Blitz anti caporalato, 84 braccianti sfruttati per la raccolta dei piccoli frutti: sottopagati, in alloggi fatiscenti e truffati. Sequestrati 790mila euro a un imprenditore Trentino
Secondo le indagini i lavoratori erano costretti a turni ben oltre quelli previsti dalla legge, con salari inferiori ai minimi contrattuali e ulteriori trattenute per alloggio e servizi: sei gli indagati, accusati anche di truffa aggravata

TRENTO. Ottantaquattro braccianti sfruttati per la raccolta di piccoli frutti e per attività agricole, con paghe sotto ai minimi contrattuali e oltre 250 ore mensili in più rispetto a quelle previste dalla legge: la Finanza di Trento ha dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo di 790.514 euro nei confronti di un imprenditore trentino e suoi cinque collaboratori, tutti indiziati di appartenere a un'associazione a delinquere dedita allo sfruttamento del lavoro e alla truffa.
Nel dettaglio l’indagine ha permesso di individuare un sodalizio criminale, composto da un imprenditore agricolo locale e cinque familiari, di cui quattro di nazionalità marocchina, che sarebbe stato dedito, dal 2018 al 2024, allo sfruttamento di lavoratori, perlopiù extracomunitari, entrati nel territorio nazionale grazie al “Decreto flussi”.
Ad essere ricostruita dai militari la condizione critica nella quale versavano 84 lavoratori - provenienti da Marocco, Romania, India, Nigeria, Pakistan e Camerun - sfruttati per la raccolta di piccoli frutti e per tutte le attività connesse.
Questi, secondo gli inquirenti, erano assunti con contratti stagionali e venivano costantemente sovra-impiegati in termini di ore lavorate, Inoltre,per ogni ora lavorata sia ordinaria che straordinaria, veniva corrisposto un importo notevolmente inferiore rispetto a quello previsto dal contratto collettivo nazionale.
Ma non è tutto. Secondo le indagini, le paghe mensili dei lavoratori, già evidentemente esigue, venivano ulteriormente decurtate per sostenere spese quotidiane con i sodali che avrebbero richiesto 3 euro a notte per l’alloggio, 100 euro una tantum per la fornitura di una coperta e un cuscino e 5 euro per il carburante ogni volta che i lavoratori avevano bisogno di fare la spesa utilizzando un’autovettura degli indagati.
Per di più i lavoratori venivano alloggiati all’interno di abitazioni fatiscenti, prive dei minimi requisiti igienico-sanitari e in condizioni di sovraffollamento tali da non garantire spazi sufficienti per riporre i propri effetti personali. Gli stessi, specifica la Finanza, versavano in una particolare condizione di vulnerabilità data la scarsa conoscenza della lingua italiana, l’assenza di lavori alternativi e la necessità di garantirsi un reddito per il sostentamento familiare e personale.
Venendo agli indagati, e a due aziende agricole ad essi riconducibili, il vantaggio economico derivato dallo sfruttamento dei lavoratori, è stato quantificato in otre 753 mila euro.
Le indagini hanno rilevato anche continuative condotte di truffa aggravata nei confronti di nove persone di nazionalità marocchina che avrebbero versato agli indagati 37.500 euro: alle vittime, spiegano i militari, era stato infatti fatto credere di dover corrispondere somme di denaro per ottenere la conversione del titolo di soggiorno, dal permesso per lavoro stagionale e quindi limitato nel tempo, a quello per lavoro subordinato, non soggetto a vincoli temporali.
La procedura gratuita secondo il “Decreto Flussi”, spiega la Finanza, sarebbe costata ai lavoratori dai 4 mila ai 5 mila euro: gli indagati, nello specifico, prospettavano alle vittime, a fronte del mancato pagamento, il rischio di perdere il lavoro, l’alloggio e la possibilità di permanere regolarmente in Italia
Alla luce dei fatti, il Tribunale di Trento ha disposto il sequestro finalizzato alla confisca di 790.514 euro considerati profitto illecito dei reati di truffa aggravata e di sfruttamento del lavoro.














