quanto c'è voluto ma l'impegno dedicato a questa folle impresa''
La grotta, situata nei pressi di Fernetti, era conosciuta fin dall’Ottocento come “buco soffiante” durante le piene del Timavo, ma per oltre un secolo era rimasta dimenticata. Dal 2006, grazie alla determinazione e alla passione di decine di speleologi, sono iniziati i lavori di scavo e approfondimento, proseguiti tra difficoltà tecniche, passaggi stretti, frane interne e condizioni ambientali complesse

TRIESTE. Ci sono voluti vent'anni e 847 uscite complessive ma alla fine gli speleologi della commissione grotte Eugenio Boegan ce l'hanno fatta: sono riusciti a raggiungere il fiume Timavo sotto terra a una profondità di oltre 300 metri, Ci sono riusciti aprendo un nuovo accesso scavando, portando via terra e massi ma all'improvviso ''il fiume Timavo si è fatto finalmente sentire e lo scorrere dell’acqua si intravede una decina di metri sotto di noi. Non importa quanto tempo ci abbiamo messo ma l’impegno che ci abbiamo dedicato, grazie a tutti coloro che sono stati con noi in questa folle impresa. E Timavo sia'', scrivono a commento del video che mostra il momento dell'apertura.
Un successo straordinario e una soddisfazione enorme per tutti compresa la Regione Friuli Venezia Giulia che ha rilanciato la notizia. ''Dopo quasi vent’anni di lavoro, di fatica, di intuizioni e ostacoli superati con tenacia, gli speleologi della Commissione Grotte Eugenio Boegan della Società Alpina delle Giulie - Sezione di Trieste del Club Alpino Italiano hanno raggiunto il Timavo sotterraneo, aprendo un nuovo accesso sul Carso triestino: l’Abisso Luciano Filipas, intitolato alla memoria di un socio recentemente scomparso. Un traguardo straordinario - spiega la Regione - che segna una nuova pagina nella storia della speleologia del nostro territorio. Si tratta infatti della quarta cavità, nella parte italiana del Carso Classico, a giungere al Timavo sotterraneo''.
La grotta, situata nei pressi di Fernetti, era conosciuta fin dall’Ottocento come “buco soffiante” durante le piene del Timavo, ma per oltre un secolo era rimasta dimenticata. Dal 2006, grazie alla determinazione e alla passione di decine di speleologi, sono iniziati i lavori di scavo e approfondimento, proseguiti tra difficoltà tecniche, passaggi stretti, frane interne e condizioni ambientali complesse. ''Con pazienza e coraggio - prosegue la Regione - uscita dopo uscita, gli speleologi hanno seguito i segnali del fiume nascosto fino al risultato tanto atteso. Nel gennaio di quest’anno, dopo 874 uscite complessive, è stato finalmente raggiunto un nuovo pozzo che si apre direttamente in una grande caverna dove, a 315 metri di profondità, scorre il Timavo sotterraneo con le sue intense acque verde smeraldo''.
La prima discesa sul fondo, avvenuta nei primi giorni di aprile, ha permesso di raccogliere campioni d’acqua e sabbia e di osservare un ambiente ancora intatto, dove sono stati visti e fotografati anche diversi protei, simbolo prezioso della vita nascosta nel mondo ipogeo. Nelle prossime esplorazioni proseguiranno i rilievi, la documentazione fotografica e le ricerche scientifiche, con l’obiettivo di approfondire la conoscenza del sistema del Timavo e della vulnerabilità dell’acquifero carsico. ''Un risultato che emoziona e che parla di passione, perseveranza, spirito di squadra e amore per il territorio. Complimenti a tutte le speleologhe e gli speleologi - conclude la Regione - che hanno reso possibile questa impresa eccezionale''.












